Nasakhma (V secolo a.C. – 463 a.C. circa) è stato un sovrano del regno di Kush, che regnò per circa cinque anni nella prima metà del V secolo a.C.
| Nasakhma | |
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| Re di Nubia | |
| In carica | 468-463 a.C. |
| Incoronazione | 468 a.C. |
| Predecessore | Siaspiqa |
| Successore | Malewiebamani |
| Nascita | V secolo a.C. |
| Morte | ca 463 a.C. |
| Sepoltura | piramide (Nu. 19) |
| Luogo di sepoltura | Nuri |
| Consorte | Sakaʾay ? |
Nasakhma (V secolo a.C. – 463 a.C. circa) è stato un sovrano del regno di Kush, che regnò per circa cinque anni nella prima metà del V secolo a.C.
Questo sovrano è conosciuto con il suo nome personale, ossia Nasakhma, mentre non ci sono noti il suo né il suo nome del trono, né il suo nome Horo, cosa quest'ultima abbastanza consueta, poiché i nomi Horo dei re di Nubia non vengono solitamente menzionati in questo periodo.[1]
La filiazione di Nasakhma è sconosciuta, tuttavia, sebbene la cronologia e i rapporti di parentela tra i sovrani di Nubia in questo periodo rimangano incerti, in base alla posizione relativa delle loro piramidi, si ritiene che sia il padre e predecessore di Malewiebamani, che potrebbe aver regnato nel periodo 463-435 a.C.,[1] e lo stesso argomento suggerisce che sia succeduto a Siaspiqa, che regnò dal 487 o 478 al 468 a.C., e che forse era sua padre. Occorre ribadire tuttavia che la disposizione delle tombe non dimostra, da sola, che il predecessore fosse suo padre o che il successore fosse suo figlio.[2]
Non si hanno ulteriori informazioni sul suo regno. Nel nord, l'impero persiano continuò a controllare l'Egitto trovandosi però ad affrontare una crisi nel 465 a.C., quando l'imperatore Serse I fu assassinato e suo figlio Artaserse prese il potere dopo aver ucciso il fratello maggiore e legittimo erede Dario. Approfittando del caos nell'impero achemenide, l'Egitto si ribellò sotto la guida di Inaros e grazie al forte sostegno di Atene che, a capo della Lega di Delo, continuava il suo conflitto con la Persia. Di fatto, per tutta la durata del regno di Nasakhma l'Egitto fu in guerra, dato che la rivolta si concluse solo nel 448 a.C. con la restaurazione del controllo persiano sulla maggior parte dell'Egitto.
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| Nasakhma in geroglifici |
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Della famiglia di Nasakhma si conosce molto poco e le ricostruzioni comunemente riportate sono in larga parte ipotetiche. La donna più frequentemente associata a lui è la regina Saka'aye, sepolta nella piramide Nu. 31 della necropoli di Nuri. Tuttavia, le sue statuette funerarie le attribuiscono soltanto il titolo di mwt nswt, «madre del re»: non la definiscono «moglie del re» e non nominano il sovrano di cui sarebbe stata consorte. Dunham e Laming Macadam ritennero che fosse probabilmente la madre di Malewiebamani, successore di Nasakhma; da questa ricostruzione è nata l'ipotesi che Sakaʾaye fosse la moglie di Nasakhma. Non è però l'unica possibilità, perché alcuni studiosi ammettono che Malewiebamani potesse essere figlio del precedente re Siaspiqa, nel qual caso Saka'aye sarebbe stata eventualmente consorte di quest'ultimo.[2]
Oltre a Malewiebamani, anche Talakhamani, successore di Malewiebamani, è talvolta presentato come un secondo figlio di Nasakhma e quindi come fratello minore di Malewiebamani, mentre altre ricostruzioni lo considerano invece figlio dello stesso Malewiebamani.[2]
Nasakhma è uno dei sovrani meno documentati del periodo napateo: le sue attestazioni certe provengono sostanzialmente dalla piramide Nu. 19 di Nuri, mentre non sono note iscrizioni storiche o monumentali che descrivano avvenimenti del suo regno. L'identificazione della tomba, che fu oggetto di scavo nel 1917 sotto l'egida di una spedizione congiunta dell'Università di Harvard e del Museum of Fine Arts di Boston e che era stata completamente saccheggiata, dipende dai piccoli oggetti iscritti rinvenuti durante gli scavi, soprattutto elementi del corredo funerario e dei depositi di fondazione; per questo, nelle ricostruzioni moderne Nasakhma viene talvolta definito un re conosciuto soltanto attraverso la propria sepoltura.
Nasakhma fu sepolto in una piramide che aveva preparato per sé nella necropoli reale di Nuri, oggi nota come piramide Nuri 19. La costruzione è realizzata in muratura di arenaria, con uno zoccolo basamentale, è circondata da un muretto di cinta anch'esso in arenaria e sembra essere stata costruita in maniera piuttosto approssimativa. Troppo danneggiato perché ne possa essere valutata l'altezza originale, l'edificio copre una superficie quadrata di circa 9,7 m per lato.[3]
Adiacente alla piramide si trova una piccola cappella in muratura di arenaria, priva di pavimentazione, con una nicchia molto poco profonda e priva di stele, le cui pareti non recano traccia di decorazioni o iscrizioni.[3]
La piramide fu costruita sopra tre camere sotterranee disposte quasi sullo stesso livello a cui si accedeva in successione da un corridoio ancora parzialmente bloccato da un tappo di muratura, semidistrutto dai saccheggiatori, e raggiungibile tramite una rampa di 30 gradini, di cui i primi 11 in muratura, che partiva dal livello del suolo e il cui ingresso si trovava di fronte alla cappella annessa all'edificio. La prima delle tre camere, tutte prive di decorazioni, misura 4,2 × 3,3 m, la seconda 3,9 × 3,2 m e la terza, corredata da un basamento in granito, 4,8 × 3,9 m.[3]
Come precedentemente detto, la tomba era stata completamente saccheggiata e non rimanevano altre testimonianze della sepoltura, ad eccezione del basamento funerario e di alcuni ushabti.[3]
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