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Centro di antiche tradizioni mercantili e agricole, oggi essenzialmente dedito al terziario e sede universitaria, il comune, al centro di un reticolo viario nel Tavoliere settentrionale, è una città d'arte.
È il trentaduesimo comune italiano per estensione territoriale e il nono della Puglia.
La città sorge in territorio pianeggiante, a circa 90 m s.l.m. Il suo agro, che geologicamente appartiene al Quaternario antico (con sabbia e argilla fossilifere, di origine marina), segue un andamento altimetrico decrescente da ovest (125 m s.l.m.) a est (26 m s.l.m.), mutando progressivamente dalle lievi crespe collinose occidentali alla più regolare piana a oriente, in corrispondenza del bacino del Candelaro.
Minimi i corsi d'acqua: oltre al Candelaro, attraversano l'agro sanseverese i torrenti Triolo e Salsola e i canali Radicosa, Vènolo, Ferrante, Santa Maria e Potesano. Alla scarsità di acque in superficie, quasi del tutto assenti nella stagione estiva, corrisponde una notevole presenza di acque freatiche salmastre, soprattutto nel sottosuolo della città.
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San Severo sorge nell'antica Daunia, e nell'agro della città sono state rinvenute tracce di vari insediamenti neolitici. In età medievale l'area non risulta interessata da abitati stabili e definibili. Tra l'età longobarda e quella bizantina s’irradiò dal monastero di Cassino il monachesimo benedettino, e con esso il culto del santo apostolo del Norico Severino: sul probabile itinerario di quella variante della Via Francigena oggi chiamata “Via Sacra Langobardorum” sorse dunque una primitiva chiesetta dedicata al santo, presso cui si formò nell'XI secolo, grazie al continuo afflusso di pellegrini diretti a Monte Sant’Angelo e agli spostamenti di uomini e merci, l'odierna città, originariamente chiamata Castellum Sancti Severini (borgo fortificato di San Severino).

Arcipretale e Matrice di san Severino abate
Attestata per la prima volta nel 1059, rappresenta il cuore storico e religioso della città, della quale è prima parrocchia. La facciata maggiore, in pietra e laterizio, ha portale con iscrizione che ricorda la riconsacrazione del 1224 e semplice archivolto in breccia corallina, mentre in una nicchia nel timpano è inserita una statuetta tardomedievale raffigurante san Severino in abiti pontificali. La facciata di transetto, più ricca, ha portale con sontuoso archivolto sorretto da mensole leonine, rosone a sei raggi e bassorilievo col santo titolare tra due angeli. Accanto sorge lo svettante campanile (alto 50 metri): la parte inferiore, in pietra e con elegante bifora gotica, è medievale (su di essa sono collocate due meridiane in marmo, ottocentesche); la parte superiore, barocca e in laterizio, fu costruita intorno al 1730.

Si celebra la terza domenica di maggio e il lunedì successivo in onore della Madonna del Soccorso e dei santi compatroni principali, san Severino abate e san Severo vescovo. È caratterizzata da due sontuose processioni, in cui si portano a spalla numerosi simulacri di santi, scandite dalle fragorose batterie pirotecniche, dette anche fuochi, incendiate negli oltre venti rioni al passaggio dei sacri cortei.
La notorietà dell'evento, che ogni anno attira a San Severo diverse migliaia di visitatori (non solo italiani), è in costante aumento, anche grazie al rilievo dedicatogli, negli ultimi anni, dalla carta stampata e dalla televisione. Nel 2005 è stato entusiasta spettatore della Festa, tra gli altri, il regista Ferzan Özpetek.
Per i sanseveresi - residenti e non - la Festa rappresenta un annuale eldorado, una grande e aggregante liturgia barocca in cui essi si riconoscono e si identificano, nonché una valvola di sfogo delle tensioni e delle ansie dell'intera città. Ma essa, grazie alle sue inimitabili caratteristiche, è divenuta anche preziosa occasione di turismo e di promozione economica.


Il cenobio, fondato nel 1232 fu parzialmente distrutto dal terremoto del 1627 e ricostruito nella seconda metà del Settecento coll'aggiunta dell'ala sud-ovest a ridosso del fossato delle cadenti mura urbiche. In età napoleonica il monastero fu soppresso e il palazzo fu adibito a caserma. Nel 1813 fu trasformato in orfanotrofio e dal 1989 è sede della Biblioteca comunale "Alessandro Minuziano", dell'Archivio storico comunale e del Museo civico.

Le opere pittoriche sono raggruppate in sei pannelli per temi, quelli che Schingo ha maggiormente affrontato durante la sua carriera artistica: i paesaggi, i ritratti, la vita quotidiana. Una serie di disegni, esposti accanto ai dipinti, testimonia come per l'artista, anche scultore e architetto, avesse molta importanza la fase preparatoria delle opere.
Tra i manufatti più significativi spiccano una collezione di piatti da colletta medievali in rame sbalzato, alcune notevoli statue lignee policrome medievali e rinascimentali e preziosi ostensori argentei barocchi.
È ricordato soprattutto per avere dato vita a personaggi atipici e dissacranti (come Pentothal, Zanardi e Pompeo), per le numerose collaborazioni con importanti riviste di fumetti italiane (come Linus), e come fondatore della rivista Frigidaire. Le sue tavole sono state più volte esposte in importanti gallerie d'arte.

Erede del Real Borbone, una struttura da oltre quattrocento posti inaugurata nel 1819 e chiusa nel 1927, il Teatro del Littorio (questa fu la sua prima denominazione) venne costruito su progetto di Cesare Bazzani e rientra a pieno titolo nella politica di grandi opere perseguita dal regime fascista. I lavori, iniziati nel 1929, terminarono nel 1937.
L'edificio, di pianta quasi trapezoidale, è sorto sul vasto giardino del monastero delle Benedettine, in zona centralissima. Gli eleganti e imponenti prospetti esterni, di chiaro stile neoclassico, s'imposero prepotentemente su corso Garibaldi (la facciata) e sul Giro Esterno (il fianco sinistro), divenendo da subito punto di riferimento imprescindibile per la città.

Dal 1810, durante il decennio francese, il Teatro del Decurionato, attivo dalla metà del Settecento in una sala dell'antico Palazzo di Città, fu considerato troppo piccolo e inadeguato ai bisogni di San Severo. Quando, nel 1813, gli uffici comunali si trasferirono nel soppresso monastero dei celestini, si iniziò a pensare a un nuovo teatro da realizzarsi nel vecchio stabile decurionale. Nel 1814, quindi, un gruppo di privati cittadini si accordò colla civica amministrazione per trasformare l'intero piano soprano del palazzo in un teatro all'italiana. I cittadini avrebbero sostenute le spese necessarie in cambio della proprietà di alcuni palchi e di un certo numero di poltroncine in platea.

Artisti

Si trova in Piazza della Costituzione (già Piazzale Dalmazia), in zona relativamente periferica, ma è direttamente collegata al centro storico mediante viale Matteotti, grande e lunga arteria alberata che nasce dalla centralissima piazza dell'Incoronazione e termina nel piazzale della stazione, capolinea di autobus per il trasporto pubblico urbano ed extraurbano.
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