Giorgio Raineri (Torino, 31 luglio 1927 – Torino, 12 ottobre 2012) è stato un architetto italiano.[1]

Giorgio Raineri (Torino, 31 luglio 1927 – Torino, 12 ottobre 2012) è stato un architetto italiano.[1]
Giorgio Raineri nacque a Torino in una famiglia di ingegneri e costruttori;[2] in città frequentò il Politecnico di Torino, dove si laureò, sotto la guida di Giovanni Muzio, in architettura nel 1949.[3] Presso il Politecnico Raineri tornò anche come docente, reggendo la cattedra di Composizione architettonica fino al 2004.[4][1]
A partire dai primi anni Cinquanta condivise attività professionale e studio - sito in via Sacchi 24 a Torino[3] - con il fratello Giuseppe, ingegnere civile. Nell'attività professionale Giorgio affidò in maniera sistematica al fratello la risoluzione dei problemi relativi ai calcoli strutturali, integrando le capacità di Giuseppe con la propria ricerca formale;[5] cosa che portò a sperimentazioni innovative, come le coperture a guscio autoportante, che vennero implementate per la prima volta nel progetto della casa di Serravalle Sesia del 1954.[6]
Nonostante la frequentazione del gruppo di giovani architetti gravitanti intorno alla rivista Casabella - Continuità, diretta da Ernesto Nathan Rogers,[6] Raineri intraprese un percorso progettuale autonomo, in cui la ricerca teorica e il recupero dei materiali della tradizione si affiancarono a un'innovazione formale e tecnologica, scelte che lo portarono a spaziare dal neoliberty al confronto con grandi complessi civili, religiosi e industriali.[2]
Nel periodo compreso tra il 1951 e il 1977 Raineri sviluppò un'intensa ricerca sul tema dell'abitazione unifamiliare nelle colline piemontesi e sulle Alpi, delineando una vera e propria "poetica del quotidiano", influenzata dalla lettura di autori come Rainer Maria Rilke e Gaston Bachelard. I suoi progetti residenziali del periodo si caratterizzavano per il loro rigore geometrico, basato prevalentemente sulla forma quadrata, sull'articolazione spaziale mediante raumplan e sull'utilizzo di coperture a guscio o volte industriali. Questi elementi definirono la ricerca di Raineri, incentrata sul senso intimo dell'abitare, e attirarono l'attenzione di critici e architetti coevi come Vittorio Gregotti per la casa ad Eremo Torinese del 1951, Aldo Rossi per la casa a Superga del 1955 e Fulvio Irace per la casa a Mondovì del 1977, progettata in collaborazione con Lorenzo Mamino.[6]
Durante la sua carriera Raineri ricevette diversi riconoscimenti, tra cui tre premi In/Arch negli anni sessanta e il Premio Presidente della Repubblica per l'Architettura nel 1993; inoltre, sempre nel 1993, fu nominato accademico dell'Accademia Nazionale di San Luca di Roma.[3] I suoi progetti furono inoltre esposti in musei e istituzioni internazionali, tra i quali il Centre Pompidou di Parigi, il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid, il Solomon R. Guggenheim Museum di New York, la Biennale di Venezia e il Lingotto di Torino.[4][1] Morì a Torino nell'ottobre del 2012.[1]

Di seguito un elenco delle principali opere realizzate da Giorgio Raineri:[4][2][3][1][6]
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