Drambalet

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Drambalet

Il drambalet (in russo драмбалет?), o dramballet, parola macedonia nata dalla crasi di dramatičeskij balet (in russo драматический балет?, "balletto drammatico"), è un genere coreutico sviluppatosi in Unione Sovietica tra gli anni 1930 e 1950, periodo durante il quale il balletto russo sposò la poetica del realismo socialista. Massimo teoretico del genere fu il coreografo Rostislav Zacharov che, nel suo saggio L'arte della coreografia (1954), individuò nell'arte folcloristica e nel realismo di Konstantin Sergeevič Stanislavskij le due linee guida del drambalet, affinché anche la danza classica potesse incarnare i canoni del realismo sovietico.[1] Seguendo le teorie di Stanislavskij, Zacharov sosteneva che l'introspezione psicologica e l'immedesimazione del ballerino nel personaggio avrebbe portato alla creazione di una danza libera, in cui il vocabolario espressivo della danza accademica diventava il mezzo e non il fine ultimo.[2]

Storia

Fiamme di Parigi, portato al debutto al Teatro accademico statale di Leningrado nel 1932, viene ricordato come primo vero e proprio drambalet.[3]

Il drambalet operava solitamente su larga scala, sia in termini di durata che di mezzi scenici: per conferire maggior realismo, le scenografie erano spesso faraoniche e dettagliate, nonché popolate da un grande numero di personaggi.[4] A queste nuove scelte formali, il drambalet accompagnò anche soggetti di natura diversa. Infatti, il drambalet rispecchia il rinnovato interesse del periodo stalinista per i classici del XIX secolo: mentre compositori e coreografi dell'Ottocento sceglievano come soggetti fiabe e pantomime, una nuova generazione di coreografi iniziò ad adattare per le scene le opere teatrali e letterarie di autori quali Aleksandr Sergeevič Puškin e Honoré de Balzac.[4] La trama del balletto assunse maggiore importanza e il drambalet rigettò le deboli drammaturgie dei balletti precedenti, in cui una trama breve ed esile veniva arricchitta da una lunga serie di divertissement.

Risposta coreutica all'evoluzione del teatro russo apportata da Stanislavskij e Vladimir Ivanovič Nemirovič-Dančenko, il drambalet portava in primo piano la psicologia dei personaggi, proseguendo con l'esperimento già portato in scena da Michel Fokine ed Aleksandr Alekseevič Gorskij rispettivamente con Petruška e Don Chisciotte.[4] Zacharov portò le tecniche di Stanislavskij in sala prova, chiedendo ai suoi interpreti di studiare la psicologia dei propri personaggi prima ancora di apprendere la coreografia.[4] Grazie anche alle interpretazioni di autentici "danzattori" come Galina Ulanova, i personaggi iniziarono ad esprimere chiaramente il loro stato psicologico, con gesti diretti e più immediati di quelli codificati dall'elaborato linguaggio mimico del secolo precedente.[4]

La cura dell'espressività e dell'introspezione psicologica, anche a discapito della pura estetica, continuò ad essere approfondita nel corso degli anni Trenta e Quaranta: il drambalet si lasciò alle spalle i personaggi tipo di Fiamme di Parigi e offrì ai ballerini personaggi tridimensionali dal grande spessore introspettivo. Il capolavoro del genere è il Romeo e Giulietta coreografato da Leonid Michajlovič Lavrovskij per il Balletto Kirov nel 1940: in esso, il soggetto letterario convive con il sottile ritratto dell'interiorità dei personaggi, mentre le grandi scene corali e il lieto fine si mettevano al servizio dell'ideologia socialista.[5]

L'esperimento del drambalet non fu longevo, anche a causa delle spinte all'interno del mondo del balletto russo affinché la danza accademica tornasse a svolgere un ruolo di maggior rilievo. Jurij Grigorovič fu il principale artefice del declino del genere: nel 1957 il suo allestimento in chiave astratta ed interamente danzato de Il fiore di pietra, capolavoro del drambalet portato al debutto da Lavrovskij sette anni prima, fu accolto trionfalmente, dando quindi il via a un cambio di registro estetico e formale.[6]

Note

  1. ^ (EN) Christina Ezrahi, Swans of the Kremlin: Ballet and Power in Soviet Russia, University of Pittsburgh Pre, 2012, ISBN 978-0-8229-7807-7. URL consultato l'114.
  2. ^ (EN) Jennifer Homans, Apollo's Angels: A History Of Ballet, Granta Publications, 2013, ISBN 978-1-84708-454-5.
  3. ^ (EN) Laura E. Kennedy, Shostakovich's Ballets and the Search for Soviet Dance, Oxford University Press, 2025, p. 116, ISBN 978-0-19-769807-5.
  4. ^ a b c d e (EN) Anne Searcy, Ballet in the Cold War: A Soviet-American Exchange, Oxford University Press, 2020, pp. 27-28, ISBN 978-0-19-094512-1.
  5. ^ (EN) Jill L. Levenson e Robert Ormsby, The Shakespearean World, Routledge, 2017, ISBN 978-1-317-69618-6.
  6. ^ (EN) Christina Ezrahi, Swans of the Kremlin: Ballet and Power in Soviet Russia, University of Pittsburgh Pre, 2012-, p. 118, ISBN 978-0-8229-7807-7.

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