Commodore Italiana

Commodore Italiana S.p.A. era un'azienda informatica attiva tra il 1982 e il 1994, consociata della Commodore International in Italia, e dedita all'importazione

Commodore Italiana
Commodore Italiana
Area della Commodore Italiana allo SMAU 1990
StatoItalia (bandiera) Italia
Forma societariaSocietà per azioni
Fondazione1982
Chiusura1994 (liquidazione)
Sede principale
GruppoCommodore International
SettoreInformatico
ProdottiPersonal computer, home computer, periferiche, software
Fatturato256 miliardi di lire (1984/85[1])
Dipendenti40 (1983/84,[2] 1986[3])

Commodore Italiana S.p.A. era un'azienda informatica attiva tra il 1982 e il 1994, consociata della Commodore International in Italia, e dedita all'importazione, distribuzione ufficiale, localizzazione e assistenza dei computer e altri prodotti Commodore nella nazione.

Storia

Distributori precedenti

Prima che la Commodore creasse una propria diramazione locale, l'importazione e distribuzione ufficiale dei suoi prodotti in Italia fu affidata alla Harden S.p.A., con sede a Sospiro (CR), che se ne occupò dal 1976 al 1982.[4]

La Harden fu fondata da Luigi Bonezzi e soci a fine anni '50 e nel tempo commerciò tubi saldati, sistemi di riscaldamento (la divisione caldaie rimase sempre attiva parallelamente a quella informatica), poi calcolatrici Texas Instruments e Compucorp, orologi digitali, e computer Compucorp e Data General.[4][5] Già con un lotto di calcolatrici TI costruite in Jugoslavia e ottenute con vicissitudini varie, attorno al 1970 ebbe un certo successo, grazie all'idea di distribuirle con i rivenditori di ottica e di elettrodomestici anziché quelli di arredamento per uffici, così Bonezzi si appassionò al ramo elettronica.[6] Gli orologi digitali da polso della Commodore, venduti a circa 30 000 lire, furono tra i primi prodotti dell'azienda che Harden importò.[4]

A settembre 1978 Harden iniziò la distribuzione in Italia dei suoi primi personal computer Commodore, i Commodore PET, usciti circa un anno prima negli USA. Dopo la presentazione allo SMAU iniziò col modello PET 2001, per poi introdurre il PET 3001 (modelli 3016 e 3032 e periferiche varie) nel tardo 1979. All'epoca ci si rivolgeva al mercato di aziende e professionisti e il modello di punta era il 3032.[4][7] Nel 1979 la Harden primeggiava sul mercato informatico italiano per numero di macchine vendute.[8] Harden si impegnò anche nello sviluppo di software PET per attività gestionali, anche specifiche come ristorazione, amministrazione di condomini e laboratori di analisi, e software scientifico soprattutto per l'ingegneria civile.[4] Notevole per l'epoca fu ad esempio una fornitura a una trentina di negozi Max Mara di PET 3032 gestionali collegati da remoto a un computer centrale.[9][8]

Nel 1979 Bonezzi dichiarava di ricevere dalla Commodore precise disposizioni per i distributori nazionali, e di disporre di una rete di 47 distributori locali che coprivano tutte le regioni italiane. Nel 1980 arrivò a 18 distributori regionali e 120 di zona.[9] Nel tardo 1980 giunse il nuovo PET 8032 e si ricordano polemiche riguardo all'importazione parallela (non ufficiale) da parte di un'altra ditta, la Deniel's di Torino, che precedette perfino la Harden.[9] Nel 1981 l'azienda lanciò la rivista Pocket Pet, durata quattro numeri, e si iniziò a parlare del nuovo home computer Commodore VIC-20 in arrivo.[9][10] Quell'anno il responsabile Bonezzi morì in un incidente stradale insieme alla moglie, a 49 anni.[9][5]

Nel 1982 circolarono notizie sempre più definitive sulla creazione, da parte della Commodore e anche dell'Apple, di consociate italiane che avrebbero preso in carico la distribuzione.[11] A febbraio 1982 Harden dichiarava che avrebbe continuato il proprio impegno con i prodotti Commodore almeno finché la Commodore Italiana non fosse divenuta effettivamente operativa.[12] Ci fu una chiusura anticipata del contratto tra Commodore e Harden, che causò anche strascichi legali, mentre per l'Apple ci fu un passaggio meno traumatico.[11] Harden rimase nel settore distribuendo il Sirius 1[11] e poi l'Apricot, ma non riuscì a riprendersi.[13]

Per un breve periodo di transizione la Commodore incaricò la GBC, divisione Rebit Computer, della distribuzione del VIC-20.[11]

Nascita della Commodore Italiana

L'amministratore delegato della nuova Commodore Italiana, nominato da Jack Tramiel, fu James Bachmann.[11] Già all'inizio del 1982 fu pubblicato su giornali milanesi (il 23 gennaio sul Corriere della Sera) un annuncio per l'offerta di tre posti di lavoro alla nuova Commodore Italiana: direttore generale, commerciale e finanziario.[11][12] L'8 febbraio 1982 alla mostra EDP USA a Milano era presente un grosso stand della Commodore Italiana, con VIC-20 e PET 8032, sebbene l'azienda non fosse ancora del tutto operativa e la Harden avesse ancora l'incarico di distributrice.[12]

Il primo direttore generale Sergio Messa (1986)

In poco tempo il personale fu consolidato, Sergio Messa divenne direttore generale, Vico Angeli ottenne la gestione dell'hardware e Rinaldo Farina la gestione del software.[11] Il 12 maggio 1982 Bachmann presentò ufficialmente il direttore Messa, che era già attivo da vent'anni nel settore electronic data processing, e la Commodore Italiana si poteva dire definitivamente operativa.[14] Messa curò direttamente l'immagine italiana della Commodore, rilasciando numerose interviste nel 1983-1984 sulla stampa di settore e anche generalista.[11][15] Michael Tomczyk della Commodore definì amichevolmente Angeli e Farina "direttori giovani e aggressivi" nel 1983.[11][16] Farina si notò tra l'altro per la sua firma autografa riportata su tutti i software localizzati, a rappresentare una sorta di marchio di qualità delle pubblicazioni ufficiali.[11]

La sede era inizialmente a Milano in Via Conservatorio,[17] ma verso la fine del 1982 l'indirizzo fu cambiato in Cinisello Balsamo in Via F.lli Gracchi.[18] Fino al 1983 l'azienda era anche una società a responsabilità limitata,[19] per poi diventare società per azioni nell'autunno dello stesso anno.[20]

Sviluppi

Secondo Tomczyk, Jack Tramiel in persona, durante una visita in Italia nel 1983, suggerì alla consociata di ridurre drasticamente il prezzo dei VIC-20; Bachmann fu un po' contrariato, ma il consiglio fu seguito e in breve diede una spinta decisiva alla Commodore Italiana.[16] Il VIC-20 divenne il computer più venduto in Italia, l'azienda guadagnò abbastanza da iniziare a permettersi la pubblicità televisiva, e si prevedevano vendite confrontabili con quelle dei capisaldi europei della Commodore, come Regno Unito e Germania.[16] Il grande successo arrivò con il computer Commodore 64. La sua campagna pubblicitaria fu aggressiva e si applicò la strategia decisiva di diversificare i canali di distribuzione al dettaglio; si continuò a vendere tramite l'azienda di elettronica GBC, ma anche tramite grandi nomi nel campo dei giochi (Editrice Giochi), della cartoleria (Adica Pongo) e dei negozi di elettrodomestici (Expert e altri).[2] Fu battuto il concorrente ZX Spectrum, che si serviva solo dei negozi Bit Shop Primavera della GBC.[2] A metà 1984 si dichiarava che 500 000 famiglie italiane possedessero un Commodore,[21] cifra salita a 1 000 000 a inizio 1986.[3]

Nel 1984 Commodore Italiana sostenne due progetti di alfabetizzazione informatica nella scuola dell'obbligo, chiamati Lucas e 100 Scuole.[22] Nel 1985 l'azienda avviò un innovativo progetto di sponsorizzazione culturale, i Commodore Computer Center, trenta centri sparsi nelle maggiori città di quasi tutte le regioni d'Italia, che offrivano 127 diversi corsi di informatica (linguaggi di programmazione, grafica, musica, contabilità, corsi personalizzati ecc.).[23] A tal fine collaborò con la cooperativa Magic Bus di Bologna e ISCAI, una società di scuole di inglese. I centri consistevano in pratica in una o più aule, prestate da una scuola di lingue o una cooperativa culturale, con computer Commodore a disposizione di allievi di tutti i livelli. Per i visitatori occasionali costituivano punti di informazione sulla Commodore.[22] Negli ultimi tre mesi del 1985 oltre mille persone usufruirono dei corsi, partecipazione che era ritenuta un successo. All'inizio del 1986 i centri erano saliti a 48, più sei stagionali nei villaggi Valtur.[23]

Il fatturato della Commodore Italiana fu di 38 miliardi di lire nel 1983 e 270 miliardi nel 1984. Il merito del successo era attribuito in gran parte a Messa, che nel settore fu soprannominato "signor computer" o "signor Commodore".[3] Nel periodo luglio 1984-giugno 1985, corrispondente all'anno fiscale statunitense, il fatturato fu dichiarato di 256 miliardi, un aumento dell'87% rispetto ai 137 miliardi dell'anno precedente. L'azienda manteneva il primato italiano di vendite nel settore, grazie a un'ampia gamma di prodotti per diverse fasce di utenza, mentre il mercato informatico nazionale era in forte espansione.[1] Ciononostante, a breve gran parte della direzione lasciò l'azienda, tra cui Messa e Angeli che passarono all'Olivetti Prodest.[2] Nella seconda metà degli anni '80 si aggiunse ai prodotti da distribuire la nuova linea di punta della Commodore, il computer Amiga.[2]

Nel 1986 il nuovo presidente e amministratore delegato divenne Alfred Duncan, ingegnere statunitense, che aveva già ricoperto ruoli importanti in altre Commodore nazionali. Il suo arrivo coincise con l'intento di Commodore International di concentrarsi nuovamente sul mercato dei sistemi professionali, dove i personal Amiga e i Commodore PC avevano già registrato successi.[24]

Il direttore commerciale Albino Bertoletti e un manifesto dei Commodore Point (1988)

Per ammissione dello stesso Albino Bertoletti, direttore commerciale, dopo i primi anni le vicissitudini del sistema distributivo e dell'assistenza tecnica avevano danneggiato un po' l'immagine dell'azienda. Con 15-20 distributori e vendite intorno ai 25-30 miliardi di lire l'anno, i volumi erano grandi, ma mancavano contatti diretti dell'azienda con il punto vendita e il pubblico.[25] Ad aprile 1987 fu presentato il progetto dei Commodore Point, servizi di vendita e assistenza in tutt'Italia, organizzati in negozi che già trattavano prodotti Commodore, con spazi vetrina dedicati. L'attivazione fu il 10 novembre 1987 cominciando da Lombardia e Piemonte e a inizio 1988 ne esistevano 23 nelle suddette regioni,[25] saliti a 120 entro marzo.[26] L'obiettivo ottimale era aprire 1000 Commodore Point.[25]

Nel 1987 l'azienda definiva Commodore Computer Club la propria rivista ufficiale, nel senso di canale preferenziale per diffondere le proprie notizie.[27] La rivista Commodore Gazette almeno dal 1987 ospitò una rubrica indipendente di risposte ai lettori, scritte direttamente da portavoce della Commodore Italiana.[28] Più avanti, dal 1990, Amiga Magazine mostrava in copertina di essere "ufficialmente riconosciuta" dalla Commodore Italiana, pur dichiarando sempre la propria indipendenza.[29]

Dopo indagini della Guardia di Finanza iniziate nel 1986, intorno a gennaio 1988 la Commodore Italiana finì sulla cronaca generalista per accuse giudiziarie di frode, falso in bilancio e altri reati fiscali.[30][31][32] I sospetti riguardavano solo la precedente amministrazione fino al 1986 e la loro fondatezza era dubbia;[30] non sono noti altri sviluppi pubblicati sulla stampa.

A inizio 1988 divenne operativo un accordo tra la Commodore Italiana e la CTO per la fornitura di un'ampia gamma di applicativi professionali e videogiochi, soprattutto per Amiga, con localizzazione italiana perlopiù nel caso degli applicativi. I prezzi erano contenuti, anche per contrastare la pirateria, e CTO poteva usare i marchi Commodore e Amiga.[33][26][34]

Nel 1988 fu annunciato un nuovo cambio di sede, che ritornava a Milano, in uno spazio quasi raddoppiato, in Viale Fulvio Testi.[35] Il cambio fu riconfermato come effettivo il 22 maggio 1989[36] e il nuovo indirizzo fu mantenuto fino alla fine dell'azienda.[37]

Il direttore generale Werter Mambelli nell'area Commodore allo SMAU 1989

Nel 1988 il nuovo amministratore delegato divenne l'ingegner Sergio Simonelli (Arcola, 1949).[38] A settembre 1989 Werter Mambelli (Forlì, 16 maggio 1951), proveniente dalla Compaq, prese il posto di Simonelli divenendo amministratore delegato e direttore generale.[39][40][41] L'azienda si concentrava ancora su tutte le sue fasce di mercato e secondo Mambelli il rapporto era circa 30% PC, 30% Amiga 2000 (professionale) e 40% fascia home, ossia Commodore 64/128 e Amiga 500.[39] Dal 1° luglio 1991 Mambelli divenne responsabile di tutta l'area Sud-Europa, comprendente Italia, Spagna e Portogallo.[40]

L'azienda, come tutta la Commodore International, era di nuovo in tendenza positiva.[40] Nel 1991 fatturò 110 miliardi di lire, il 25% in più rispetto al 1990. Il fatturato si attribuiva per il 65% all'Amiga (di cui il 9% al Commodore CDTV), il 20% ai PC e il 15% al C64.[42] Alla fine del 1991 in Italia si stimavano poco più di 400 000 Amiga installati, di cui 100 000 d'importazione parallela (non forniti dalla Commodore Italiana), e di cui ben 370 000 Amiga 500.[42]

Il 20 ottobre 1992 fu presentato l'Amiga 1200 in una importante conferenza con Mambelli, il direttore tecnico Moreno Zamponi e il product manager Carlo Zambellini. Furono resi pubblici anche progetti a lungo termine, in particolare si puntava molto sul nuovo chipset Advanced Graphics Architecture.[43] Come stato delle vendite si dichiarava che il 75% era dovuto all'Amiga e il 25% ai PC. La quota Amiga si divideva poi in 85% home e 15% professionale, segno che per Commodore era ormai fondamentale il mercato amatoriale e videoludico. Il CDTV stava recuperando, ma come nel resto del mondo era stato deludente, con 12 000 unità installate in Italia.[43]

Declino

Il 29 aprile 1994 la Commodore International e la Commodore Electronics furono messe in liquidazione volontaria, creando uno stato di incertezza e confusione, così il 24 maggio la Commodore Italiana diramò un comunicato stampa per chiarire la situazione. Fu precisato che le consociate europee (italiana, britannica, tedesca e danese) facevano parte di una holding che non era coinvolta nella decisione di porre sotto controllo giudiziario la International.[44] La Commodore Italiana in particolare non era ancora stata neppure influenzata negativamente sul piano economico e dava ancora risultati positivi come negli anni precedenti, grazie a adeguamenti organizzativi completati nel 1993. L'azienda dichiarava che distribuzione e servizi continuavano normalmente.[44] Mambelli ammetteva che il futuro non sarebbe dipeso solo dall'azienda italiana, ma per ora avrebbero continuato fiduciosamente l'attività, come le altre consociate europee.[44]

Tuttavia, pochi mesi dopo, mentre a livello internazionale ci si organizzava per continuare con una nuova erede della tecnologia Amiga, ridimensionata e con base nel Regno Unito, non si vedevano più speranze di recupero per le consociate nazionali nel resto del mondo, ormai in agonia.[45] Anche la Commodore Italiana entrò in liquidazione all'inizio di settembre 1994, come ci si aspettava; non era bancarotta, ma una procedura graduale.[46] L'azienda era attiva e ci lavoravano ancora nove persone.[47] Si prevedeva la chiusura definitiva a metà dicembre.[45] Probabilmente era rimasta l'unica consociata nazionale ancora operativa, oltre a quella britannica. L'azienda continuava per ora a rispettare le garanzie pregresse e molti centri di assistenza erano ancora normalmente operativi.[46] Dopo la chiusura, come le altre consociate nazionali, sarebbe stata sostituita da distributori locali per ridurre i costi, mantenendo in teoria servizi quasi come prima.[47]

Il 21 settembre 1995 allo SMAU fu annunciato che il distributore italiano della linea Amiga, passata nel frattempo di proprietà alla tedesca Escom, diventava Giunti Multimedia, società del gruppo Giunti Editore. Da ottobre 1995 furono venduti con garanzia italiana nuovi Amiga 1200 e Amiga 4000T. L'ex direttore commerciale della Commodore Italiana, Bertoletti, era divenuto direttore generale di Giunti Multimedia.[48][49] Molti altri ex Commodore Italiana, ma non Mambelli, passarono alla Giunti Multimedia.[50][49]

Note

  1. ^ a b 256 miliardi il fatturato Commodore Italiana (JPG), in Il Piccolo di Trieste, 18 luglio 1985, p. 18.
  2. ^ a b c d e Retro Computer speciale n. 1, p. 49.
  3. ^ a b c Sergio Messa: mister Computer (JPG), in EG Computer, n. 25, Cinisello Balsamo, JCE, febbraio 1986, p. 40, OCLC 955377306.
  4. ^ a b c d e Retro Computer speciale n. 1, p. 46.
  5. ^ a b Addio a Luigi Bonezzi (JPG), in MCmicrocomputer, n. 2, Roma, Technimedia, ottobre 1981, p. 11, ISSN 1123-2714 (WC · ACNP).
  6. ^ I primi passi (JPG), in MCmicrocomputer, n. 152, Roma, Technimedia, giugno 1995, p. 216, ISSN 1123-2714 (WC · ACNP).
  7. ^ Harden Commodore per lavorare con soddisfazione (volantino PET), Harden.
  8. ^ a b Notizie computer, in Micro & Personal Computer, n. 2, Roma, Gruppo Editoriale Suono, settembre 1979, p. 20, OCLC 859585120.
  9. ^ a b c d e Retro Computer speciale n. 1, p. 47.
  10. ^ Pocket Pet (scansioni di tutti i numeri), su archive.org.
  11. ^ a b c d e f g h i j Retro Computer speciale n. 1, p. 48.
  12. ^ a b c Due notizie dell’ultimo momento - Apple e Commodore direttamente in Italia. Cosa succederà? (JPG), in MCmicrocomputer, n. 6, Roma, Technimedia, febbraio 1982, p. 13, ISSN 1123-2714 (WC · ACNP).
  13. ^ Harden: nuove difficoltà? (JPG), in Home Computer, n. 10, Milano, Gruppo Editoriale Jackson, febbraio 1985, p. 14, OCLC 954849327.
  14. ^ Commodore: annunciate le novità (JPG), in MCmicrocomputer, n. 9, Roma, Technimedia, maggio 1982, p. 16, ISSN 1123-2714 (WC · ACNP).
  15. ^ Es.: Elena Schiavini, Commodore 20-64-700 il terno vincente (JPG) (intervista a Sergio Messa), in Computer Games, n. 4, Milano, Peruzzo Periodici, luglio/agosto 1984, pp. 28-30, OCLC 955375917.
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  18. ^ Indice degli inserzionisti (JPG), in MCmicrocomputer, n. 13, Roma, Technimedia, novembre 1982, p. 4, ISSN 1123-2714 (WC · ACNP).
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  20. ^ Pubblicità (JPG), in Commodore Computer Club, n. 6, supplemento a Computer n° 61, Milano, Minisystems Italia, ottobre 1983, p. 29, OCLC 955780203.
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Bibliografia

  • Andrea Pachetti, La Commodore in Italia, in Retro Computer, speciale n. 1, Cernusco sul Naviglio, Sprea, novembre/dicembre 2024, pp. 46-49, ISSN 3034-8676 (WC · ACNP).

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