Radialeni

I radialeni o [n]radialeni sono composti organici aliciclici a n termini (n ≥ 3) che inoltre contengono altrettanti doppi legami esociclici,[1] i qual

Radialeni
Struttura dei più semplici radialeni capostipiti. Da sinistra a destra: [3]radialene, [4]radialene, [5]radialene e [6]radialene.

I radialeni o [n]radialeni sono composti organici aliciclici a n termini (n ≥ 3) che inoltre contengono altrettanti doppi legami esociclici,[1] i quali si trovano quindi tra loro in coniugazione incrociata.[2][3][4]

I doppi legami esociclici sono generalmente realizzati con gruppi metilidene (=CH2),[5] eventualmente a loro volta sostituiti, ma sono considerati radialeni anche quelli contenenti un atomo di ossigeno esociclico (=O), isoelettronico al metilidene e legato con doppio legame a un carbonio dell'anello a formare un carbonile.[6]

I radialeni sono correlati ai dendraleni (analoghi ma a catena aperta) e in parte anche a composti come butadiene e benzene che contengono atomi di carbonio consecutivi ibridati sp2.

I radialeni sono studiati per le loro proprietà e reattività insolite, ma sinora non hanno trovato applicazione al di fuori dei laboratori di ricerca. Sono proposti come elementi costitutivi sperimentali per nuovi conduttori organici, ferromagneti, materiali ottici.[7][8]

Il primo radialene ad essere sintetizzato, nel 1961, è stato un [6]radialene, l'esaetilidencicloesano, costituito da un anello a sei termini nel quale i sei gruppi esociclici sono etilideni, CH3CH=.[9]

Struttura e proprietà elettroniche

Nei radialeni i carboni anulari e quelli esociclici, dovendo formare ciascuno 3 legami σ e un legame π, sono ibridati sp2, il che favorisce una conformazione planare, che a volte si osserva (n = 3, n = 4), ma che è contrastata dall'ingombro sterico tra i gruppi esociclici: per il [6]radialene si osserva una conformazione a sedia simile a quella del cicloesano.[10][11]

I radialeni, anche quando hanno nel ciclo 4n+2 elettroni π, come accade ad esempio per il [6]radialene (n = 1), non mostrano apprezzabile delocalizzazione nell'anello o proprietà riconducibili all'aromaticità anche quando sono planari. Questo perché ciascun elettrone p di un C anulare è vincolato anche al C esociclico.[12] Una delocalizzazione nell'anello del [6]radialene, paragonabile a quella nel benzene, comporterebbe infatti tre separazioni dicarica e quindi una notevole destabilizzazione.[13]

La non aromaticità dei radialeni trova riscontro sperimentale prima di tutto nella loro nota instabilità: tendono a polimerizzare e si degradano all'aria. D'altro canto, studi teorici sui radialeni trovano assenza di corrente d'anello, che è un prerequisito essenziale per l'aromaticità.[14] Vari altri indici di aromaticità esaminati hanno fatto concludere che il [6]radialene e composti correlati sono sostanzialmente "non aromatici".[15][16][10]

Sintesi e proprietà

I radialeni capostipiti sono composti sensibili all'aria e molto reattivi, ma si conoscono loro derivati di stabilità maggiore.[17]

[3]Radialeni

Il [3]radialene o trimetilenciclopropano fu sintetizzato nel 1965.[18][19][20] Se ne conoscono anche svariati derivati, tra i quali trichinociclopropani,[21][22] esakis(trimetilsilil)[3]radialene,[23] e fosfa[3]radialeni.[24][25]

[4]Radialeni

Il [4]radialene fu ottenuto dal cis,trans,cis-tetra(bromometil)ciclobutano con una reazione di eliminazione per azione del metossido di sodio in etanolo.[26] Tenuto all'aria a temperatura ambiente, il composto addiziona ossigeno e polimerizza. Per idrogenazione si ottiene cis,cis,cis-tetrametilciclobutano, in accordo con la struttura proposta.

Sintesi del [4]radialene
Sintesi del [4]radialene

[5]Radialeni

Il [5]radialene è risultato un composto particolarmente elusivo e instabile. Fu ottenuto solo nel 2015, tramite decomplessazione a bassa temperatura di un composto metallorganico stabile.[27]

[6]Radialeni

Il [6]radialene è instabile e tende a polimerizzare facilmente. È stato ottenuto a partire dal 1,5,9-ciclododecatriino[17] o dal 2,4,6-tris(clorometil)mesitilene.[28][29] Vari derivati del capostipite [6]radialene sono stabili; alcuni esempi sono i derivati esametilati,[9] dodecametilati[30] e esabromo sostituiti.[31]

È stato descritto anche un radialene con tre sostituenti alcossido;[32] l'anello centrale non è planare, ma adotta una conformazione twist.

Esaradialene con sostituenti alcossido (Shinozaki 2010)

In altri [6]radialeni contenenti unità tiofene o selenofene si è invece osservato un anello centrale planare, ma totalmente non aromatico.[33]

Usi

Le ricerche sui radialeni hanno esplorato la possibilità di utilizzarli nella sintesi di molecole policicliche complesse[8][34] e di specie polimeriche.[35][36]

Note

  1. ^ (EN) Masahiko Iyoda, Jun Yamakawa e M. Jalilur Rahman, Conjugated Macrocycles: Concepts and Applications, in Angewandte Chemie International Edition, vol. 50, n. 45, 2011, pp. 10522–10553, DOI:10.1002/anie.201006198. URL consultato il 9 giugno 2026.
  2. ^ Mojtaba Gholami e Rik R. Tykwinski, Oligomeric and Polymeric Systems with a Cross-conjugated π-Framework, in Chemical Reviews, vol. 106, n. 12, 1º dicembre 2006, pp. 4997–5027, DOI:10.1021/cr0505573. URL consultato il 3 maggio 2025.
  3. ^ (EN) Masahiko Iyoda, Jun Yamakawa e M. Jalilur Rahman, Conjugated Macrocycles: Concepts and Applications, in Angewandte Chemie International Edition, vol. 50, n. 45, 2011, pp. 10522–10553, DOI:10.1002/anie.201006198. URL consultato il 3 maggio 2025.
  4. ^ (EN) Henning Hopf e Gerhard Maas, Preparation and Properties, Reactions, and Applications of Radialenes, in Angewandte Chemie International Edition in English, vol. 31, n. 8, 1992, pp. 931–954, DOI:10.1002/anie.199209313. URL consultato il 3 maggio 2025.
  5. ^ methylidene group (CHEBI:29358), su www.ebi.ac.uk. URL consultato il 4 maggio 2025.
  6. ^ Kaftory et al. 1999
  7. ^ Hopf e Maas 1992
  8. ^ a b von Richthofen et al. 2014
  9. ^ a b Hopff e Wick 1961
  10. ^ a b (EN) Asit Patra, Yair H. Wijsboom e Linda J. W. Shimon, Planar [6]Radialenes: Structure, Synthesis, and Aromaticity of Benzotriselenophene and Benzotrithiophene, in Angewandte Chemie International Edition, vol. 46, n. 46, 26 novembre 2007, pp. 8814–8818, DOI:10.1002/anie.200703123. URL consultato il 9 giugno 2026.
  11. ^ (EN) Gaoqiang Xu, Ying Zhao e Sheng Xie, Sulfone-functionalized stereoisomeric [3]radialene displays guest induced modulation of porous frameworks and critical crystallization-induced near-infrared emission, in Chemical Science, vol. 17, n. 10, 11 marzo 2026, pp. 5092–5102, DOI:10.1039/D5SC06925D. URL consultato il 9 giugno 2026.
  12. ^ (EN) Jun-ichi Aihara, Resonance Energies of Annulenes and Radialenes, in Bulletin of the Chemical Society of Japan, vol. 48, n. 2, 1º febbraio 1975, pp. 517–520, DOI:10.1246/bcsj.48.517. URL consultato il 9 giugno 2026.
  13. ^ J. B. Hendrickson, D. J. Cram e G. S. Hammond, CHIMICA ORGANICA, traduzione di A. Fava, 2ª ed., Piccin, 1973, pp. 156-157.
  14. ^ (EN) Carmen Domene, Patrick W. Fowler e Leonardus W. Jenneskens, On the Lack of Ring-Current Aromaticity of (Heteroatom) [N]Radialenes and their Dianions, in Chemistry – A European Journal, vol. 13, n. 1, 2007, pp. 269–276, DOI:10.1002/chem.200600507. URL consultato il 9 giugno 2026.
  15. ^ (EN) Guillaume Berionni, Judy I-Chia Wu e Paul v. R. Schleyer, Aromaticity Evaluations of Planar [6]Radialenes, in Organic Letters, vol. 16, n. 23, 5 dicembre 2014, pp. 6116–6119, DOI:10.1021/ol5029699. URL consultato il 9 giugno 2026.
  16. ^ (EN) Carmen Domene, Patrick W. Fowler e Leonardus W. Jenneskens, On the Lack of Ring‐Current Aromaticity of (Heteroatom) [ N ]Radialenes and their Dianions, in Chemistry – A European Journal, vol. 13, n. 1, 2007-01, pp. 269–276, DOI:10.1002/chem.200600507. URL consultato il 9 giugno 2026.
  17. ^ a b Barkovich et al. 1977
  18. ^ Dorko 1965
  19. ^ Dorko et al. 1968
  20. ^ Bally e Haselbach 1978
  21. ^ West e Zecher 1967
  22. ^ West e Zecher 1970
  23. ^ Lange et al. 1995
  24. ^ Miyake et al. 2012
  25. ^ Hopf 2012
  26. ^ Griffin e Peterson 1962
  27. ^ Mackay et al. 2015
  28. ^ Schiess e Heitzmann 1978
  29. ^ Harruff et al. 1978
  30. ^ Iyoda et al. 1988
  31. ^ Stanger et al. 1997
  32. ^ Shinozaki et al. 2010
  33. ^ Patra et al. 2007
  34. ^ Januszewski et al. 2014
  35. ^ Hollis et al. 2009
  36. ^ Hollis 2013

Bibliografia

Voci correlate

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