Didier Daurat

Didier Daurat (Montreuil, 2 gennaio 1891 – Tolosa, 3 dicembre 1969) è stato un militare e aviatore francese, che fu tra i fondatori del servizio di trasporto…

Didier Daurat
Didier Daurat
NascitaMontreuil, 2 gennaio 1891
MorteTolosa, 3 dicembre 1969
Dati militari
Paese servitoFrancia (bandiera) Francia
Forza armataArmée de terre
CorpoAéronautique Militaire
Anni di servizio1911-1919
GradoTenente
GuerrePrima guerra mondiale
CampagneFronte occidentale (1914-1918)
BattaglieBattaglia di Verdun
Seconda battaglia della Marna
Decorazionivedi qui
Pubblicazionivedi qui
dati tratti da Didier Daurat [1]
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Didier Daurat (Montreuil, 2 gennaio 1891Tolosa, 3 dicembre 1969) è stato un militare e aviatore francese, che fu tra i fondatori del servizio di trasporto postale tra l'Europa, l'Africa e il Sud America. Insignito della Croce di Cavaliere della Legion d'onore e della Croix de guerre 1914-1918[2][3] [4].[5]

Biografia

Nacque a Montreuil (Senna-Saint-Denis) il 2 gennaio 1891, giglio di un autista-meccanico per la compagnia del gas.[1] Frequentò l'École d'horlogerie de Paris e poi la École spéciale des travaux publics, du bâtiment et de l'industrie, e quando la sua si stabilì a Saint-Mandé, sviluppò una passione per il ciclismo e partecipò a numerose gare.[1] Sviluppò una grande passione per la cosmografia, e nel 1911 si arruolò nell'Armée de terre assegnato al 26° Battaglione cacciatori a piedi di stanza a Vincennes.[1] Aveva appena terminato il servizio militare di leva e l'addestramento per ufficiali della riserva quando scoppiò la Grande Guerra.[1] Divenne fuciliere presso il 163° Reggimento fanteria, partecipando successivamente alla battaglia di Verdun dove fu ferito al tallone, venendo ricoverato presso l'ospedale di Vichy dove conobbe numerosi aviatori.[2] Affascinato più dall'aspetto meccanico che da quello aviatorio, nel giugno 1916 chiese ed ottenne il trasferimento all'Aéronautique Militaire.[1] Dopo la guarigione, si recò alla scuola di volo Avord, dove completò l'addestramento al pilotaggio sui velivoli Voisin il 16 dicembre 1916 e successivamente si trasferì a Châteauroux per l'addestramento avanzato sui velivoli Caudron G.3 e G.4.[2][4] A Plessis-Belleville, quartier generale del Gruppo delle Divisioni di Addestramento (GDE), strinse amicizia con il capitano Dagnaux.[1] In seguito, partì per La Cheppe, dove era di stanza la Escadrille C.227, aggregata al quartier generale, e responsabile delle missioni di avvistamento per l'artiglieria.[1] Un giorno del 1917,dopo essere stato attaccato da cinque Fokker, fece ritorno al suo aeroporto a bordo di un aereo crivellato di proiettili, con il suo osservatore ucciso.[2] Il suo coraggio fu ricompensato con la Croce di Cavaliere della Legion d'onore.[2] Si distinse per aver individuato il cannone a lungo raggio noto come Wilhelmgeschütz (cannone di Guglielmo) o Parisgeschütz che stava bombardando Parigi.[2]

Fu durante il suo periodo alla C.227 che conobbe il Marchese de Massimi, che si era arruolato nell'aeronautica per tutta la durata della guerra e che divenne il suo gregario.[1] Il 12 luglio 1918, con il grado di tenente, assunse il comando della Escadrille Br.23 I, di cui, dopo quattro giorni di combattimento durante la seconda battaglia della Marna (durante i quali ottenne la sua seconda vittoria), fu l'unico sopravvissuto.[3] Ferito nuovamente e ricoverato in ospedale a Tours, tornò al fronte con un'unità da caccia, la Escadrille SPA 87, dopo un corso di addestramento a Chartres.[1] Al momento dell'armistizio di Compiègne, comandava questa Escadrille, con base a Haguenau.[1]

Finita la guerra, tornare all'orologeria era fuori discussione.[1] Ricordando cosa gli aveva detto Massimi su un certo Georges Pierre Latécoère, un industriale di Tolosa-Montaudran, che si era aggiudicato un contratto governativo per produrre mille motori Salmson.[1] Latécoère aveva concepito un progetto ambizioso, apparentemente impossibile: creare una rotta aerea commerciale tra Tolosa e Buenos Aires, passando per Casablanca, Dakar, le Isole di Capo Verde, Recife e Rio de Janeiro.[1] Al momento del suo congedo il 16 luglio 1919, fu assunto da Latécoère, e inizialmente prese parte al trasferimento di aerei Breguet Bre 14A2 da Étampes a Tolosa, utilizzati per trasportare i sacchi postali da Tolosa a Rabat.[1][2] Nonostante le notevoli difficoltà iniziali, il primo servizio di posta aerea tra Francia e Marocco ebbe luogo il 1° settembre 1919.[1] Quel giorno lui e Jean Dombray, ciascuno ai comandi di un Breguet Bre 14, furono inizialmente incaricati di raggiungere Alicante, a cui si unì presto Pierre Beauté con i sacchi postali.[2] La mattina del 2 settembre decollò per primo da Alicante, dirigendosi verso la costa marocchina, e alle 17:00 atterrò a Rabat e consegnò alle autorità locali le prime lettere ufficiali del servizio postale franco-marocchino.[2]

Successivamente, nulla interruppe il regolare svolgimento della rotta, a parte qualche guasto ai motori.[2] I veri problemi iniziarono in autunno, quando i primi piloti risultarono dispersi.[1][4] Tre mesi dopo l'inaugurazione del servizio, lui, che nel frattempo aveva sposato la pianista Raymonde Blanc, fu nominato responsabile dell'aeroporto di Malaga.[2][4] Dopo un anno, la rotta incontrò seri problemi.[2] I piloti stavano attraversando una sorta di crisi di morale che richiedeva una profonda riorganizzazione.[2] Massimi suggerì a Latécoère di affidargli la gestione delle operazioni a Tolosa, cosa che avvenne il 1 ottobre 1920.[1] Dotato di volontà di ferro, non esitò a licenziare chiunque mostrasse il minimo segno di debolezza, o mettesse in discussione i suoi metodi.[2] Tutti i nuovi piloti, a prescindere dalle loro qualifiche, dovevano svolgere un periodo di tirocinio più o meno lungo nelle officine meccaniche della compagnia.[2] I meccanici negligenti erano soggetti a un sistema di multe.[1] La sua freddezza e talvolta la sua durezza gli procurarono molti nemici.[2] Ma senza dubbio riuscì a creare uno spirito e un'aura di mistero nella "Linea", basati sulla solidarietà tra tutti i membri della compagnia.[1]

Nel 1923 la "Linea" iniziò ad estendersi sul deserto, lungo la costa tra Casablanca e Dakar.[2] Dovette però fare i conti con le tribù moresche dissidenti, in caso di atterraggio forzato, e, allo stesso tempo, con l'ostilità delle autorità spagnole di Rio de Oro.[1] Nello stesso anno, Latécoère concepì l'idea di estendere la sua rete fino ad Algeri, e lui si assunse personalmente l'incarico tentando di collegare Barcellona ad Algeri via Palma di Maiorca.[1] A causa di un problema al motore, dovette abbandonare l'impresa; tuttavia, la linea del Mediterraneo fu inaugurata nel 1924.[1] L'anno successivo, la tratta Tolosa-Casablanca era operativa con perfetta regolarità.[1] Fu un grande successo, ottenuto però al costo della vita di centoventuno membri dell'equipaggio. La linea nacque anche in Sud America, dove, nel febbraio del 1925, i governi brasiliano e argentino avevano concesso a Latécoère il diritto di gestire la tratta Natal-Buenos Aires.[1] Cinque mesi dopo lui si trovò di fronte al rifiuto dei piloti di continuare a sorvolare il territorio controllato dai Mori, dato che troppi uomini erano morti durante quei quei voli. Riuscì a risolvere la situazione supervisionando personalmente il trasporto della posta da Tolosa a Casablanca e da Casablanca a Tiznit.[1]

Nel 1925 assunse Jean Mermoz, che gli diede una magistrale dimostrazione di pilotaggio a Tolosa, il cui suo commendo fu "Non ho bisogno di artisti circensi, ho bisogno di autisti di autobus. Vi addestreremo noi!".[3] Convinto comunque delle sue capacità di pilotaggio, si fidò completamente di lui quando nel 1926 gli consigliò di assumere Henri Guillaumet.[3] Nell'ottobre del 1926 assunse Antoine de Saint-Exupéry,di cui aveva notato la spiccata intelligenza e le doti relazionali, e che l'anno successivo nomino come dell'aeroporto sulla costa sahariana di Capo Juby, dove imparò a comunicare e negoziare con i Mori.[1][3]

Nel 1927, Latécoère vendette il 93% delle sue azioni al finanziere Marcel Bouilloux-Laffont, e le linee Latécoère divennero quindi la Compagnie Aéropostale.[3] Negli anni successivi, la linea si estese da Buenos Aires a Santiago del Cile.[1] Poco più di un anno dopo aver completato con successo la prima traversata delle Ande (marzo 1929), Mermoz, accompagnato dal navigatore Jean Dabry e dall'operatore radio Leopold Gimié, pilotò un idrovolante Latécoère 28 da Saint-Louis, in Senegal, a Natal.[4] Il sogno suo, di Latécoère, Massimi si era avverato: la linea ora collegava Tolosa a Santiago del Cile, con l'attraversamento dell'Atlantico meridionale e delle Ande.[1][4]

Lo scoppio di uno scandalo finanziario e politico, in cui fu accusato di aver violato la riservatezza della corrispondenza aprendo buste affidate al dipartimento da lui diretto, culminato nella liquidazione dell'Aéropostale nel marzo del 1931 portò al suo licenziamento insieme a quello di tutti i suoi colleghi; Massimi si dimise.[4] Rifiutò l'incarico offertogli da Louis Renault nel suo dipartimento di aviazione.[1] Quando nell'agosto del 1933 fu creata,la compagnia nazionale Air France in seguito alla fusione di Air Union, Air Orient, CIDNA, Farman Lines e Aéropostale, accettò la posizione di addetto alla direzione in qualità di consulente speciale.[4]

Effettuò numerosi viaggi in Germania e negli Stati Uniti d'America, dove studiò aviazione commerciale.[1] Al suo ritorno in Francia, ideò un piano per creare una rete nazionale di trasporto postale.[1] Il direttore generale dell'Air France rifiutò, ma il Ministro delle Poste e delle Telecomunicazioni, Georges Mandel, accolse favorevolmente l'idea.[1] La compagnia assunse il nome di Air Bleu e ottenne il supporto di Caudron, Renault, Messageries Hachette, Chargeurs Réunis, la Société Française Radio-Électrique e diverse compagnie di navigazione.[4] I risultati furono scadenti e nel 1936, dopo un anno di attività in perdita, la Air Bleu fu costretta a sospendere le proprie attività.[4]

Con il sostegno governativo l'anno successivo riorganizzò Air Bleu, nel 1938, avviò i voli notturni per il trasporto della posta.[1] Questa iniziativa fu sempre ostacolata da Air France,tanto che riuscì a estromettere Air Bleu dalla rotta Parigi-Marsiglia.[1] Lo scoppio della seconda guerra mondiale interruppe le operazioni di Air Bleu e il 2 settembre 1939 i suoi aerei furono messi a disposizione del Comando Generale e assegnati ai voli per il Nord Africa e la Gran Bretagna.[1] Poco dopo l'armistizio del 22 giugno 1940, Air Bleu e Air Afrique furono integrate in Air France, guidata dal generale Bertrand Pujo.[1] Già alla fine del 1941 aveva auspicato la riattivazione del servizio postale notturno nella zona zona non occupata, ma il suo progetto fu ostacolato dall'invasione tedesca di quest'area nel novembre 1942.[1] Dopo la Liberazione della Francia, rilanciò il servizio postale notturno e poi divenne capo del centro operativo dell'Air France a Orly, arrivando presto a gestire 4.455 persone, fino alla data del suo pensionamento nel 1953.[3] Si spense a Tolosa il 3 dicembre 1969, ed eccezionalmente la sua salma, secondo le sue volontà, fu tumulata ai piedi del monumento all'Aéropostale presente presso l'aeroporto di Tolosa-Montaudran, ex base del servizio postale della compagnia aerea.[1] A causa della costruzione di una zona a uso misto sull'aeroporto, chiusa alla fine del 2003, la tomba è andata distrutta nel febbraio 2007e il suo corpo fu trasferito nella cripta di famiglia nel cimitero di Saint-Pierre a Marsiglia (sezione 19 ovest -n.17).

Onorificenze

Pubblicazioni

  • Saint-Exupéry tel que je l'ai connu, Liège, Pierre Aelberts, 1954.
  • Dans le vent des hélices, Paris, éd. du Seuil, 1956.

Note

Bibliografia

  • (FR) Benoît Heimermann e Olivier Margot, L'Aéropostale : [la fabuleuse épopée de Mermoz, Saint-Exupéry, Guillaumet], Paris, Arthaud, 2003, ISBN 978-2-08-123850-3.
  • (EN) Bernard Marck, Dictionnaire universel de l'aviation, Paris, Tallandier, 2005.
  • (FR) Marcel Migeo, Didier Daurat, Paris, Flammarion, 1962.
  • (FR) Gaston Vedel, Le pilote oublié, Paris, Gallimard, 1976, ISBN 2-914-62292-9.

Altri progetti

Collegamenti esterni

  • (EN) Didier Daurat, su fandavion.free.fr. URL consultato il 17 luglio 2026.
  • (FR) Ses grandes figures, su memoire-aeropostale.com. URL consultato il 17 aprile 2026.
  • (EN) Didier Daurat, su antoinedesaintexupery.org. URL consultato il 17 aprile 2026.
  • (EN) Didier Daurat, su aerosteles.net. URL consultato il 17 aprile 2026.
  • (EN) Didier Daurat, su amis-envol-pionniers.fr. URL consultato il 17 aprile 2026.

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