Zinnia

Zinnia L., 1759[1] è un genere di piante angiosperme eudicotiledoni della famiglia delle Asteracee, sottofamiglia Asteroideae, tribù Heliantheae, sott

Zinnia
Come leggere il tassobox
Zinnia
Zinnia elegans con l'imenottero Bombus terrestris
Classificazione APG IV
DominioEukaryota
RegnoPlantae
(clade)Angiosperme
(clade)Mesangiosperme
(clade)Eudicotiledoni
(clade)Eudicotiledoni centrali
(clade)Superasteridi
(clade)Asteridi
(clade)Euasteridi
(clade)Campanulidi
OrdineAsterales
FamigliaAsteraceae
SottofamigliaAsteroideae
TribùHeliantheae
SottotribùZinniinae
GenereZinnia
L., 1759
Classificazione Cronquist
DominioEukaryota
RegnoPlantae
DivisioneMagnoliophyta
ClasseMagnoliopsida
SottoclasseAsteridae
OrdineAsterales
FamigliaAsteraceae
SottofamigliaAsteroideae
TribùHeliantheae
SottotribùZinniinae
GenereZinnia
Specie

Zinnia L., 1759[1] è un genere di piante angiosperme eudicotiledoni della famiglia delle Asteracee, sottofamiglia Asteroideae, tribù Heliantheae, sottotribù Zinniinae.[2][3]

Etimologia

Il nome del genere è stato dato in onore di Johann Gottfried Zinn (1727–1759), professore di botanica a Gottinga, noto per i suoi studi botanici in Messico.[4]

Il nome scientifico del genere è stato definito dal botanico Carl Linnaeus (1707-1778) nella pubblicazione "Systema Naturae …Editio decima, reformata…" (Syst. Nat., ed. 10. 2: 1189, 1221, 1377) del 1759.[5]

Descrizione

Il portamento
Zinnia acerosa
Le foglie
Zinnia angustifolia
Infiorescenza
Zinnia peruviana
I fiori
Zinnia marylandica

Portamento. Le specie di questo genere hanno un habitus erbaceo (con cicli biologici annuali/perenni) o arbustivo (anche suffrutici). Sono presenti numerosi ibridi orticoli dalle forme nane o giganti.[4][6][7][8][9]

Fusto. La parte aerea in genere è eretta o prostrata, semplice o ramosa. Altezza media: 10–100 cm.

Foglie. Le foglie lungo il caule sono disposte in modo opposto e sono sia picciolate che sessili. Le lamine delle foglie hanno varie forme da lineari a ovate con bordi interi o seghettati. La superficie è 1-3-5-nervata e punteggiata di ghiandole.

Infiorescenza. Le sinflorescenze sono formate da capolini terminali con peduncoli talvolta fistolosi. I capolini sono solitari e scaposi oppure, se sono numerosi, sono disposti in aperte forme panicolate e sono di tipo radiato (raramente discoide) con fiori eterogami. I capolini sono formati da un involucro, con forme campanulate o emisferiche (a volte a spirale), composto da 12-30 brattee, al cui interno un ricettacolo fa da base ai fiori di due tipi: fiori del raggio ligulati e fiori del disco tubulosi. Le brattee, con forme orbicolate o obovate o oblunghe, sono subuguali o fortemente scalate, sono riflesse e sono disposte in 2 - 5 serie. Il ricettacolo ha una forma conica; in genere è provvisto di pagliette a protezione della base dei fiori. Diametro degli involucri: 5–25 mm.

Fiori. I fiori sono tetra-ciclici (formati cioè da 4 verticilli: calicecorollaandroceogineceo) e pentameri (calice e corolla formati da 5 elementi). Si distinguono in:

  • fiori del raggio (esterni): da 5 a 21; sono femminili (pistillati); la forma è ligulata (zigomorfa);
  • fiori del disco (centrali): sono più numerosi (20-150) con forme brevemente tubulose (attinomorfe); sono ermafroditi o (raramente) funzionalmente maschili.
*/x K , [C (5), A (5)], G 2 (infero), achenio[10]
  • fiori del raggio: la forma della corolla alla base è più o meno tubulosa-imbutiforme, mentre all'apice è ligulata; la ligula termina con alcuni denti; le corolle sono marcescenti e fuse con gli acheni (raramente sono decidue) e spesso senza tubo; i colori sono giallo, arancio o rosso;
  • fiori del disco: la gola del tubo varia da urceolata a campanulata, talvolta è tubulosa e si apre gradualmente o improvvisamente all'infuori in 5 lobi terminali; i lobi, patenti o eretti, hanno una forma deltata o più o meno lanceolata; alla base delle gole spesso sono presenti diversi strati addizionali di cellule e sono prive di fasci fibrosi vascolari; i colori sono simili alle corolle del raggio.
  • Androceo: l'androceo è formato da 5 stami sorretti da filamenti generalmente liberi; i filamenti sono glabri, raramente papillosi. Le antere sono connate e formano un manicotto circondante lo stilo. Le antere, gialle, marrone o nere, sono provviste di appendici con tricomi ghiandolari. Le celle dell'endotecio sono fusiformi o isodiametriche, raramente sono quadrate o rotonde, con 1 - 5 ispessimenti polari, talvolta gli ispessimenti sono radiali. Il polline è sferico con un diametro medio di circa 25 micron; è tricolporato (con tre aperture sia di tipo a fessura che tipo isodiametrica o poro) ed è echinato (con punte sporgenti).
  • Gineceo: il gineceo è composto da due carpelli (sincarpici) formanti un ovario infero uniloculare. Lo stilo è unico e con due stigmi nella parte apicale; possiede inoltre due fasci vascolari. Le superfici stigmatiche degli stigmi sono fuse (raramente divise). Gli apici degli stigmi sono acuti.

Frutti. I frutti sono degli acheni con pappo. Gli acheni dei fiori del raggio sono obcompressi con forme a tre lati; il colore varia da nero a giallo paglierino; talvolta la superficie è striata e altre volte è provvista di tricomi uncinati. Gli acheni dei fiori del disco sono compressi con forme quadrate, talvolta sono alati. Il pappo è assente o formato da una o due scaglie disposte agli angoli dell'achenio.

Biologia

Riproduzione . Questa specie si riproduce per impollinazione tramite il vento (impollinazione anemogama).

Dispersione. La dispersione dei semi avviene inizialmente a causa del vento (dispersione anemocora); una volta caduti a terra sono dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (mirmecoria) o da altri animali (zoocoria); gli uncini delle brattee dell'involucro si agganciano ai peli degli animali di passaggio disperdendo così anche su lunghe distanze i semi della pianta.

Distribuzione e habitat

Le specie di questo genere sono distribuite in America. Altrove sono introdotte e naturalizzate. Il genere è originario del continente americano, in particolare del Messico.[3]

Tassonomia

La famiglia delle Asteracee (o Compositae, nomen conservandum) è la più numerosa del mondo vegetale, comprende oltre 23000 specie distribuite in 1720 generi.[11] La famiglia attualmente (2021) è divisa in 16 sottofamiglie; la sottofamiglia Asteroideae è una di queste e rappresenta l'evoluzione più recente di tutta la famiglia.[2][8][9]

Specie

Il genere comprende 25 specie:[3]

Sinonimi

Sono elencati alcuni sinonimi per questa entità:[3]

  • Crassina Scepin
  • Diplothrix DC.
  • Lepia Hill
  • Mendezia DC.
  • Tragoceros Kunth

Filogenesi

La sottoribù Zinniinae, all'interno della tribù, da un punto di vista filogenetico, occupa una posizione più o meno centrale. Le caratteristiche principali della sottotribù sono: le corolle dei fiori del disco non hanno delle fibre prominenti; le corolle dei fiori del raggio sono fuse con l'achenio, se i fiori sono sterili, allora le corolle dei fiori del disco sono profondamente lobate e i lobi sono densamente papillosi sulla faccia adassiale, oppure l'ovario dei fiori del raggio ha 3 piccole protuberanze e il ricettacolo ha una forma colonnare.[9]

Il genere Zinnia nella sottotribù occupa una posizione abbastanza centrale e si presenta monofiletico.[15]

Il genere tradizionalmente è suddiviso in due sottogeneri e alcune sezioni:[15]

  • subgenere Zinnia
  • sezione Zinnia: 3 specie tipo erbe annuali, fusti eretti, capolini più grandi e vistosi con una ampia distribuzione geografica (cromosomi: n = 12);
  • sezione Mendezia: 6 specie tipo annuali o perenni, spesso con infiorescenze piccole e distribuzione sull'altopiano meridionale del Messico (cromosomi: n = 10, 11, 12);
  • sezione Tragoceros: 5 specie tipo fiori piccoli, non ornamentali con distribuzione dal Messico (Sonora) al Nicaragua (cromosomi: n = 11);
  • subgenere Diplothrix: comprende 10 specie, tutte perenni arbustive o subarbustive, distribuite tra sud-ovest degli USA e nord del Messico (cromosomi: n = 10, con presenza di diploidi, tetraploidi e octoploidi).

Nota: a parte la sezione Tragoceros, tutti le altre risultano parafiletiche e quindi da ristrutturare. Dalle ricerche si evidenza inoltre una ibridazione antica tra il genere Heliopsis e Zinnia.[15]

Zinnia si è separato dal resto della sottotribù circa 15 milioni di anni fa, e si è diversifico principalmente in Messico, confermato come centro di origine della sottotribù. Quindi si sono avute espansioni successivamente verso il Sud America (Z. peruviana) e gli Stati Uniti sud-occidentali (Z. grandiflora, Z. acerosa, ecc.).[15]

Alcuni caratteri distintivi del genere:[9]

  • i fiori del disco sono funzionalmente maschili;
  • il pappo degli acheni dei fiori del raggio è assente o variamente formato, ma sempre privo di una finale ampia scaglia;
  • le corolle dei fiori del raggio spesso sono prive del tubo.

Il numero cromosomico delle specie di Zinnia è: 2n = 20, 22 e 24.[9]

Specie spontanee italiane

Specie presenti in Italia:[3][16]

  • Zinnia elegans L. - Zinnia: l'altezza massima della pianta è di 3 - 12 dm; il ciclo biologico è annuo; la forma biologica è terofita scaposa (T scap); il tipo corologico è Messico; l'habitat tipico gli ambienti antropizzati e i giardini; in Italia è una specie relativamente comune e si trova su tutto il territorio.

Usi

Si utilizzano nei giardini per aiuole e bordure o in vaso sui terrazzi. Grazie alla lunga durata dei capolini viene coltivata industrialmente per la produzione del fiore reciso.

Coltivazione

Piante resistenti e rustiche richiedono esposizione soleggiata, clima mite, terreno soffice anche asciutto.

Tra le specie coltivate si ricordano:

  • Zinnia acerosa, originaria del Messico e del Sud-ovest degli USA, pianta perenne, alta fino a 60 cm, con fiori bianchi simili a margherite
  • Zinnia angustifolia, originaria del Messico, pianta annuale alta fino a 45 cm, con foglie lanceolate
  • Zinnia haageana, originaria del Messico, che ha dato origine a numerose coltivazioni, a forma nana o gigante, con fiori doppi di varie dimensioni e dai colori brillanti, nelle varie tonalità di giallo, rosa e rosso
  • Zinnia linearis, con piccole corolle di colore giallo-arancione brillante e con ricche fioriture estive

Si moltiplicano in primavera con la semina, nelle zone a clima freddo sotto vetro trapiantandole a dimora cessato il periodo delle gelate.

Curiosità

La zinnia è stata la prima pianta a fiorire sulla Stazione spaziale internazionale il 15 gennaio 2016.[17]

Note

  1. ^ (EN) Zinnia L., su The International Compositae Alliance (TICA), 1759. URL consultato il 21 luglio 2026 (archiviato il 9 marzo 2026).
  2. ^ a b (EN) The Angiosperm Phylogeny Group, An update of the Angiosperm Phylogeny Group classification for the ordines and families of flowering plants: APG IV, in Botanical Journal of the Linnean Society, vol. 181, n. 1, 2016, pp. 1–20.
  3. ^ a b c d e (EN) Zinnia, su Plants of the World Online, Royal Botanic Gardens, Kew. URL consultato il 18 maggio 2026.
  4. ^ a b (EN) eFloras, su Flora of North America. URL consultato il 18 maggio 2026.
  5. ^ (EN) The International Plant Names Index, su ipni.org. URL consultato il 18 maggio 2026.
  6. ^ Strasburger 2007, pag. 860.
  7. ^ Judd 2007, pag. 517.
  8. ^ a b Funk & Susanna 2009, pag. 703.
  9. ^ a b c d e Kadereit & Jeffrey 2007, pag. 476.
  10. ^ Judd 2007, pag. 520.
  11. ^ (EN) Accepted genera of Asteraceae, su Plants of the World Online, Royal Botanic Gardens, Kew. URL consultato il 22/02/2026.
  12. ^ (EN) Zinnia acerosa (DC.) A.Gray, su The International Compositae Alliance (TICA), 1852. URL consultato il 21 luglio 2026 (archiviato il 21 luglio 2026).
  13. ^ (EN) Zinnia americana (Mill.) Olorode & A.M.Torres, su The International Compositae Alliance (TICA), 1971. URL consultato il 21 luglio 2026 (archiviato il 14 settembre 2025).
  14. ^ (EN) Zinnia angustifolia Kunth, su The International Compositae Alliance (TICA), 1818. URL consultato il 21 luglio 2026 (archiviato il 21 luglio 2026).
  15. ^ a b c d (EN) Samuel Victor Skibicki, Phylogenomics and Biogeography of Zinniinae (Asteraceae: Heliantheae) using plastome and nuclear datasets, West Virginia University, 2025, pp. 1-87.
  16. ^ Pignatti 2018, vol. 3, pag. 808.
  17. ^ Scott Kelly on Twitter, su Twitter. URL consultato il 18 gennaio 2016.

Bibliografia

Voci correlate

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