Angelo Beccaria (Torino, maggio 1820 – Torino, 14 gennaio 1897) è stato un pittore italiano attivo in Piemonte e specializzato in paesaggi.
Angelo Beccaria (Torino, maggio 1820 – Torino, 14 gennaio 1897) è stato un pittore italiano attivo in Piemonte e specializzato in paesaggi.

A partire dai 18 anni si formò all'Accademia Albertina sotto Giovanni Battista Biscarra. Da giovane fu colpito da un episodio di perdita della vista, ma continuò a dipingere; la malattia lo convinse ad abbandonare la pittura figurativa per dedicarsi alla paesaggistica, formandosi sotto la guida di Massimo d'Azeglio e Alexandre Calame.[1] Fu collega di Carlo Piacenza ed Edoardo Perotti, con cui si recava in Val d'Aosta per dipingere all'aperto. Fu precettore per diverse famiglie aristocratiche torinesi, tra cui anche per diversi membri della famiglia reale, compresi i principi Amedeo e Oddone e le principesse Clotilde e Maria Pia.[2] Uno dei suoi allievi fu Giuseppe Camino.
Espose le sue opere alla Società promotrice delle Belle Arti di Torino sin dal 1843, con una presenza costante fino al 1860, e poi nuovamente dal 1864 al 1896, pur con qualche interruzione. Nello steso periodo (1863-1873) espose anche al Circolo degli Artisti di Torino.[1]
In età avanzata Beccaria intraprese azioni filantropiche: fece costruire l’asilo di Sciolze e lasciò il suo patrimonio in eredità all'Istituto Sanitario dei Rachitici “Regina Maria Adelaide” di Torino, dove morì nel 1897 e dove, nel 1899, fu posizionato in suo onore un monumento in bronzo ad opera di Tancredi Pozzi, la cui epigrafe cita "Ad Angelo Beccaria, che visse chiaro nei fasti dell’arte e morì insigne nei fasti della beneficenza ".[3]
Tra le sue opere si ricordano Il mattino; La vita rustica; Passeggiata nel parco; Le Fienaiole di Val Sesia; L'approssimarsi del temporale; Il Guado; Il Crepuscolo; Betulle; e una serie di acquerelli.[4]

Lo stile di Beccaria è considerato più ancorato al vedutismo decorativo del '700 che tendente ai modi rinnovati della paesaggistica piemontese dell'800. L'influenza dello stile romantico di Alexandre Calame, anche per il tramite di Edoardo Perotti, che con Calame aveva lavorato a Ginevra, lo portò a sviluppare una concezione idilliaca del paesaggio, mancando una completa adesione al naturalismo.[1]
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