Deve una grande fama alla sua opera L'età della decodificazione. Oltre agli studi più strettamente aderenti al diritto civile l'autore ha legato il suo nome al tema della progressiva perdita della centralità del codice civile nel diritto privato (1978), arrivando a teorizzare e anche a dimostrare attraverso le sue opere dedicate al diritto delle successioni (1967) e alla riproduzione contrattuale (1970) la nascita e lo sviluppo di sotto-sistemi normativi, governati da principi propri.
Il suo articolato pensiero giuridico muove dall'analisi concettuale e formale degli istituti, da una strenua difesa della forma (ovvero delle procedure formali) come metodo di decisione nella governance privata e pubblica. Nelle sue ultime opere ha teorizzato il "nichilismo giuridico ontologico" come esito ineluttabile della post-modernità e della globalizzazione[7][8].
La sua analisi investe altresì il rapporto tra la codificazione e il ruolo del giurista. Irti ha sostenuto che la crisi del sistema codice porta a una messa in discussione del ruolo del giurista, che non trova più alle sue spalle una stabilità normativa. Alla caduta del codice la certezza del diritto può essere garantita solo da un ruolo forte della dottrina. Al di fuori dei codici, che vengono prodotti ed emanati da un'autorità legislativa, esistono le leggi speciali, che sono invece frutto di una negoziazione tra gli operatori di settore e il potere politico. Nascendo, di conseguenza, al di fuori di schemi di legittimazione democratica ordinaria.
La sua opera, inoltre, si è diretta verso il recupero delle ideologie politiche, oramai annientate dalla stretta della "tenaglia", da cui il titolo del suo saggio La tenaglia, costituita da un lato, dal potere dell'economia, quindi, dalla "tecnocrazia" e dall'altro, dalla religione, ossia dalla "clerocrazia".
Nel 2003 è stata pubblicata a Lima in Perù una versione in spagnolo della sua "Introduzione critica allo studio del diritto privato", corredata da note di diritto latinoamericano, a cura dei professori peruviani Leysser León Hilario e Rómulo Morales Hervias[9].
Nell'opera, Diritto senza verità, Irti ha portato a conclusione l'iter intrapreso con le opere Nichilismo giuridico ed Il salvagente della forma, facendosi latore di un vero e proprio neopositivismo giuridico, in cui il fondamento del diritto viene ancorato alla mera volontà dell'individuo, senza alcun riferimento a presunti valori o verità teologiche, metastoriche o metafisiche[10].
Nel 2017 un'edizione francese, con alcuni saggi inediti, del volume Nichilismo giuridico è apparsa presso l'editore parigino Dalloz con il titolo Le nihilisme juridique a cura di N. Hakim e P. Alvazzi del Frate[11].
Dal 10 ottobre 2021 al 4 dicembre 2022 è stato il curatore della rubrica "Lo Spettatore" nell'edizione domenicale de Il Sole 24 Ore[12].
«Di iniziativa del Presidente della Repubblica» — 21 novembre 2013[13]
Il 17 dicembre 2016 ha ricevuto all'unanimità le chiavi della città e la cittadinanza onoraria del Comune di Avezzano dalla giunta Di Pangrazio[14]. In tale città, al suo defunto figlio Nicola Irti sono dedicati due spazi della sede culturale polifunzionale Maria Montessori: la biblioteca Nicola Irti per gli studi storici, giuridici e sociali, e il salotto di città Nicola Irti (sala per conferenze, convegni, presentazioni etc).