Uno dei periodi più intensamente caratterizzati dall'esplorazione di nuove terre da parte dell'uomo è detta "età delle scoperte" (XV-XVIII secolo), quando gli Europei, per svariate ragioni (scientifiche, militari, religiose, commerciali) salparono verso terre a loro sconosciute, determinando un immenso passo avanti nella produzione cartografica.
Gli Europei mettevano piede per la prima volta in terre che non conoscevano ma che erano ben note ai loro abitanti, a loro volta discendenti di coloro che, molto tempo prima, avevano scoperto quei territori dove avevano creato la loro civiltà. Ogni piccola parte della Terra abitata infatti è stata scoperta dai primi uomini, che nella preistoria si sono spostati in territori dove si sono stabilizzati. Su queste stesse terre sono poi arrivati gli europei che ne ignoravano l'esistenza e che pertanto, dal loro punto di vista, ritenevano di averle "scoperte".
«Gli occidentali hanno curiosamente limitato la storia del mondo raggruppando il poco che sapevano sull'espansione della razza umana intorno ai popoli di Israele, Grecia e Roma. Così facendo hanno ignorato tutti quei viaggiatori ed esploratori che a bordo di navi hanno solcato i mari della Cina, l'oceano Indiano, l'oceano Pacifico e i mari artici, e che in carovane, hanno attraversato le immense distese dell'Asia. In verità la parte più cospicua del globo, con culture diverse da quelle degli antichi Greci e Romani è rimasta sconosciuta a coloro che hanno scritto del loro, piccolo, mondo con la convinzione di scrivere la storia e la geografia del mondo.[2]»
Per i Greci il termine più aderente al concetto di "mondo conosciuto" fu ecumene (dal greco οἰκουμένη, participio medio passivo del verbo οἰκέω, "abitare"), che indicava la porzione di Terra conosciuta e abitata[3].
L'antichità
I Cretesi
«Il primo vero e proprio contributo alle esplorazioni geografiche nell'antichità, ci viene da Creta, la cui popolazione della civiltà minoica attraversò in lungo ed in largo il Mediterraneo, già a partire dal 3000 a.C.[4]»
(Francesco Giunta)
Creta instaurò un fiorente impero marittimo che dal Mar Egeo raggiunse l'Egitto, la Siria, le regioni a nord del Mar Nero. Ai cretesi è legata la prima esplorazione del Mediterraneo occidentale. In Sardegna e nelle Baleari sono state ritrovate monete cretesi. In Sicilia, già Erodoto citava i loro rapporti con i Sicani, in particolare a Camico sede della reggia di Kokalos. dove, racconta lo storico, secondo la leggenda del Minotauro, venne ospitato Dedalo, in fuga da Creta, e Minosse vi fu ucciso.[5]
I rapporti commerciali dei cretesi con l'Egitto sono testimoniati dall'arte figurativa nilotica soprattutto negli affreschi degli ipogei che raffigurano prodotti del commercio cretese e di navi cretesi contro la Siria si servì il faraone Thutmose III.[6]
Alla ricerca di mirra ed incenso fu intrapresa, al tempo del faraone Sahura (V dinastia, XXVIII secolo a.C.), una spedizione marittima che raggiunse il Paese di Punt (poi Corno d'Africa).
Solo molto dopo, con la figlia del faraone Thutmose I, la regina Hatshepsut (XI secolo a.C.), si ripeterono le esplorazioni commerciali nella regione di Punt.[8]
I Fenici
Verso il 1000 a.C., dopo l'invasione dei Dori che determinò la scomparsa della potenza egemone cretese, i Fenici, popolo di mercanti e di navigatori, esplorarono le coste del Mediterraneo e fondarono Gadir (l'attuale città spagnola di Cadice). Secondo una leggenda egizia, ripresa da Erodoto, alcune navi fenice, per ordine del faraone Necao II, realizzarono per primi la circumnavigazione dell'Africa, partendo dal Mar Rosso e giungendo nel Mediterraneo dopo aver attraversato per primi le Colonne d'Ercole.[9]
«E raccontarono anche particolari attendibili per qualcun altro ma non per me, per esempio che nel circumnavigare la Libia si erano trovati il sole sulla destra[10]»
(Erodoto, ibidem)
Oggi è acclarato che, nell'emisfero australe, il sole a mezzogiorno indica il nord, pertanto, navigando da est verso ovest, si trova a dritta. Questa osservazione, peraltro ritenuta inattendibile, riferita dai navigatori dei fenici potrebbe essere una prova della prima circumnavigazione dell'Africa.[11]
I Cartaginesi
L'ammiraglio cartagineseAnnone, costeggiò l'Africa nord-occidentale con cinquanta navi e 30.000 coloni tra uomini e donne, raggiungendo l'attuale Sierra Leone ed il Camerun e fondando numerose colonie.
Nel 450 a.C.Imilcone, originario probabilmente della colonia di Gadir (nei pressi di Tartesso), costeggiò l'Hispania e la Gallia raggiungendo la costa meridionale della Britannia. Il rinvenimento di monetazione cartaginese risalente al 300 a.C. presso l'isola di Corvo nelle Azzorre farebbe propendere per una presenza punica.
Secondo Erodoto, Scilace di Cariànda (città della Caria), navigatore, geografo e cartografo greco antico che visse tra il VI e il V secolo a.C., esplorò tra il 519 a.C. e il 516 a.C., per conto del re persiano Dario I, le foci dell'Indo. Raggiunto l'Oceano Indiano, navigò verso ovest: costeggiò l'Hadramawt, esplorò le coste della Penisola Arabica, attraversò poi il Mar Rosso e giunse quindi al fiume Nilo che discese fino alla foce arrivando fino in Egitto[13].
Si iniziarono inoltre le prime esplorazioni anche verso nord con il greco Pitea della colonia greca di Massalia (l'odierna Marsiglia), che viaggiò dal 325 a.C.[14] circumnavigando la Gran Bretagna e raggiungendo la Norvegia con le Orcadi, le Shetland e le Isole Fær Øer. Pitea descrive anche la mitica Thule come un'isola di fuoco e ghiaccio, fertile e popolata, in cui il sole non tramonta mai (forse l'Islanda?), posta ad appena sei giorni di navigazione a nord dall'attuale Gran Bretagna.
Ai geografi greci, tra cui Eratostene, al quale si deve il nome Geografia e l'uso delle coordinate geografiche (latitudine e longitudine, ed Ipparco di Nicea, che diffuse metodi astronomici per il calcolo delle longitudini), risalgono i primi tentativi di disegnare carte geografiche dove il mondo da loro conosciuto era rappresentato come piatto. Venivano raffigurati il Mediterraneo con la parte settentrionale dell'Africa, l'Europa fino all'attuale Germania e l'Asia che terminava est con l'India.
Quattro i fiumi principali che univano i tre continenti: il Danubio, il Nilo, il Tigri e l'Eufrate. L'estremo Nord-Ovest era descritto, soprattutto da parte di Ecateo di Mileto, come un mitico luogo abitato dagli Iperborei.
Secondo alcuni studiosi, tra i quali l'americana Henriette Mertz ed Enrico Mattievich, docente di fisica presso l'università di Rio de Janeiro, vi sarebbero evidenze dell'arrivo di navi greche addirittura nelle Americhe.[senza fonte]
Alessandro Magno
La spedizione militare di Alessandro Magno contribuì moltissimo ad ampliare i ristretti confini dell'ecumene scoperti dei greci. Si ebbe infatti una conoscenza più approfondita di un vastissimo territorio dell'Asia, ad oriente della Mesopotamia, che arrivava fino all'India.
Le conquiste romane del I secolo consentono di esplorare terre sconosciute e aree interne di territori di cui i Greci conoscevano solo le coste. I Romani diedero un contributo fondamentale alla conoscenza di regioni come la Gallia, la Spagna, la Germania. Giulio Cesare parlerà per la prima volta dell'isola della Britannia (attuale Inghilterra) che poi l'imperatoreClaudio conquisterà.
Età Repubblicana
Nel 169 a.C., il greco Cratete di Mallo diffuse a Roma la conoscenza della Terra come composta da quattro continenti.[15]
Fondamentali furono le esplorazioni geografiche compiute, in età augustea da Strabone, il primo cultore di geografia che effettuò di persona la ricognizione dei luoghi che poi descrisse nel suo testo più noto di ben 17 tomi giunto sino a noi:
«[...] dall'Armenia verso occidente, fino alla Tirrenia di fronte alla Sardegna, e dal Ponto Eusino verso sud fino ai confini dell'Etiopia. Né può trovarsi altra persona, tra chi abbia scritto di geografia, che abbia viaggiato per distanze più lunghe di quanto io stesso non abbia fatto»
Strabone viaggiò anche con il prefetto imperiale Gaio Elio Gallo di cui descrive l'arrivo in quella regione della penisola arabica allora nota come Arabia Felix, a Ma'rib capitale del Regno di Saba famosa per la sua diga.
Il più antico trattato di geografia della letteratura latina, è l'opera De Chorographia ("Descrizione dei luoghi") di Pomponio Mela che per la prima volta cita le isole di Capo Verde chiamate le isole "Gorgades".
Con Nerone si diede impulso nuovamente all'esplorazione dell'Africa, in particolare delle aree più interne, con la spedizione romana alle sorgenti del Nilo da lui voluta. La necessità di approfondire la conoscenza di questi territori africani nasceva dal procurarsi sempre più schiavi e animali esotici per i giochi del circo. Altro prodotto di lusso molto ricercato era la seta, che attraverso l'intermediazione dei Parti raggiungeva l'Impero Romano attraverso la Via della seta, e di cui peraltro si ignorava l'origine e la provenienza.
«I Seri sono famosi per la sostanza lanosa che si ottiene dalle loro foreste. Dopo un'immersione nell'acqua essi pettinano via la peluria bianca dalle foglie...»
Sulla scorta dei precedenti lavori di Marino di Tiro, che aveva realizzato una carta geografica dell'Ecumene il cui limite occidentale erano le Isole Fortunate e come limite settentrionale Thule, Claudio Tolomeo, scrisse nel II secolo l'Introduzione geografica dove identificava le Isole Fortunate con le Canarie. Il suo fu considerato un testo base per le conoscenze geografiche nei secoli successivi tanto che Plinio il Vecchio ne dedusse l'esistenza reale delle Isole Fortunate.
Pausania il Periegeta che esplorò la Grecia, la Macedonia, l'Italia, l'Asia e l'Africa, fu noto, dal 117 al 180 d.C., a Roma per la sua opera Periegesi della Grecia, in dieci libri, che si presenta come il testo di un esploratore moderno con descrizioni molto dettagliate del suo itinerario e la lista dei siti e delle località realmente esplorate. Unica eccezione è la descrizione, nel capitolo XXIII, delle Isole Satyrides (Isole dei satiri) che egli descrive situate nell'Oceano Atlantico ed abitate da indigeni dalla pelle rossa con una lunga coda da satiro[19].
Tra il I secolo ed il III secolo d.C. l'Impero Romano aveva già stabilito costanti rapporti commerciali con l'India, l'Africa Orientale e la Cina[20], come evidenziato dal testo Periplus Maris Erythraei, opera forse di un mercante egiziano di lingua greca, che cita, tra gli altri, il fiume Gange, il porto di Berenice ed il Golfo Persico.
Altra fonte significativa dell'esplorazione romana è la Tavola Peutingeriana che riporta raffigurazioni dell'Impero romano, del Vicino Oriente e dell'India con il Gange e lo Sri Lanka (Insula Taprobane).[21]
Rilievo storico significativo è dato dall'Itinerario antonino (Itinerarium Antonini Augusti) di cui ci è pervenuta solo una copia dell'epoca di Diocleziano (IV sec. d.C.). Nonostante il titolo, il testo non è in relazione con l'imperatore Antonino Pio, bensì con Marco Aurelio Antonino, più noto come Caracalla, che ne ordinò la redazione. L'opera costituisce, di fatto, la prima mappa stradale dell'Europa Occidentale, in quanto riporta le stazioni di posta (mansio) gestite dal governo romano e la distanza in miglia tra le località collegate dalle vie consolari.
Rotte marittime del Periplus Maris Erythraei
Porti del Mar Rosso descritti dal Periplus Maris Erythraei
Nel Medioevo le esplorazioni geografiche subirono una battuta d'arresto e le conoscenze si limitarono a quelle antiche e in alcuni punti, addirittura regredirono. Le eccezioni sono costituite dai viaggi effettuati da missionari cristiani verso le regioni di provenienza dei barbari o comunque esterne al limes dell'Impero Romano.
L'Irlanda, già nota ai romani con il nome di Hibernia, fu oggetto, tra il 374 ed il 466, dei viaggi di San Patrizio che la evangelizzò.
Partendo dall'Irlanda il monaco Brendano di Clonfert, noto anche come Brendano il Navigatore, si suppone che abbia visitato le Fær Øer in due o tre occasioni (512-530), nominando due delle isole Sheep Island e Paradise Island of Birds. A partire dal 565 Brendano navigò verso nord forse raggiungendo l'Islanda[22] alla ricerca della mitica Isola dei Beati, o di Thule. Il resoconto, immaginifico, che ci è giunto con il titolo di La navigazione di San Brandano, ha contribuito ad accrescere le leggende geografiche su Thule, tra cui la più nota è quella riferita da Antonio Diogene[23]. Unico riscontro veritiero appare il rinvenimento plurimo (nel 1905, 1923, 1933, 1966, 1991, 1993) in alcune aree dell'Islanda meridionale di monete romane con datazione tra il II e il III secolo, conservate al Museo Nazionale d'Islanda di Reykjavík, che secondo l'archeologo Kristján Eldjárn attesterebbero la frequentazione romana dell'Islanda.
Il viaggio in Terra santa dei pellegrini cristiani mirava invece non alla conoscenza di nuove terre, ma alla ricerca delle testimonianze materiali della Bibbia e del Vangelo, nonché a un aggiornamento delle conoscenze geografiche di quei luoghi. Già nel 333 d.C. un anonimo viaggiatore proveniente da Burdigala (Bordeaux) scrisse l'Itinerarium Burdigalense, noto anche come Itinerarium Hierosolymitanum, che è il più antico racconto di viaggi con un itinerario cristiano.
Tra il 381 ed il 384 d.C., la personalità più nota tra i pellegrini cristiani fu quella di Egeria, badessa di Aquitania ed autrice della Peregrinatio Aetheriae, (Il pellegrinaggio di Eteria) dove sono descritti l'Egitto, il Sinai, la Siria, la Mesopotamia fino alla città di Edessa.
Anche alcuni mercanti continuarono ad intrattenere rapporti commerciali con l'Asia e l'Africa, tra essi: Cosma Indicopleuste, mercante siriano del VI secolo d.C. che fu navigatore dell'Oceano Indiano e autore di un trattato, Topografia cristiana, che contiene 123 carte geografiche dei luoghi da lui esplorati, e Meshullam da Volterra (più noto come Buonaventura da Volterra).
«Il valore di questi viaggi è relativo ai fini delle esplorazioni geografiche, ma esso è notevole se teniamo conto che la via dei pellegrini è l'unico filo che, in secoli molto tormentati, tiene vivo il legame tra Europa Occidentale ed il Medio Oriente.[24]»
(Francesco Giunta)
Dopo l'Anno Mille un risvegliato interesse culturale portò diversi viaggiatori e geografi europei ad intraprendere nuovi viaggi in Asia; alcuni si spinsero anche oltre il mondo arabo raggiungendo la Mongolia e la Cina; tra essi Beniamino di Tudela che dalla Spagna, nel 1165, raggiunse l'Arabia Felix.
Su ordine di papa Innocenzo IV, a partire dal 1245, diversi religiosi furono inviati in oriente in missione diplomatica o come missionari. Si segnalano, tra gli altri, Lorenzo di Portogallo, che partì da Lione nel 1245; nello stesso anno partì anche Giovanni da Pian del Carpine assieme al suo compagno Benedetto Polacco, che raggiunse Karakorum come legato papale presso i Tatari, consegnando alcune bolle papali al Gran Khan dell'Impero mongoloGüyük Khan.[25][26]. Altro inviato quale ambasciatore fu Ascelino di Lombardia, che raggiunse la capitale mongola nel 1247, nello stesso anno in cui vi pervenne il diplomatico francese André de Longjumeau.
Anni dopo, Guglielmo di Rubruck nel 1253 arrivò a sua volta a Karakorum e redasse un resoconto, l' Itinerarium fratris Willielmi de Rubruquis de ordine fratrum Minorum, Galli, Anno gratia 1253 ad partes Orientales, che è spesso considerato il primo trattato scientifico sull'Asia centrale. Gli inviati papali continuarono a raggiungere l'Estremo Oriente: tra essi Riccoldo da Monte di Croce, che ci ha lasciato una ricca documentazione, il Liber Peregrinacionis o Itinerarius (scritto tra il 1288 e il 1291), in cui, tra l'altro, descrive la Cilicia ed il suo porto Lajazzo, da cui raggiunse Tabriz, Erzerum, ed il monte Ararat nel nord della Persia.
Finalità più prettamente religiose ebbero i viaggi di Giovanni da Montecorvino, che raggiunse Khanbaliq (Pechino) nel 1299 e vi costruì la prima chiesa cattolica in Cina (di cui divenne arcivescovo nel 1309),[27] ed infine il francescano Odorico da Pordenone, che intorno al 1314 attraversò il Mar Nero e, passando da Trebisonda, Erzurum e Homs, raggiunse Bagdad. Continuò il suo viaggio per mare partendo dal porto di Hormuz, quindi raggiunse Bombay, l'isola di Ceylon, Sumatra, Giava, sbarcando infine a Canton, da cui raggiunse per via di terra Pechino, ove fu ricevuto dall'imperatore Yesün Temür Khan. Il suo apostolato, svolto a partire dal 1322 fu tanto efficace da renderlo noto come "Apostolo dei Cinesi". Durante il viaggio di ritorno raggiunse (primo europeo) la capitale del Tibet, Lhasa. Nel 1338 Giovanni de' Marignolli fu inviato in Cina per sostituire nella carica di arcivescovo il defunto Giovanni da Montecorvino; raggiunta Pechino nel 1342, fu ricevuto da Toghon Temür ed accreditato presso la comunità cristiana; rimase in Cina sino al 1346 quando ritornò ad Avignone latore di una lettera del Khan mongolo indirizzata al papa Innocenzo VI.
[28]
Gli Arabi compirono importanti viaggi verso l'Asia centrale, la Cina, l'India, importando da quelle civiltà importanti cognizioni in molti campi del sapere. Fondamentali per la Cosmografia furono gli scritti di Zakariyya al-Qazwini famoso anche per il dizionario geografico "Monumenti dei luoghi e storia dei servi di Dio".
Grazie all'opera dei geografi di cultura araba Ibn al-Faqih al-Hamadani, Al-Muqaddasi, Abu ʿUbayd al-Bakri e di Abū l-Qāsim ʿUbayd Allāh b. Khordādbeh, ci è pervenuto il Kitāb al-masālik wa l-mamālik (Libro delle strade e dei reami), da cui risulta che nel periodo compreso tra l'846 ed il 1084 la maggior parte delle conoscenze geografiche era dovuta all'intenso commercio tra Occidente ed Oriente svolto dai Radanitimercantiebrei dell'Alto Medioevo che sembra abbiano svolto un ruolo fondamentale negli scambi mercantili di prodotti rari e di lusso tra il mondo cristiano e quello musulmano, specialmente nel IX secolo dell'era cristiana.[30].
Tra i viaggiatori, oltre a Yaqut, Ibn Hawqal, Ibrahim ibn Ya'qub, Ibn Jubayr, al-Himyari, vi fu lo storico Ibn Khaldun che, nel 1401, in qualità di ambasciatore presso la corte di Tamerlano, riportò descrizioni dell'Impero timuride in Asia Centrale ed in Persia orientale. Rilievo antropologico assume il manoscritto datato 922 d.C. redatto da Ahmad ibn Fadlan, quale resoconto del suo viaggio in missione diplomatica per conto del califfo abbaside di Baghdad, al-Muqtadir, presso il re bulgaro del VolgaAlmış, riportando notizie sulla presenza dei vichinghi che già allora erano penetrati nel bacino del fiume Volga. Assistette tra l'altro alla cerimonia funebre di un capo vichingo descrivendo per la prima volta il rituale del suo seppellimento con l'intera nave messa alle fiamme.[31]
Itinerario dei viaggi di Ibn Battuta dal 1325 al 1332.
Itinerario dei viaggi di Ibn Battuta dal 1332 al 1346.
Itinerario dei viaggi di Ibn Battuta dal 1349 al 1354.
Altrettanto degno di menzione è il viaggiatore arabo Muhammad al-Idrisi (noto anche come Idrīsī, Edrisi, El Edrisi). Dopo aver viaggiato in Anatolia, Grecia, Creta, Rodi, Portogallo, i Pirenei, la costa atlantica francese, l'Ungheria, la Finlandia, e York in Inghilterra, nel 1145 si stabilì a Palermo presso la corte normanna del re Ruggero II dove pubblicò una raccolta di osservazioni sui viaggi che aveva compiuti dal titolo :Kitāb nuzhat al-mushtāq fī ikhtirāq al-āfāq, chiamato Il libro di Ruggero (Kitāb Rugiār o Kitāb Rugiārī) con una rappresentazione cartografica del mondo alla fine del 1154 nota come Tabula Rogeriana.
Il repertorio delle informazioni contenute è notevolissimo, i toponimi elencati sono quasi cinquemila. La regione descritta più dettagliatamente e con precisione, visto il committente, è la Sicilia, il testo diventa meno dettagliato, e con più stereotipi e minore esattezza nella descrizione geografica.[32]
Nei suoi scritti narra che alcuni viaggiatori arabi, partiti da Lisbona, avessero attraversato l'Oceano Atlantico raggiungendo delle isole i cui abitanti avevano la pelle rossa:
«I navigatori hanno visto lì le persone con la pelle rossa; non avevano molti peli sul loro corpo, i capelli del loro capo erano dritti, ed erano di statura alta. Le loro donne erano di una bellezza straordinaria.»
(Mohammed Hamidullah (Winter 1968). "Muslim Discovery of America before Columbus", Journal of the Muslim Students' Association of the United States and Canada 4 (2): 7–9)
I Vichinghi
A partire dal X secolo, durante il periodo di inusuale clima relativamente caldo, nella regione del nord Atlantico, durato circa 500 anni dal IX al XIV secolo (periodo caldo medievale), per la prima volta casualmente i Vichinghi (noti anche come Norreni) con il navigatore scandinavo Naddoddr toccarono l'Islanda, poi con il navigatore Hrafna-Flóki Vilgerðarson cominciò la colonizzazione, dai resti rinvenuti risulta che probabilmente l'isola fosse stata abitata da monaci irlandesi Papar. I Vichinghi, partendo dall'Islanda, raggiunsero nel 985 con Erik il Rosso la Groenlandia fondandovi una prospera colonia tanto importante che nel 1112 nella città di Garðar si costituì la sede vescovile con Erik Gnupsson nominato da Papa Pasquale II.
A partire dal 1100 la Groenlandia era stata scoperta e colonizzata anche dagli Inuit, con un loro sottogruppo noto come popolazione di Thule che arrivò in Groenlandia intorno al XIII secolo, presso la cittadina di Qaanaaq.
I Vichinghi stanziati in Groenlandia chiamarono "Skræling", barbari, le popolazioni preesistenti dei Dorset e un sottogruppo della popolazione di Thule. Quando il viaggiatore islandese Bjarni Herjólfsson nel 986 scoprì Terranova (che chiamò Vinland) e il Labrador (che chiamò Markland) chiamò allo stesso modo "barbari" gli abitanti del Nord America probabili antenati dei Beothuk.
Nel 996 Leif Ericson figlio di Erik il Rosso, raggiunse l'Isola Baffin, che chiamò Helluland), e fondò un insediamento vichingo presso L'Anse aux Meadows a Terranova di cui ancora oggi esistono resti archeologici.
Non insignificante fu la conoscenza che i Vichinghi ebbero della regione della Sarmazia, che esplorarono dapprima risalendo i fiumi che sfociavano nel Mar Baltico, stabilendosi sul lago Ladoga dove fondarono la città di Aldeigjuborg, e quindi, navigando il fiume Dnepr si diressero verso il Mar Nero. In questo modo costituirono la Via variago-greca in direzione di Bisanzio che permetteva di unire con una rete di scambi commerciali la Scandinavia e l'Impero bizantino. In particolare la via attraverso il Mar Caspio raggiungeva il Califfato degli Abbasidi presso la città di Abaskun, l'Emirato dei Samanidi, e anche la città di Khiva in Uzbekistan. Tra l'VIII ed il IX secolo gli insediamenti norreni erano così estesi da formare il Khaganato di Rus'.
Principali ambiti della colonizzazione Variaga (1054-1132)
Mappa delle rotte dei Variaghi. In viola la via variago-greca, in rosso quella del Volga che attraversava il Mar Caspio, in arancione le altre vie.
La mappa mostra gli insediamenti Variaghi o Rus' (in rosso) e le tribù slave (in grigio), metà del IX secolo dC. L'area d'influenza dei Cazari è indicata con la linea blu
I fratelli genovesi Ugolino e Vadino Vivaldi (XIII secolo), che tentarono un'esplorazione marittima nell'Oceano Atlantico della quale non si ebbe più notizia. I mercanti italiani tentavano infatti di raggiungere la Cina attraverso vie alternative, per evitare il passaggio delle merci nei paesi arabi che ne causava un aumento dei prezzi.
Marco Polo (1254–1324), il cui intento ebbe invece successo: il lungo viaggio intrapreso dal veneziano fra il 1271 e il 1295 gli permise di raggiungere la Cina via terra, percorrendo la cosiddetta via della seta. Partito insieme al padre Niccolò e allo zio Matteo, giunto in Cina, ottenne i favori del Kubilai Khan, divenendone consigliere e successivamente ambasciatore. Mentre tornava a Venezia per mare, catturato e fatto prigioniero dalle navi genovesi, raccontò i suoi viaggi che furono trascritti ne Il Milione, un'opera che contribuì a far conoscere agli europei le regioni centrali e orientali dell'Asia. Le sue descrizioni hanno ispirato Cristoforo Colombo[34] e contribuito alla creazione della mappa di fra Mauro[35].
Ciriaco d'Ancona (1391–1452), che esplorò i paesi del Mediterraneo orientale alla ricerca di testimonianze del passato; riscoprì il Partenone, l'oracolo di Delfi e le Piramidi. Era perciò detto dai suoi stessi contemporanei pater antiquitatis, e oggi è considerato il fondatore dell'archeologia[36].
La caduta di Costantinopoli nel 1453, determinò il passaggio ai Turchi del controllo delle preziose merci che giungevano in Europa dall'Asia. Fu quindi obbligatoria l'esigenza di trovare vie alternative per giungere in India e in Cina.
Il mondo geografico si divise in due scuole di pensiero: una, definita tolemaica, era convinta che l'unica via alternativa fosse la ricerca di un passaggio o a nord dell'Europa o circumnavigando l'Africa, un'altra detta oceanica, guidata dal geografo fiorentinoPaolo Toscanelli sosteneva che la Terra fosse sferica e si potesse raggiungere l'India tramite l'Oceano Atlantico.
Le innovazioni e i fondamentali progressi nella navigazione e nella cartografia permisero le grandi esplorazioni compiute nel Quattrocento da spagnoli e in particolare dai portoghesi, cui va, anche il merito di avere identificato la costellazione della Croce del Sud come stella di riferimento per la navigazione nel mare australe, al posto della Stella Polare, i portoghesi, inoltre, trassero vantaggio dalla particolare tecnica di navigazione in alto mare, la cosiddetta volta do mar, messa a punto originariamente per l'attraversamento dell'Atlantico settentrionale.
Nel 1487Bartolomeo Diaz, doppiò Capo di Buona Speranza, l'impresa fu il prodromo di quella di Vasco da Gama, che partendo l'8 luglio 1497 da Lisbona (con tre navi armate dalla casa mercantile fiorentina, di Girolamo Sernigi che viveva a Lisbona e redasse la relazione del viaggio al ritorno di Vasco)[40], doppiò il Capo di Buona Speranza, raggiunse le coste del Natal (da lui così chiamato avendole raggiunte il giorno di Natale del 1497), oltrepassò il Canale di Monzabico fino ai porti di Mombasa e di Malindi e il 24 maggio 1498 sbarca a Calicut, nel Malabar, sulla costa sud-occidentale dell'India. I mercanti arabi convinsero il rajà a non accordare protezione a quello che appariva come un pericoloso concorrente, ma l'impresa di Vasco da Gama segnò un punto fondamentale per la costituzione dell'Impero portoghese in Africa ed in Asia.
Essenziali furono poi gli scali non di cabotaggio dell'Africa verso l'Asia, nel 1502 furono scoperte ad opera del navigatore portoghese João da Nova, le isole di Ascensione e di Sant'Elena ( di quest'ultima, per quasi un secolo la posizione venne mantenuta segreta, cosicché i primi residenti furono tutti di origine portoghese). Nel 1506 il navigatore Tristão da Cunha, sulla rotta per il Capo di Buona Speranza avvistò un'isola cui diede il suo nome Ilha de Tristão da Cunha.[41]
La superiorità tecnologica delle armi dei portoghesi permise loro di sconfiggere i potentati arabi che si erano insediati nella costa della Tanzania sin dal IX secolo, furono conquistate le isole di Kilwa Kisiwani( di cui era nota l'esistenza essendo stata visitata da Ibn Battuta), e l'arcipelago di Zanzibar già nell'agosto del 1505, sempre nel 1505 fu occupata la città marittima di Kannur sulla costa est dell'India. Ad opera dell'ammiraglio Alfonso de Albuquerque nel 1510 fu conquistata la città di Goa sulla costa ovest dell'India, le sue imprese militari lo portarono all'occupazione della Malacca nel 1511, e dell'isola di Timor nel 1512, conquistò nel 1515 lo scalo commerciale di Hormuz, riuscì a porre delle basi portoghesi perfino nella penisola arabica: Khawr Fakkān nel golfo di Oman, e Dibā nella penisola di Musandam. Ebbe così inizio l'interdizione del secolare commercio arabo agevolata dalla costruzione di una catena di forti marittimi ed approdi che fu il fulcro della penetrazione portoghese in Asia, e che culminò con il possedimento di Macao nel 1552.[42]
Infine, dopo il Trattato di Tordesillas il Portogallo con Pedro Álvares Cabral nel 1500 raggiunse la costa del Brasile.
L'impresa più celebre e significativa fu quella compiuta da Cristoforo Colombo che il 12 ottobre 1492 raggiunse il continente americano, segnando una vera e propria svolta nella storia universale, tanto da costituire per molti storici l'inizio dell'età moderna. Pietro Martire d'Anghiera, nella sua opera "De Orbe Novo", descrisse il primo contatto fra gli Europei e i nativi americani.
Gli abitanti del Pacifico erano grandi navigatori e, pur non possedendo la bussola, utilizzavano le stelle per conoscere la propria posizione. Presso la British Library di Londra, l'Übersee-Museum di Brema, lo Staatliches Museum für Völkerkunde di Monaco di Baviera, sono esposte le rappresentazioni dell'Oceano Pacifico come una "mappa nautica" redatta dagli abitanti delle Isole Marshall con ramoscelli intrecciati (che rappresentano le linee d'onda) e conchiglie (che rappresentano le isole). Non ci sono misure di alcun tipo, e la dimensione della rappresentazione è all'incirca quanto un vassoio, mentre lo spessore dei ramoscelli indicava la tipologia delle linee d'onda che prendevano il nome di: Rilib, Kaelib, Bungdockerik, Bundockeing.[43][44][45]
Leggendaria, e non comprovata, resta l'esplorazione del Pacifico da parte delle popolazioni Inca pur se le imprese del Kon-Tiki pilotato dallo scrittore ed esploratore norvegese Thor Heyerdahl, con l'imbarcazione costruita con i metodi dell'Archeologia sperimentale, sembrano prospettare tale possibilità. Altrettanto non comprovata è la possibile esplorazione da parte dell'ammiraglio cinese Zheng He, che secondo le Congetture del 1421 e del 1434 avrebbe addirittura scoperto l'Australia, la Nuova Zelanda, le Americhe, l'Antartico, la costa settentrionale della Groenlandia ed il Passaggio a nord-est; né maggiore veridicità comporta l'ipotesi che l'esploratore italiano Niccolò de' Conti abbia effettuato i suoi viaggi contemporaneamente e nelle stesse aree delle spedizioni cinesi dell'Ammiraglio Zheng He. Anche se i suoi resoconti sono contemporanei e abbastanza concordanti con quelli degli scrittori cinesi che erano sulle navi di Zheng He, come Ma Huan (che scrisse nel 1433) e Fei Xin (che scrisse attorno al 1436).
[46][47]
Il primo europeo che riportò notizie sul Pacifico fu nel 1513 lo spagnolo Vasco Núñez de Balboa, un conquistador che dopo aver attraversato l'Istmo di Darién (Panama), prese possesso del «Grande Mar del Sur» a nome del re di Spagna, Ferdinando II d'Aragona.
Alla fine del Cinquecento la conoscenza del mondo si era ulteriormente dilatata, si conoscevano abbastanza bene i contorni dell'Africa, dell'America, dell'Asia meridionale, mentre erano completamente sconosciute l'Australia, l'Antartide e l'Artide a eccezione della Groenlandia.
Le conseguenze culturali, morali e religiose delle esplorazioni portoghesi e spagnole
Pagine di ammirazione dedica Francesco Guicciardini ai viaggi per mare di Spagnoli e Portoghesi audaci protagonisti di una navigazione condotta
«per mari al tutto incogniti, sotto altri cieli, con altri strumenti[48]»
Lo storico mette innanzitutto in risalto come per queste eccezionali scoperte geografiche Venezia perse a vantaggio dei "Portogallesi" il monopolio del commercio delle spezie avviandosi così verso la decadenza economica e politica. Inoltre, avverte Guicciardini, ci si è compiaciuti nel constatare la mitezza d'animo e la semplicità del modo di vivere degli abitanti di queste lontane terre:
««...felici per il sito del cielo, per la fertilità della terra e perché quasi tutti gli abitatori semplicissimi di costumi e contenti di quel che produce la benignità della natura, non sono tormentati né da avarizia, né da ambizione...» ma non si dimentichi che proprio questa ignoranza di scienza, di armi, di arte di guerra li ha resi «non altrimenti che animali mansueti, facilissima preda di chiunque li assalta.»[49]»
Da ultimo il nostro maggiore storico del Cinquecento coglie la più significativa conseguenza delle scoperte geografiche:
«Per queste navigazioni si è manifestato essersi nella cognizione della terra ingannati in molte cose gli antichi: passarsi oltre alla linea equinoziale; abitarsi sotto la torrida zona; come medesimamente, contro l'opinione loro, si è per navigazione d'altri compreso , abitarsi sotto le zone contigue ai poli, sotto le quali affermano non potersi abitare per i freddi immoderati rispetto al sito del cielo tanto remoto dal corso del sole... [ma questa navigazione ha dato] qualche ansietà agli interpreti della Scrittura sacra, soliti a interpretare che quel versicolo del salmo, che contiene che in tutta la terra uscì il suono loro, e nei confini del mondo le parole loro, significasse che la fede di Cristo fosse per la bocca degli Apostoli penetrata per tutto il mondo.[50]»
Questi viaggi hanno dunque ampliato enormemente non solo gli orizzonti geografici ma anche quelli culturali degli europei che scoprono che le terre americane non hanno conosciuto la predicazione evangelica come erroneamente avevano affermato le Sacre scritture.
Si sviluppa a questo punto un dibattito sul piano religioso e culturale:
«Già la stessa esistenza della popolazione americana su terre così lontane da ogni continente conosciuto faceva sorgere la questione di spiegarne l'origine e il passaggio sul Nuovo Mondo in maniera conforme al racconto della Genesi e alle vicende del Diluvio. D'altra parte le scoperte rimettevano in discussione quella che fino al XV secolo era stata una convinzione unanime dei teologi medioevali: che cioè non esistesse alcun paese al mondo in cui il Vangelo non fosse stato predicato... [Si trattava di stabilire] quali possibilità di salvezza avesse l'uomo virtuoso rimasto nell'ignoranza della religione.[51].»
Per ottenere la salvezza era cioè necessaria, conformemente alla teologia medioevale, la conoscenza diretta delle Sacre Scritture, oppure anche i popoli, non per loro colpa o volontà, rimasti estranei alla Chiesa, avrebbero potuto conseguirla, sia pure per un intervento diretto dell'Onnipotente, per un'azione divina della quale, d'altra parte, non si conoscevano la natura e le forme?
«Tuttavia, attraverso la molteplicità delle tesi dibattute, nel corso di tutto il secolo si giunse nella sostanza ...all'ammissione cioè che le condizioni indispensabili per la salvezza sono dovunque realizzabili nel mondo, sia pure non con i soli mezzi naturali dell'uomo ma attraverso una sorta di assistenza divina ... [Si rompeva così] il duro cerchio esclusivistico del cristianesimo occidentale del Medioevo per giungere a una concezione più universalmente umana, più capace di accogliere nella fraternità cristiana anche i popoli delle nuove terre e di tutto il mondo.[52]»»
Il che voleva dire affermare la fondamentale uguaglianza di tutti gli uomini e di tutte le nazioni così come avrebbe sostenuto il frate Bartolomé de Las Casas che difendendo l'indigeno americano difendeva l'uomo in quanto tale. Conclusione questa a cui si giungeva non solo per questioni teologiche ma per motivi morali che spingevano la coscienza degli europei a rifiutare lo sterminio a cui erano condannati gli Indios soggetti ai coloni spagnoli e portoghesi che giustificavano gli orrori perpetrati nelle terre americane contrapponendo il loro concetto di civiltà nei confronti di quei popoli, definiti barbari, che non sono uomini ma «omuncoli, servi per natura» come dichiarava l'aristotelico Juan Ginés de Sepúlveda[53] poiché presso di essi non esistevano leggi scritte, si erano fatti sbaragliare da un piccolo numero di spagnoli, i loro sovrani venivano riconosciuti non per diritto ereditario ma per suffragio popolare. Questi dunque gli elementi per classificare un popolo come "barbaro" ma come osservava in una pagina dei suoi SaggiMichel de Montaigne, il moralista francese del XVI secolo, il progenitore della visione idilliaca del "buon selvaggio", che tanta fortuna ebbe nell'Illuminismo settecentesco,
«...ognuno chiama barbarie quello che non è nei suoi usi...Sembra infatti che noi non abbiamo altro punto di riferimento per la verità e la ragione che l'esempio e l'idea delle opinioni e degli usi del paese in cui siamo. Ivi è sempre la perfetta religione, il perfetto governo, l’uso perfetto e compiuto di ogni cosa»[54]»
La conversione dei popoli barbari
Nella seconda (Inter Caetera) delle cinque bolle promulgate nel maggio del 1493 dal papa aragonese Alessandro VI, appena un anno dopo il viaggio di Cristoforo Colombo[55] si riprendeva il principio che aveva giustificato le conquiste di Carlo Magno (742-814) sterminatore dei Sassoni pagani e le guerre sante delle Crociate (XI-XIII secolo): «che la fede cattolica, la religione cristiana sia esaltata e si diffonda in ogni luogo e che si procuri la salvezza delle anime e che i popoli barbari siano vinti e condotti alla fede»[56] per cui si sanciva il possesso esclusivo delle terre americane agli spagnoli sulla base del comune convincimento e della tradizione giuridica medioevale che si rifaceva alla presunta donazione di Costantino (Constitum Costantini)[57] per la quale il papa era il titolare della sovranità non solo spirituale ma anche temporale sul mondo intero. Le terre dei pagani infatti erano ritenute una res nullius (cosa di nessuno) religiosa tale che in assenza di un proprietario legittimo erano da considerare nel pieno possesso della Santa Sede che attraverso il Papa poteva trasmetterle in proprietà a qualunque potenza da lui scelta che s'impegnasse nell'opera di conquista e conversione annessa. «...Per l'autorità di Dio onnipotente a noi concessa nella persona di San Pietro e per quella di vicario di Gesù Cristo che ricopriamo sulla Terra» il papa Alessandro VI assegnava «libera e completa potestà, autorità e giurisdizione, su tutte le isole e terre trovate e da trovare scoperte e da scoprire»[58] ad ovest di una linea di demarcazione (raja) a cento leghe dalle isole Azzorre e Capo Verde. Il papa spartiva il Nuovo mondo con un tratto di penna: l'emisfero occidentale agli Spagnoli, quello orientale ai Portoghesi[59].
Un fenomeno, secondo alcuni storici connesso alle scoperte geografiche dell'età moderna fu la cosiddetta "rivoluzione dei prezzi". Sostenitori di questa teoria sono stati Jean Bodin (1529–1596)[60], Fernand Braudel ( «Non è più possibile alcun dubbio sull'effetto drastico ch'ebbero gli arrivi d'oro e d'argento dal Nuovo Mondo: d'altro canto, la dimostrazione perentoria ne è stata fornita dall'economista americano Earl J. Hamilton, in uno dei primi suoi articoli eruditi, e resta inattaccabile: tra la curva degli arrivi di metalli preziosi d'America e quella dei prezzi durante il secolo XVI, è così evidente la coincidenza che un nesso fisico, meccanico sembra unirle ì'una all'altra.»[61]) e Franco Borlandi[62]. Tesi questa rimessa in discussione in tempi più recenti, in particolare in Italia, da Carlo M. Cipolla[63]
Nel corso della prima metà del XVI secolo, si verificò in Europa un progressivo aumento, non contingente ma di lunga durata, dei prezzi di quasi tutti i prodotti, a partire da quei beni di prima necessità (il grano, l'orzo e la segale) che nelle società dell'epoca erano determinanti per l'andamento dei prezzi delle altre merci. La concomitanza di questo fenomeno economico con l'arrivo massiccio di oro e di argento dalle Americhe, fece pensare agli studiosi dell'epoca che fosse dovuta a un processo inflativo: sarebbe cioè stato l'aumento improvviso della quantità di metalli preziosi disponibili a provocare una riduzione del valore delle monete e, di conseguenza, il rialzo dei prezzi.[60].
Negli anni cinquanta, tuttavia, questa teoria monetarista fu criticata in base alla convinzione che il fenomeno fosse in realtà ben più complesso. Il rialzo, infatti, aveva riguardato soprattutto i beni di consumo essenziali, quelli alimentari: i più richiesti da una popolazione in espansione. Dunque, i rincari cinquecenteschi andavano attribuiti proprio all'aumento demografico ed al conseguente squilibrio tra una domanda in continua crescita ed una produzione agricola incapace di far fronte alle richieste[64]
Qualunque fosse la causa certo è che questo aumento dei prezzi si verificò per prima in Spagna, dove per l'enorme afflusso di metalli preziosi nel corso di un secolo i prezzi delle merci aumentarono di quattro volte. Dalla Spagna l'aumento dei prezzi si estese in proporzioni diverse, in genere raddoppiando, in Francia, in Inghilterra e in Germania. Da questo fenomeno finanziario ne derivò la decadenza economica della grande feudalità laica ed ecclesiastica. Infatti si avvantaggiarono i proprietari terrieri che gestivano direttamente le loro terre e che seppero approfittare delle migliori condizioni di vendita dei loro prodotti e quei proprietari affittuari di terre che aumentarono la rendite in proporzione ai maggior profitti derivati dalla vendita a prezzi crescenti dei prodotti agricoli. Le perdite maggiori le subirono i grandi proprietari feudali, le chiese e i conventi che percepivano secondo i contratti a lunghe scadenze le rendite in denaro sempre più inflazionato.
Nelle città l'aumento dei prezzi non comportò un aumento dei salari che persero fortemente il loro potere d'acquisto mentre i grandi mercanti si trasformarono in imprenditori che potevano disporre nei magazzini di quantitativi di merci dal prezzo crescente.
Le conseguenze della rivoluzione dei prezzi furono dunque l'impoverimento degli strati più deboli della popolazione[65], la corrosione dei redditi della nobiltà feudale e l'aumento della ricchezza e del potere sociale e politico della borghesia delle città e delle campagne.[66]
Il colonialismo (dal XVII al XIX secolo)
Anche la Russia si lanciò nelle esplorazioni, puntando soprattutto a raggiungere nuovi sbocchi marittimi liberi dal ghiaccio avvicinandosi al Mar Baltico e alla Siberia.
Nel XVIII secolo nacquero con fini esclusivamente scientifici le "Società Geografiche" come quella inglese che finanziò i viaggi dell'ingleseJames Cook che esplorò approfonditamente l'Australia orientale, prendendone possesso in nome della corona britannica.
Continuavano, nel frattempo, le esplorazioni delle regioni interne dell'America, arrivando sino alle baie del Canada. Gli inglesi si dedicarono in particolare all'Africa: James Bruce (1730-1794) arrivò alle mitiche sorgenti del Nilo e nel XIX secolo le potenze europee cominciarono a istituire i primi imperi coloniali africani.
Vi furono anche esploratori italiani, che viaggiarono in Etiopia e Somalia, come Pellegrino Matteucci che nel 1880 fece una traversata di 4600 chilometri dell'Africa equatoriale: dal mar Rosso fino alla foce del fiume Niger nell'Atlantico.
Segue una lista delle esplorazioni divise per continente e per obbiettivo esplorativo:
Continente
Area d'esplorazione
Note
Viaggi - Missioni - Spedizioni
Africa
Esplorazioni continentali
Le prime esplorazioni furono condotte da antichi Egizi, Greci e Romani, che si spinsero principalmente lungo le coste del Mediterraneo e del Mar Rosso. Nel Medioevo, gli Arabi esplorarono l'Africa nord-orientale e sahariana, diffondendo l'Islam. Le esplorazioni europee ripresero nel XV secolo, con l'obiettivo di trovare nuove rotte commerciali verso l'Oriente. L'interesse per l'interno dell'Africa crebbe nel XIX secolo, con esploratori che si spinsero nelle regioni più remote del continente. Le loro spedizioni contribuirono alla mappatura dell'Africa e alla scoperta di nuove popolazioni, animali e risorse.
Le Canarie erano conosciute fin dall'antichità, con riferimenti in testi greci e romani. La loro posizione strategica le rendeva un punto di riferimento per le rotte commerciali mediterranee. Nel XIV secolo, esploratori come Lancillotto Malocello e Jean de Béthencourt riscoprirono le isole per l'Europa. Iniziò un periodo di conquista e colonizzazione da parte della Spagna, con la resistenza dei nativi Guanci. Le Canarie divennero un importante snodo commerciale e punto di partenza per le esplorazioni atlantiche.
La Rotta delle spezie ha aperto la via al commercio marittimo tra Europa e Asia, rivoluzionando l'economia globale, ha portato alla scoperta di nuove terre e culture, contribuendo all'espansione del colonialismo europeo, ha contribuito allo sviluppo della cartografia e della navigazione.
La circumnavigazione dell'Africa è stata spesso un'impresa pericolosa e difficile, con molte spedizioni che si sono concluse con la morte o la malattia dei partecipanti. Le spedizioni europee hanno avuto un impatto negativo sulle popolazioni africane, con la diffusione di malattie, la schiavitù e la colonizzazione.
L'esplorazione europea in Asia e Medio Oriente ha avuto un impatto significativo su entrambe le regioni. Ha portato all'aumento del commercio tra Europa, Asia e Medio Oriente ha portato a una crescita economica e a un maggiore scambio di culture e idee. Il cristianesimo si diffuse in alcune parti dell'Asia e Medio Oriente, ma incontrò anche resistenza. Le potenze europee stabilirono colonie in Asia e Medio Oriente, sfruttando le loro risorse e controllando i loro popoli.
L'Armata portoghese in India, conosciuta anche come "Armada da Índia", era una flotta di navi organizzata dalla Corona portoghese e inviata annualmente dal Portogallo all'India. Fondata nel 1500, dopo la scoperta della rotta marittima verso l'India da parte di Vasco da Gama. Era composta da navi da guerra e mercantili. Le navi da guerra erano armate con cannoni e avevano un equipaggio di soldati e marinai. Le navi mercantili trasportavano merci preziose come spezie, tessuti e pietre preziose.
I (Gama, 1498) ·II (Cabral, 1500) ·III (Nova, 1501) ·
L'esplorazione delle Indie orientali navigando verso ovest è stata un'impresa storica compiuta da diverse spedizioni nel corso del XVI secolo. Le rotte commerciali tradizionali verso l'Oriente erano controllate da mercanti musulmani e veneziani. Gli europei cercarono una rotta alternativa che li portasse direttamente alle Indie orientali, evitando i costi e i pericoli del Mediterraneo e del Mar Rosso. Le Indie orientali erano rinomate per le loro spezie, tessuti e altri beni preziosi. Gli europei speravano di arricchirsi commerciando direttamente con l'Oriente.
Missioni organizzate dall'Impero russo per determinare se l'Asia e l'America erano collegate ed Esplorare la costa occidentale della Kamčatka. Ottennero una mappatura della costa orientale della Kamčatka e l'Incontro con i popoli indigeni locali. Conferma che l'Asia e l'America non erano collegate.
Il Passaggio a Nord-Est è una rotta marittima che collega l'Europa all'Asia attraverso l'Oceano Artico. La sua ricerca ha ossessionato gli esploratori per secoli, fin dal XVI secolo, per il suo potenziale di rivoluzionare il commercio internazionale. Avrebbe offerto un percorso più breve e diretto tra Europa e Asia rispetto alle rotte tradizionali via Capo di Buona Speranza o Canale di Suez, avrebbe portato grande fama e ricchezza agli esploratori e alle loro nazioni e il fascino di esplorare territori sconosciuti e il desiderio di ampliare la conoscenza del mondo spinsero molti esploratori.
Nel 1492, con l'arrivo di Cristoforo Colombo nelle Bahamas, la Spagna intraprese numerose missioni per la ricerca di ricchezze (oro, argento), diffusione del cristianesimo ed espansione dell'Impero spagnolo. Furono sconfitti i grandi imperi indigeni (Aztechi, Inca), colonizzate vaste aree (Messico, Perù, Bolivia, Cile, Argentina) e introduzione del sistema di encomienda (lavoro forzato degli indigeni).
Ne derivò una decimazione della popolazione indigena (malattie, guerre, sfruttamento), una trasformazione sociale e culturale (imposizione della lingua, religione e costumi spagnoli) e la nascita di una società meticcia (spagnoli, indigeni, africani).
I Viaggi andalusi erano finanziati da privati, a differenza dei viaggi maggiori finanziati dalla corona spagnola: l'obiettivo principale era la ricerca di nuove rotte commerciali per l'Oriente, ma si spinsero anche verso l'esplorazione delle coste atlantiche dell'Africa e del Sud America.
Sebbene il Brasile fosse già abitato da migliaia di anni, la sua "scoperta" ufficiale da parte degli europei avvenne il 22 aprile 1500 ad opera di una spedizione portoghese comandata da Pedro Álvares Cabral. La scoperta del Brasile da parte di Cabral e Coelho ebbe un impatto enorme sulla storia del paese. Il Portogallo avviò la colonizzazione del Brasile, che durò per oltre 300 anni. La colonizzazione portò a un profondo cambiamento nella cultura e nella società brasiliana, con l'introduzione della lingua portoghese, della religione cattolica e di nuove tecnologie.
Il Passaggio a Nord-Ovest è un'ipotetica rotta marittima che collega l'Oceano Atlantico all'Oceano Pacifico attraverso l'Artico canadese. La sua ricerca ha ossessionato esploratori e navigatori per secoli, fin dal XVI secolo. L'obiettivo principale era trovare un percorso più rapido e sicuro per raggiungere le Indie Orientali, evitando il lungo e pericoloso viaggio attorno all'Africa. L'ignoto e le sfide del Mar Glaciale Artico rappresentavano un'attrazione irresistibile per molti esploratori. La scoperta del Passaggio a Nord-Ovest avrebbe portato fama e fortuna a chi l'avesse trovato.
Le esplorazioni francesi in Nord America iniziarono nel XVI secolo e durarono per oltre 200 anni. I francesi colonizzarono un vasto territorio che si estendeva dal fiume San Lorenzo fino al Golfo del Messico, comprendendo l'odierna Québec, Ontario, Manitoba, Saskatchewan, Alberta e parti degli Stati Uniti (Michigan, Wisconsin, Illinois, Indiana, Ohio). I francesi colonizzarono anche la regione dell'Acadia, che comprendeva l'odierna Nuova Scozia, Nuovo Brunswick e l'Isola del Principe Edoardo.
Le esplorazioni del Nord America hanno avuto un impatto significativo sulla storia del continente. Le popolazioni indigene che abitavano il Nord America da migliaia di anni furono decimate dalle malattie, dalle guerre e dalla colonizzazione europea. I coloni europei portarono con sé la loro cultura, le loro lingue e le loro religioni, che hanno contribuito a plasmare il Nord America di oggi.
Le esplorazioni del Sud America nel XVI secolo furono un periodo di grande avventura e scoperta. Conquistadores spagnoli come Pascual de Andagoya, Francisco Pizarro e Francisco de Orellana guidarono spedizioni che aprirono la strada alla colonizzazione europea del continente. Ebbero un impatto profondo sul Sud America. La colonizzazione spagnola portò a cambiamenti radicali nella cultura, nella lingua e nella religione del continente.
La ricerca della Terra Incognita, un luogo misterioso e inesplorato, ha ossessionato esploratori e navigatori per secoli. La leggenda di terre ricche di oro e altri tesori ha spinto molti a cercare la Terra Incognita. Il desiderio di conoscere nuovi mondi e culture ha motivato molti esploratori. La scoperta di nuove terre poteva portare a nuove colonie e a un aumento del potere.
Molti erano i problemi: tempeste, pirati, malattie e terre sconosciute rendevano i viaggi molto rischiosi. Le mappe erano spesso inaccurate e le informazioni sulle nuove terre scarse. La paura di creature fantastiche e di terre selvagge ostacolava l'esplorazione.
Il XVII secolo fu un periodo di grande espansione per la Repubblica Olandese, che divenne una potenza marittima di primo piano. Gli olandesi cercavano rotte alternative per raggiungere le Indie Orientali, evitando il monopolio portoghese, fondarono colonie in Asia, Africa e America e contribuirono allo sviluppo della cartografia, della zoologia e della botanica.
Il periodo tra il 1771 e il 1791 fu di intensa esplorazione francese nel Pacifico. La Francia, spinta dal desiderio di conoscenza e di espansione coloniale, organizzò diverse spedizioni scientifiche e di scoperta in questa regione ancora poco conosciuta.
Questi esploratori hanno giocato un ruolo fondamentale nella scoperta e mappatura dell'Australia, contribuendo alla sua comprensione geografica e aprendo la strada alla colonizzazione europea.
L'esplorazione terrestre dell'Australia nel periodo 1788-1900 fu un'epopea di avventura, scoperta e sfida. Dopo la colonizzazione britannica nel 1788, gli esploratori si spinsero nell'entroterra australiano, affrontando un territorio vasto, arido e spesso ostile.
L'esplorazione dell'Artide, la regione più settentrionale del pianeta, è stata un'epopea di secoli, ricca di sfide e avventure. Spedizioni europee alla ricerca del Passaggio a Nord-Est, una rotta marittima che collegasse l'Europa all'Asia attraverso l'Artico. Sfortunatamente, molte di queste spedizioni si conclusero con tragedie a causa del ghiaccio, del freddo e delle condizioni estreme.
L'esplorazione dell'Antartide, il continente più meridionale del pianeta, è stata un'epopea di sfide e avventure. Fin dall'inizio del XIX secolo, l'uomo ha cercato di raggiungere il Polo Sud, spinto da curiosità, sete di conoscenza e desiderio di conquista.
^Pìtea, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 5 maggio 2016.
^"Le Muse", Vol. III, Novara, De Agostini, 1965, p. 494.
^«L'età imperiale romana diede grande impulso agli studi topografici e geografici, […] Tra questi ricordiamo le flotte condotte, a scopo esplorativo e militare, a circumnavigare la Scozia, a raggiungere la foce dell'Elba e la Danimarca, quelle commerciali che raggiungevano il Baltico e la Svezia.» L. Quilici e S. Quilici Gigli, Introduzione alla topografia antica, Bologna, 2004, il Mulino - Itinerari, p. 33.
^Ananas a Pompei, su pompeisepolta.com. URL consultato il 16 agosto 2010 (archiviato dall'url originale il 14 novembre 2011).
^ Louis-Henri Parias, Histoire universelle des explorations, vol. 2 (di 4 voll.), Parigi, edizioni Nouvelle Librairie de France, 1957-1959, p. 226.
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^Dal Ceylon giunsero più volte ambasciatori a Roma, in L. Quilici e S. Quilici Gigli, op. cit., pag. 33.
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^Cfr. Giuseppe Buffon, Khanbaliq. Profili storiografici intorno al cristianesimo in Cina dal medioevo all'età contemporanea (XIII-XIX secolo), Edizioni Antonianum, Roma 2014.
^Ciriaco d'Ancona può dirsi il fondatore dell'a. in senso generale, mentre Winckelmann, con la pubblicazione della "Storia delle arti del disegno presso gli antichi", è considerato il fondatore dell'archeologia moderna nel suo carattere storico artistico. Si veda: R. Bianchi Bandinelli, M. Pallottino, E. Coche de la Ferté, Enciclopedia dell'Arte Antica - Treccani, alla voce Archeologia
^«Si ha il diritto di sottomettere con le armi coloro che, per la loro condizione naturale, sono tenuti all'obbedienza, in quanto il perfetto deve dominare sull'imperfetto, l'eccellente sul suo contrario» (Aristotele, Politica I, 4-5)
^Michel de Montaigne, Saggi, libro I, cap. XXXI, Adelphi 2005, p.272
^«...nostro diletto figlio, uomo certamente degno e assai lodevole e adatto a tanta impresa ...» (Inter Caetera)
^Francesco Surdich, Verso il nuovo mondo, Giunti Editore, 2002 p.10
^Il filologo italiano Lorenzo Valla dimostrò in modo inequivocabile nella sua opera De falso credita et ementita Constantini donatione declamatio,che il documento era un falso. La critica storica ha riservato molta attenzione a questo documento; ad esempio lo storico Federico Chabod dedicò ad esso varie pagine del suo Lezioni di metodo storico (in Federico Chabod, Lezioni di metodo storico, Luigi Firpo (a cura di), Laterza, 2006)
^Bullarum, Privilegiorum ac Diplomatum Romanorum Pontificum amplissima collectio in Collotti SAD
^Con il trattato di Tordesillas del 1494 la raja fu spostata ancora verso ovest e quindi il Brasile, non ancora scoperto, che si trovava a oltre 20 gradi a oriente del Messico e del Perù venne a trovarsi sotto il dominio portoghese
^abEnciclopedia Rizzoli Larousse, III, Milano, R.C.S. Libri S.p.A., 2003, p. 422
^F.Borlandi, L'età delle scoperte e la rivoluzione economica del secolo XVI in Nuove questioni di storia moderna, Milano 1972)
^La pretesa rivoluzione dei prezzi: riflessioni sull'esperienza italiana, 1955
^Mario Rosa, Marcello Verga, La storia moderna: 1450-1870, Pearson Italia S.p.a., 2003 p.79
^Peggiora il fenomeno del pauperismo tipico del medioevo quando un'economia di sussistenza offriva una generica sussistenza di autoconsumo. Ora chi non ha denaro non sopravvive.
^Antonino Sciotto, Fabio Gabrielli, Il senso della storia, vol.I, Youcanprint, 2017 pp.334-336
Bibliografia
Arnold Groh, Research Methods in Indigenous Contexts, Springer, New York, 2018, ISBN 978-3-319-72774-5.
Francesco Giunta, Breve Storia delle Esplorazioni Geografiche, U. Manfredi editore, Palermo, 1972.