Teme Sejko (Konispol, 25 agosto 1922 – Tirana, 31 maggio 1961) è stato un ammiraglio albanese.
| Teme Sejko | |
|---|---|
| Nascita | Konispol, |
| Morte | Tirana, |
| Cause della morte | Esecuzione per fucilazione |
| Dati militari | |
| Paese servito | |
| Forza armata | Esercito di Liberazione Nazionale Forca Detare |
| Anni di servizio | 1943 - 1960 |
| Grado | Contrammiraglio |
| Guerre | Seconda guerra mondiale |
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Teme Sejko (Konispol, 25 agosto 1922 – Tirana, 31 maggio 1961) è stato un ammiraglio albanese.
Nacque a Konispol, nel Principato d'Albania, il 25 agosto 1922 da Mehmet Sejko, possidente e attivista per l'indipendenza e l'unificazione della Ciamuria all'Albania, e Shyqëranie Taka; la sua famiglia era originaria di Filiates, in Ciamuria, e di religione musulmana. Aveva due fratelli, Taho e Sulo, e due sorelle, Nurie e Merushe.
Durante la seconda guerra mondiale intorno al 1943 si unì all'Esercito di Liberazione Nazionale e fu tra i fondatori del Battaglione Ciamuria. Dopo la guerra, promosso al grado di colonnello, fu a capo del Servizio d'intelligence dello Stato maggiore albanese, occupandosi dell'invio di agenti sotto copertura in Jugoslavia; successivamente studiò in Unione Sovietica presso l'Accademia militare "M.V. Frunze" tra il 1947 e il 1949 e poi presso l'Accademia militare dello stato maggiore dell'Armata Rossa "K.E. Vorošilov" tra il 1957 e il 1958. Divenuto comandante della marina militare albanese, nel 1959 fu promosso al grado di contrammiraglio.[1]
Il 28 luglio 1960 fu arrestato dalla Sigurimi nell'ufficio del Ministro della difesa Beqir Balluku a Tirana poiché sospettato di far parte di una cospirazione per rovesciare il regime socialista di Enver Hoxha insieme a Tahir Demi; secondo i sospetti di Hoxha, i due avrebbero fatto parte di un complotto ordito da Jugoslavia, Grecia e NATO in coordinamento con la Sesta flotta statunitense.
Fu processato con l'accusa di tradimento e condannato alla fucilazione, venendo ucciso il 31 maggio 1961. Secondo la testimonianza del colonnello della Sigurimi Qemal Birçe, dopo la sua condanna fu internato in un luogo desolato nella periferia di Tirana e fu torturato venendo percosso per un'intera giornata con dei bastoni da più persone; accortisi che il prigioniero non dava più segni di vita, i suoi carcerieri si assicurarono che fosse morto prima impiccandolo e poi colpendolo ripetutamente alla testa con un piccone per poi seppellirlo in una fossa anonima sulle colline nei pressi di Linzë. La versione di Birçe sarebbe stata confermata anche dall'ex Ministro dell'interno Kadri Hazbiu durante il suo processo avvenuto nel 1983.[2]
Dopo la sua morte, suo fratello minore Sulo, convocato dalle autorità del regime, tentò il suicidio nel 1962 tagliandosi le vene dei polsi e poi si uccise nel febbraio 1963 annegandosi in un pozzo. Suo fratello Taho fu invece condannato a morte e fucilato nel marzo 1962. Successivamente nel 1974 il figlio di Teme, Sokol Sejko, fu condannato a morte e giustiziato mentre la moglie Shpresa si suicidò poco dopo l'arresto del figlio lanciandosi nel vuoto dal quarto piano di un palazzo. Suo figlio maggiore Rajmond Sejko fu invece arrestato nel febbraio 1975 e condannato a otto anni di carcere nella prigione di Spaç seguiti da ulteriori sette anni di internamento.[3]
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