La provenienza o provenance (dal francese provenir, "venire da") è la cronologia della proprietà, della custodia o della collocazione di un oggetto storico

La provenienza o provenance (dal francese provenir, "venire da") è la cronologia della proprietà, della custodia o della collocazione di un oggetto storico[1].
Il termine viene impiegato in un'ampia varietà di campi tra cui arte, archeologia, paleontologia, archivistica, economia, informatica, collezionismo, antiquariato, architettura e ricerca scientifica.
Lo scopo principale della ricostruzione della provenienza di un oggetto è fornire informazioni e prove sul contesto in cui è stato prodotto o scoperto. Essa permette inoltre di ricostruirne, per quanto possibile, la storia successiva, comprese le successioni di proprietà, custodia e luoghi di conservazione. Questa pratica è particolarmente utile per aiutare ad autenticare gli oggetti. A tal fine possono essere utilizzate anche tecniche comparative, pareri di esperti e risultati di test scientifici, ma la ricostruzione della provenienza è prevalentemente una questione di documentazione. Il termine è attestato in inglese a partire dagli anni 1780. La provenienza è concettualmente paragonabile al termine giuridico "catena di custodia".
Per i musei e il mercato dell'arte, oltre ad aiutare a stabilire l'autore e l'autenticità di un oggetto, la provenienza è diventata sempre più importante per determinare la validità morale e legale della catena di custodia, dato il crescente numero di opere d'arte saccheggiate.
Per esempio, un'opera può essere stata venduta legalmente, ma se in passato è stata rubata, saccheggiata o sottratta illegalmente a una comunità o a una famiglia, la sua provenienza può essere moralmente problematica.
Queste problematiche sono diventate particolarmente rilevanti per le opere passate di mano nelle aree europee controllate dai nazisti prima e durante la seconda guerra mondiale. Molti musei hanno iniziato a compilare registri proattivi di tali opere e della loro storia. In epoca moderna, le stesse preoccupazioni si sono estese alle opere d'arte africana, spesso esportate illegalmente, e alle antichità provenienti da molte parti del mondo, in particolare dall'Iraq e successivamente dalla Siria[2].
In archeologia e paleontologia, il termine derivato "provenienza di ritrovamento" viene usato con un significato correlato ma molto specifico. Indica il luogo in cui un manufatto o un altro oggetto antico è stato trovato. Nelle ricerche moderne, tale posizione viene registrata con coordinate spaziali precise. La provenienza comprende invece l'intera storia documentata di un oggetto[3]. Un reperto può quindi avere sia una provenienza di ritrovamento sia una provenienza storica.
La provenienza delle opere d'arte, degli oggetti d'antiquariato e delle antichità è di grande importanza, soprattutto per il proprietario. Una buona provenienza aumenta infatti il valore di un'opera e può aiutare a confermarne la datazione, l'autore e, soprattutto nel caso dei ritratti, il soggetto rappresentato. Può confermare se un'opera appartiene realmente al periodo storico a cui sembra riferirsi. Può anche aiutare a risolvere dispute sulla proprietà. Per esempio, ricostruire la provenienza di un'opera realizzata tra il 1933 e il 1945 è utile per capire se possa essere stata sottratta o saccheggiata durante il periodo nazista[4].
Le prove documentali della provenienza di un oggetto possono contribuire a stabilire che esso non sia stato alterato e che non si tratti di un falso, di una riproduzione o di un'opera rubata o saccheggiata. La provenienza aiuta inoltre ad attribuire l'opera a un artista conosciuto, e una storia documentata può essere utile per dimostrare la proprietà. Un esempio di provenienza dettagliata è offerto dal Ritratto dei coniugi Arnolfini[5].
La provenienza è particolarmente importante per oggetti da collezione dove autenticità, valore economico e rischio di falsi sono elevati[6][7]. Le categorie più comuni sono[8][9]:
La qualità della provenienza di un'opera d'arte può influire notevolmente sul suo prezzo di vendita sul mercato. Ciò dipende dal grado di certezza della provenienza, dallo status dei precedenti proprietari come collezionisti e, in molti casi, dalla solidità delle prove che dimostrano che l'oggetto non sia stato scavato illegalmente o esportato da un altro paese. La provenienza di un'opera d'arte può variare enormemente per lunghezza e dettaglio, a seconda del contesto o delle informazioni disponibili: può andare da un semplice nome fino a una voce in un catalogo accademico composta da migliaia di parole.
Una provenienza certificata da un esperto può fare la differenza tra un oggetto privo di valore e uno che vale molto. Tuttavia, le certificazioni stesse possono essere messe in discussione. Jacques van Meegeren falsificò opere attribuite a suo padre Han van Meegeren, il quale aveva a sua volta falsificato opere di Jan Vermeer. Jacques produceva talvolta certificati insieme ai suoi falsi, dichiarando che l'opera era stata creata da suo padre[10].
John Drewe riuscì a far riconoscere come autentici numerosi dipinti falsi, che sarebbero stati facilmente smascherati da analisi scientifiche. Per renderli credibili, costruì una provenienza fittizia attraverso la contraffazione di lettere, documenti e persino registrazioni in cataloghi di mostre precedenti. Grazie a questa documentazione artefatta, gallerie e mercanti finirono per accettare le opere come autentiche[11].
Talvolta la provenienza di un oggetto può essere dimostrata anche da una semplice fotografia che lo ritrae insieme al suo proprietario originario. Una prova di questo tipo, pur essendo essenziale, può aumentarne notevolmente il valore, soprattutto se il proprietario era una persona famosa. Molti oggetti venduti all'asta hanno superato (anche di molto) le stime previste grazie a fotografie che li ritraevano accanto a personaggi celebri. Alcuni esempi includono oggetti d'antiquariato appartenuti a politici, musicisti, artisti o attori[12].
Nel contesto del dibattito sulla restituzione dei beni culturali provenienti dalle collezioni di epoca coloniale, a partire dal 2021 il Museo reale per l'Africa Centrale in Belgio iniziò a rendere pubbliche, all'interno della propria esposizione permanente, informazioni relative alla provenienza di questi oggetti.[13]

L'obiettivo della ricerca di provenienza è ricostruire la storia dei passaggi di possesso e detenzione di un'opera, accompagnata, quando possibile, da relative prove documentarie, dalla sua creazione o prima apparizione documentata fino ai giorni nostri. È frequente che tale ricostruzione presenti lacune o documenti mancanti. La provenienza documentata può inoltre includere informazioni sulle esposizioni in mostre e rimandare alla bibliografia critica in cui l'opera è stata discussa o riprodotta.
Quando la ricerca procede a ritroso, per scoprire la provenienza precedente di un'opera la cui collocazione e proprietà attuali sono note, è importante registrare i dettagli fisici dell'opera: stile, soggetto, firma, materiali, dimensioni, cornice e così via[14]. I titoli delle opere e l'attribuzione a un determinato artista possono cambiare nel tempo. Le dimensioni e la descrizione dell'opera possono essere utilizzate per identificare eventuali menzioni di essa in documenti storici precedenti.
Il retro può contenere importanti informazioni sulla provenienza. Possono esserci marchi di esposizioni, timbri di mercanti, etichette di gallerie e altri indizi relativi ai precedenti proprietari. Possono anche essere presenti etichette di spedizione. Nel programma televisivo della BBC Fake or Fortune?, la provenienza del dipinto Bords de la Seine à Argenteuil fu investigata utilizzando un'etichetta di galleria e una di spedizione presenti sul retro. Le prime informazioni sulla provenienza possono talvolta essere indicate da un cartellino, cioè una rappresentazione trompe-l'œil di un'etichetta scritta aggiunta sulla parte anteriore del dipinto[15]. Tuttavia, tali elementi possono essere falsificati, sbiadire oppure essere coperti dalla pittura.
Se un'opera è rimasta in mani private per un lungo periodo ed è stata esposta in una dimora storica, potrebbe essere registrata in un inventario. Un esempio è il Lumley Inventory, un inventario di collezioni artistiche compilato alla fine del XVI secolo per John Lumley, collezionista inglese[18].
Un'opera può anche essere stata descritta da un visitatore che ne abbia successivamente scritto, oppure menzionata in un testamento o in un diario. Se acquistata da un mercante o trasferita tramite una vendita privata, possono inoltre esistere fatture o ricevute utili a documentarne la provenienza. Quando l'artista è noto, potrebbe esistere un catalogue raisonné che elenca tutte le opere conosciute dell'artista e la loro collocazione al momento della redazione. Un database di catalogues raisonnés è disponibile presso la International Foundation for Art Research[19].
Fotografie storiche possono essere discusse e illustrate in opere più generali dedicate all'artista, al periodo o al genere artistico. Allo stesso modo, una fotografia di un'opera può mostrare iscrizioni o firme successivamente perdute a causa di restauri eccessivamente invasivi. Al contrario, una fotografia può mostrare che un'iscrizione non era visibile in una data precedente.

Ad esempio, uno degli aspetti controversi del cosiddetto "Ritratto di Rice" (dal nome del proprietario Henry Rice che nel 1994 tentò di venderlo alla National Portrait Gallery) di Ozias Humphry riguarda presunte iscrizioni che identificano l'artista e il soggetto ritratto. Vi sono infatti tracce deboli o ambigue che alcuni interpretano come scritte significative e altri considerano invece accidentali o successive. In questo caso, la provenienza è centrale perché riguarda la storia documentata del dipinto: chi lo ha posseduto, come è stato tramandato e quali prove collegano l'opera a Jane Austen quando aveva circa 13 anni. I sostenitori dell'autenticità affermano che la catena di proprietà sia continua fin dall'Ottocento e che il quadro sia sempre stato identificato all'interno della famiglia come un ritratto di Austen. I critici, invece, ritengono che questa provenienza non sia sufficiente a dimostrare con certezza né l'identità della figura ritratta né la datazione del dipinto[20].
Altri esempi di provenienza rilevanti sono:

La provenienza nell'archivistica (conosciuta anche come storia custodiale) si riferisce agli individui, ai gruppi o alle organizzazioni che hanno originariamente creato o ricevuto i documenti appartenenti a un insieme archivistico, nonché alla successiva catena di custodia di tali documenti[24].
Il principio della provenienza, chiamato anche "principio dell'integrità archivistica", è considerato una componente essenziale del più ampio principio del respect des fonds. Esso stabilisce che i documenti provenienti dalla stessa fonte o dallo stesso fondo archivistico debbano essere mantenuti uniti fisicamente quando possibile, e comunque sul piano intellettuale, cioè nella descrizione archivistica, nella catalogazione e negli strumenti di ricerca. Al contrario, documenti di diversa provenienza devono essere conservati e documentati separatamente.
Nella pratica archivistica, la provenienza viene garantita attraverso sistemi di controllo che documentano la storia dei documenti conservati negli archivi. Tali sistemi registrano non solo l'origine dei documenti, ma anche tutti gli interventi e i cambiamenti avvenuti nel tempo, come spostamenti, riordini, restauri, digitalizzazioni, modifiche della descrizione archivistica o aggiornamenti dei sistemi di conservazione. In questo modo è possibile mantenere traccia del contesto originario dei documenti e assicurarne autenticità e integrità.
I principi della provenienza archivistica furono sviluppati nel XIX secolo sia da archivisti francesi sia prussiani e ottennero ampia accettazione grazie alla loro formulazione nel Manual for the Arrangement and Description of Archives degli archivisti di stato olandesi Samuel Muller, J. A. Feith e R. Fruin, pubblicato nei Paesi Bassi nel 1898 e spesso indicato come il "Manuale olandese"[25].
Con l'avvento degli archivi digitali, studiosi come Seamus Ross hanno sostenuto la necessità di adattare i principi tradizionali della provenienza alla conservazione e alla curatela digitale[26].
provenienza è anche il titolo della rivista pubblicata dalla Society of Georgia Archivists[27].
Nel caso dei libri, lo studio della provenienza riguarda la storia delle singole copie, analizzandone i passaggi di proprietà e le tracce lasciate dai lettori che testimoniano il loro utilizzo e la loro interazione con il testo[28][29].
Gli studi sulla provenienza possono far luce sui libri stessi, fornendo prove del ruolo che determinati titoli hanno avuto nella storia sociale, intellettuale e letteraria. Tali studi possono inoltre ampliare la conoscenza dei proprietari dei libri. Per esempio, esaminare i libri posseduti da uno scrittore può aiutare a comprendere quali opere abbiano influenzato il suo pensiero.
Molti studi sulla provenienza hanno un orientamento storico e si concentrano sui libri appartenuti a scrittori, politici e personaggi pubblici. Tuttavia, viene studiata anche la storia proprietaria più recente dei libri, così come le tracce lasciate dall'interazione di lettori comuni o anonimi con i testi[30][31].
La provenienza può essere studiata sia attraverso l'esame diretto dei libri (ad esempio osservando iscrizioni, annotazioni a margine, ex libris, versi manoscritti e legature) sia facendo riferimento a fonti esterne, come i cataloghi d'asta[28].
La provenienza viene spesso autenticata prima che uno strumento musicale venga inserito in un museo, venduto all'asta o valutato in sede ereditaria o giudiziaria[32]. Ciò avviene soprattutto quando lo strumento possiede un valore storico legato a un compositore, un interprete, un evento o un luogo celebre. Nel caso di sculture o opere artistiche incorporate nella struttura dello strumento, gli esperti possono provenire dal settore della valutazione artistica e appartenere ad associazioni professionali come la American Society of Appraisers o la International Society of Appraisers[33].
Per esempio, il pianoforte utilizzato da Wolfgang Amadeus Mozart negli ultimi dieci anni della sua vita è esposto al Mozarteum, uno dei numerosi pianoforti storici conservati nei musei di tutto il mondo. Il pianoforte Steinway & Sons numero 300.000, donato al presidente Franklin D. Roosevelt da Theodore Steinway a nome della propria famiglia, è esposto alla Casa Bianca. È uno dei numerosi pianoforti storici il cui valore è accresciuto anche da elementi artistici, sculture o soluzioni di design integrati nella cassa armonica. Presenta infatti gambe scolpite a forma di aquile dorate e figure dipinte sul corpo dello strumento[34].
Per uno strumento, la provenienza può essere stabilita iniziando dall'autenticazione della marca di fabbricazione e del numero di serie, che generalmente permettono di identificarne l'età. Possono contribuire ad autenticare la provenienza anche:
Gli strumenti musicali possono essere venduti per cifre molto alte quando la loro provenienza è sufficientemente importante da aumentarne il valore ben oltre quello dello strumento musicale in sé[35].
Quando devono essere prese decisioni giudiziarie nell'ambito di un fallimento, oppure prima che uno strumento venga messo all'asta, vengono generalmente incaricati esperti di autenticare la provenienza. Lo stesso accade quando un'istituzione educativa deve stabilire il valore di un atto fiduciario costituito tramite la donazione di uno strumento.
La ricerca sulla provenienza degli strumenti è diventata un campo di studio, con specialisti in possesso di lauree in discipline collegate alla musica o all'arte, unite a formazione professionale ed esperienza nel settore.
La maggior parte degli esperti appartiene ad associazioni professionali. Per esempio, l'esperta di conservazione Karen Earle Lile e il compositore e storico Kendall Ross Bean, membri della Preservations Artisans Guild, furono scelti dalla Mercersburg Academy per ricercare e autenticare la provenienza del pianoforte Lennon–Ono–Green–Warhol prima che fosse messo in vendita per finanziare un fondo fiduciario destinato a future borse di studio per studenti. Poiché questo pianoforte era stato coinvolto in una causa legale nel 2000 e aveva ricevuto ampia copertura mediatica come il "Lost Lennon Piano", la ricerca sulla provenienza svolta da Lile e resa pubblica dalla Alex Cooper Auctioneers divenne oggetto di numerosi articoli di giornali e riviste[36][37].
Altri esempi di provenienza rilevanti sono:
Nelle compravendite di vini antichi con il potenziale di migliorare con l'invecchiamento, la provenienza ha una certa influenza sulla valutazione del contenuto di una bottiglia, sia in termini di qualità sia per quanto riguarda il rischio di frode enologica. Una storia documentata delle condizioni della cantina in cui il vino è stato conservato è preziosa per stimare la qualità di un'annata vecchia[39].
Il termine provenienza viene utilizzato anche per oggetti non artistici e memorabilia sportive. La provenienza viene ricostruita tramite documenti, fotografie, registri, numeri seriali e testimonianze. Una documentazione verificabile può aumentare significativamente il valore storico ed economico dell'oggetto[40][41].
Numerosi oggetti apparentemente privi di valore sono diventati molto costosi dopo essere stati collegati a personaggi celebri o eventi storici[42][43].
Il mercato della memorabilia è tuttavia soggetto a falsificazioni; per questo motivo l'autenticazione viene spesso affidata a esperti, archivi storici e case d'asta specializzate[44].
Nel caso dell'architettura, la provenienza non riguarda soltanto "chi ha costruito" un edificio, ma anche:
La ricostruzione della provenienza avviene tramite documenti storici, registri catastali, mappe, fotografie d'epoca, iscrizioni, analisi dei materiali e studi archeologici[45][46][47].
I ricercatori in archeologia e antropologia utilizzano il termine provenience (talvolta tradotto come "luogo di rinvenimento") per indicare il punto esatto in cui un manufatto, un osso o altri resti, un campione di terreno o una struttura sono stati scoperti all'interno di un sito antico, mentre il termine "provenienza" comprende l'intera storia documentata dell'oggetto.
Idealmente, negli scavi moderni, il luogo di rinvenimento viene registrato in tre dimensioni su una griglia del sito nel modo più preciso possibile e può anche essere documentato tramite video, così da fornire ulteriori prove e contesto. Nei lavori più antichi, spesso svolti da dilettanti, può essere noto soltanto il sito generale o un'area approssimativa, specialmente quando un reperto è stato trovato al di fuori di uno scavo professionale e la sua posizione specifica non è stata registrata. Il termine provenience comparve negli anni Ottanta dell'Ottocento, circa un secolo dopo provenienza. Al di fuori dei contesti accademici, è stato usato come variante sinonimica di provenienza, soprattutto nell'inglese americano[48][48].
I metodi analitici digitali sono stati applicati anche alla ricostruzione del contesto archeologico di rinvenimento. Per esempio, uno studio del 2025 ha impiegato confronti tridimensionali ad alta risoluzione delle superfici di manufatti dell'antico Egitto per identificare oggetti realizzati con lo stesso stampo. Questo ha permesso di riconoscere collegamenti tra reperti dispersi e di riconsiderarne il contesto originario[49][50].
Ogni oggetto antico può possedere sia un luogo di rinvenimento, cioè il punto in cui è stata trovata, sia una provenienza, cioè la storia dei luoghi e dei proprietari successivi al ritrovamento. Una sintesi della distinzione afferma che "il luogo di rinvenimento è un punto fisso, mentre la provenienza può essere considerata l'itinerario seguito da un oggetto mentre passa di mano in mano". Un'altra metafora paragona il luogo di rinvenimento al "luogo di nascita" del reperto e la provenienza al suo "curriculum"[51]. Tuttavia, questa distinzione può risultare imprecisa, poiché molti manufatti nacquero come beni commerciali prodotti in una regione, ma furono utilizzati e infine depositati in un'altra.
Oltre alla precisione scientifica, la necessità di distinguere i due concetti viene spiegata anche così da K. Kris Hirst, archeologa e antropologa[51]:
Gli archeologi non si preoccupano di chi abbia posseduto un oggetto; sono più interessati al contesto dell'oggetto all'interno della comunità dei suoi utilizzatori. […] Ci interessa sapere perché una moneta romana sia comparsa in un relitto quattrocento anni dopo essere stata coniata; mentre gli storici dell'arte spesso non se ne preoccupano, poiché possono generalmente identificare la zecca grazie alle informazioni impresse sulla superficie. "È una moneta romana, cos'altro dobbiamo sapere?", direbbe uno storico dell'arte; "Il commercio marittimo nel Mediterraneo tardo-romano", risponderebbe un archeologo. […] Per uno storico dell'arte la provenienza è importante per stabilire la proprietà, mentre per un archeologo il luogo di rinvenimento è importante per stabilire il significato.
In questo contesto, il termine provenienza può indicare non solo il luogo e le circostanze del ritrovamento di un oggetto, ma anche la storia completa dei suoi spostamenti e della sua proprietà nel tempo, come avviene nella storia dell'arte[51]. In alcuni casi (ad esempio quando un reperto presenta iscrizioni oppure è menzionato in documenti coevi) è possibile ricostruire una provenienza antica, cioè una storia documentata che precede la ricerca moderna. A questa si aggiungono poi il luogo di rinvenimento archeologico e la provenienza moderna, relativa alla conservazione, alla gestione o all'esposizione dell'oggetto dopo la sua acquisizione.
Le prove della provenienza, intesa in senso ampio, sono molto importanti in archeologia. I falsi non sono rari e, in altri casi, i reperti vengono rimossi dal loro contesto originale senza una documentazione adeguata, con conseguente perdita di informazioni sulla loro origine e una riduzione del loro valore scientifico. Anche quando gli oggetti sembrano essere stati scoperti in situ, essi vengono comunque trattati con cautela. Infatti, il contesto di rinvenimento non sempre riflette fedelmente la situazione originaria: gli strati stratigrafici possono essere stati alterati da erosione, terremoti, attività edilizie antiche o altri disturbi del sito.
I manufatti possono essere trasferiti lontano dal loro luogo d'origine molto prima della loro riscoperta, ad esempio attraverso saccheggi o commerci. Per questo motivo, molti Paesi di origine hanno introdotto leggi che vietano o regolano il commercio del patrimonio culturale. Spesso sono quindi necessarie ulteriori ricerche per stabilire la reale provenienza di un reperto e il suo status legale, distinguendo tra il luogo preciso del ritrovamento e la sua storia complessiva di circolazione e conservazione.
Nella paleontologia e nella paleoantropologia si riconosce che anche i fossili possono essere spostati dal loro contesto originario. In alcuni casi vengono rinvenuti in depositi che, solo in apparenza, sembrano essere il loro luogo di origine, perché possono essere stati trasportati, ad esempio, dall'erosione di affioramenti vicini ma differenti. Non è però sempre chiaro quanto rigorosamente venga mantenuta la distinzione tra luogo di rinvenimento e provenienza, poiché l'uso dei termini varia tra contesti divulgativi e specialistici. Un breve glossario dell'American Museum of Natural History, rivolto soprattutto a studenti, tratta infatti i due termini come sinonimi, mentre nella letteratura paleontologica specialistica il termine provenience viene spesso usato con lo stesso significato preciso adottato in archeologia e paleoantropologia[52].
Sebbene i dettagli esatti del luogo di rinvenimento siano principalmente utili ai ricercatori scientifici, la maggior parte dei musei di storia naturale e archeologia compie grandi sforzi anche per documentare il modo in cui gli oggetti delle proprie collezioni siano stati acquisiti. Questi registri sono spesso utili per stabilire una catena di provenienza.

Nell'uso geologico del termine, la provenienza si riferisce all'origine o all'area sorgente delle particelle presenti in una roccia, più comunemente nelle rocce sedimentarie. Non riguarda invece le circostanze della raccolta della roccia stessa[53][54][55].
La provenienza di un'arenaria, in particolare, può essere valutata determinando la proporzione di quarzo, feldspato e frammenti litici presenti nel campione.
La "provenienza dei semi" indica la località geografica della pianta madre da cui i semi sono stati raccolti. Nel contesto del restauro ecologico, si riferisce a una strategia di approvvigionamento basata sull'origine geografica delle fonti di semi, poiché ogni provenienza può rappresentare il materiale genetico tipico di quella località[56].
La "provenienza locale" è una posizione sostenuta da alcuni ecologi, secondo cui in una determinata area dovrebbero essere piantati esclusivamente semi di origine locale. Tuttavia, questa visione si basa sull'ipotesi che le popolazioni siano sempre adattate alle condizioni locali, ipotesi non sempre verificata. Si sostiene quindi che i semi locali siano meglio adattati all'ambiente circostante e che si eviti così la depressione da incrocio esterno[57].
I biologi evoluzionisti hanno però osservato che un'adesione troppo rigida alla raccolta basata sulla provenienza non sempre costituisce una scelta saggia, poiché[57][58][59][60]:
Le prove di provenienza, nelle quali materiali provenienti da origini differenti vengono piantati nello stesso luogo oppure in diverse località che coprono varie condizioni ambientali, costituiscono un metodo utile per evidenziare la variazione genetica tra le provenienza. Esse contribuiscono inoltre a comprendere come le diverse provenienza reagiscano a differenti condizioni climatiche e ambientali, offrendo quindi conoscenze utili per selezionare strategicamente le provenienza migliori per l'adattamento ai cambiamenti climatici[61].
Le ricerche scientifiche vengono generalmente considerate di buona provenienza quando sono documentate con un livello di dettaglio sufficiente a consentirne la riproducibilità[62][63]. I sistemi di gestione dei flussi di lavoro scientifici aiutano scienziati e programmatori a tracciare i dati attraverso tutte le trasformazioni, analisi e interpretazioni[64]. I set di dati sono affidabili quando i processi che li generano sono riproducibili e analizzabili per individuare eventuali difetti[65].
Nell'informatica, il termine "provenienza" viene utilizzato per indicare l'origine dei dati, cioè la loro origine e le trasformazioni subite. La ricerca moderna ha esteso il concetto di causalità includendo anche i processi che agiscono sui dati e gli agenti responsabili di tali processi. Il termine viene utilizzato anche per tracciare l'origine di beni come l'hardware informatico, con l'obiettivo di verificarne l'autenticità ed escludere la presenza di contraffazioni.
Organismi di standardizzazione del web semantico, tra cui il World Wide Web Consortium (W3C), hanno approvato nel 2014 un modello standard per la rappresentazione della provenienza dei dati noto come PROV[66], derivato da sistemi precedenti come il Proof Markup Language[67] e l'Open provenienza Model[68].
L'interoperabilità rappresenta un obiettivo della maggior parte delle teorie e dei modelli moderni di provenienza informatica. Sia il vocabolario OPM sia l'ontologia PROV fanno ampio uso di modelli di metadati come Dublin Core e di tecnologie del web semantico come Web Ontology Language. La pratica corrente si basa principalmente sul modello dati PROV del W3C, successore dell'OPM.
Esistono diverse implementazioni open source per la cattura della provenienza a livello di sistema operativo, tra cui CamFlow, Progger e SPADE[69][70][71]. La provenienza a livello di sistema operativo ha suscitato interesse soprattutto nella comunità della sicurezza informatica, in particolare per lo sviluppo di nuove tecniche di rilevamento delle intrusioni.
Esistono inoltre implementazioni specifiche per linguaggi di programmazione e scripting, come RDataTracker per il linguaggio R e NoWorkflow per Python[72].
La provenienza del software comprende l'origine del software stesso e i termini della sua licenza. Per esempio, quando si incorpora in un'applicazione un componente software libero, open source o proprietario, può essere necessario conoscerne la provenienza per garantire il rispetto dei requisiti di licenza e comprenderne correttamente le caratteristiche tecniche e legali.
I ricercatori nel campo della sicurezza informatica sono interessati alla provenienza dei dati perché essa permette di analizzare dati sospetti e rendere trasparenti grandi sistemi opachi[65].
Esempi di iniziative attuali per gestire, condividere e riutilizzare i dati ecologici includono i progetti National Science Foundation DataNet, DataONE, Data Conservancy e lo U.S. Global Change Research Program[73]. Alcuni consorzi accademici internazionali, come la Research Data Alliance, possiedono gruppi specifici dedicati alle problematiche della provenienza dei dati[74].
La provenienza dei dati si concentra sulla documentazione dell'origine, delle trasformazioni e dell'utilizzo dei dati informatizzati. Essa presenta due aspetti principali: la responsabilità della fonte dei dati e il loro utilizzo. Il primo aspetto identifica il soggetto a cui può essere attribuita l'origine dei dati, includendo idealmente informazioni sull'autore originario. L'utilizzo dei dati fornisce invece dettagli su come siano stati impiegati e modificati, includendo spesso indicazioni su come citare le fonti originali[65].
La provenienza dei dati è particolarmente importante nel caso dei dati elettronici, poiché i set di dati vengono spesso modificati e copiati senza una corretta citazione o senza riconoscere il set di dati originario. I database consentono di selezionare e combinare facilmente informazioni provenienti da fonti differenti. Tuttavia, questo processo spesso avviene senza una documentazione completa delle trasformazioni subite dai dati originali[73].
L'analisi automatizzata dei grafi di provenienza dei dati è stata descritta come uno strumento utile per verificare la conformità alle normative sull'uso dei dati, come il regolamento generale sulla protezione dei dati dell'Unione europea[75].
La "provenienza sicura" si riferisce alla garanzia di integrità e riservatezza delle informazioni sulla provenienza. In altre parole, significa garantire che la storia di un dato non possa essere alterata e che sia possibile controllare quali utenti abbiano il permesso di accedere alle informazioni relative alla sua provenienza[76][77].
La provenienza dei dati può essere garantita mediante sistemi di tracciamento automatico che registrano le operazioni di creazione, modifica e trasformazione dei dataset[78][79][80].
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