Socing

Socing (Ingsoc in lingua originale) è la traduzione in Neolingua di "socialismo inglese" (English Socialism), l'ideologia dominante dello stato immaginario di

Socing

Socing (Ingsoc in lingua originale) è la traduzione in Neolingua di "socialismo inglese" (English Socialism), l'ideologia dominante dello stato immaginario di Oceania, uno dei tre paesi in cui è diviso il mondo nel romanzo di George Orwell 1984 (1949). Coloro che aderiscono alla dottrina del Socing devono credere senza riserve a tre slogan: la guerra è pace, la libertà è schiavitù, l'ignoranza è forza (in inglese war is peace, freedom is slavery, ignorance is strength).

I tre slogan

Gli slogan sono incisi sulla facciata del Ministero della Verità[1], vengono alternati all'effigie del Grande Fratello durante le proiezioni dei cinegiornali[2] e compaiono sul verso delle monete da venticinque centesimi di dollaro, valuta corrente in Oceania nel 1984[3]. Secondo Anthony Burgess si tratta di slogan «da Germania nazista»[4].

I capitoli del volume clandestino attribuito a Emmanuel Goldstein, Teoria e prassi del collettivismo oligarchico, sono intitolati secondo i tre slogan e ne spiegano il funzionamento tanto secondo la realtà quanto secondo l'ideologia del Partito: il capitolo I è intitolato L'ignoranza è forza[5] e il capitolo III La guerra è pace[6], mentre un capitolo dedicato a La libertà è schiavitù non viene mai citato espressamente nel romanzo e, se esiste, Winston Smith non fa in tempo a leggerlo prima dell'arresto.

La guerra è pace

Secondo Goldstein la guerra permanente che vede coinvolti i tre superstati Oceania, Eurasia ed Estasia è un meccanismo di distruzione continua ed eterna del surplus di produzione che la società industriale esprime. Non potendo tornare a una società preindustriale, e per evitare che l'eccedenza produttiva vada a migliorare le condizioni di vita degli individui rendendoli così meno docili e controllabili[7], i tre superstati si combattono in un conflitto che prosegue invariato dalla metà del XX secolo senza che nessuno dei tre sia in grado di prevalere sugli altri due. L'impossibilità sia di tornare a un passato preindustriale, sia di tenere bassa la produzione mantenendo disoccupata gran parte della popolazione – come sarebbe stato fatto negli anni fra il 1920 e il 1940, secondo Goldstein – pena la vulnerabilità militare, fa sì che l'unico meccanismo possibile per impedire la redistribuzione della ricchezza sia la guerra permanente.

Allo scopo di perpetuare il conflitto vengono compiuti periodici rovesciamenti di alleanza, che l'uso sistematico del bispensiero provvede immediatamente a cancellare dalla memoria collettiva, come se ciascuno Stato fosse sempre stato in guerra contro l'attuale nemico e alleato con l'attuale cobelligerante[8]. L'odio per il nemico che l'ideologia infonde impedisce inoltre ai cittadini qualsiasi contatto con quelli degli altri due superstati, e quindi qualunque confronto fra i tipi di società in cui vivono, pressoché identici fra loro.

In questo senso la guerra non necessita nemmeno di essere combattuta materialmente per produrre i suoi effetti sulla ricchezza: gli armamenti prodotti possono essere consumati semplicemente smaltendoli per obsolescenza, senza aver sparato un solo colpo, come nel caso delle Fortezze Galleggianti[9] o delle bombe atomiche[10], che tutti i contendenti possiedono ma che nessuno usa più dagli anni cinquanta[11]. Inoltre la guerra permanente rende il clima psicologico pari a quello di «una città assediata»[12] e fa sembrare del tutto naturale che il potere sia nelle mani di una ristretta oligarchia[12].

La distruzione delle eccedenze potrebbe essere ottenuta altrettanto bene con lo spreco di risorse verso obiettivi inutili, come costruire templi o piramidi, o scavare buche per poi riempirle, ma questi meccanismi non assolverebbero le necessità di psicologia di massa del Partito: ai suoi scopi non basta che ciascun suddito di Oceania sia sottomesso al regime, occorre anche che sia un fanatico ignorante dominato da sentimenti di odio, furore, paura e orgiastico senso del trionfo, uno stato psicologico realizzabile solo in tempo di guerra totale[12].

La guerra, a questo punto, non deve nemmeno essere reale: le battaglie combattute nei territori disputati fra i tre superstati non sono che una finzione dal punto di vista strategico e non coinvolgono che eserciti piccoli rispetto alle immense masse umane mobilitate durante i conflitti mondiali che hanno preceduto l'avvento dei superstati[13]. Nessuno dei tre contendenti è in grado – ma soprattutto vuole – distruggere i propri rivali; nonostante ciò il bispensiero consente a ciascun membro del Partito Interno di credere sinceramente e fanaticamente che la guerra sia destinata a una prossima fine vittoriosa, mentre per gli scopi strategici della guerra permanente egli deve sapere che la realtà del conflitto è del tutto differente. Anche obiettivi limitati ma alla portata, come l'occupazione dell'Inghilterra da parte di Eurasia o dell'Europa occidentale da parte di Oceania, non vengono perseguiti per i problemi ideologici che comporterebbero, come l'assimilazione o il genocidio delle popolazioni conquistate[14]. Il conflitto si mantiene perciò costantemente nell'area equatoriale e mediorientale e nelle regioni artiche, e i fronti si spostano di poco senza mai passare realmente le frontiere dei superstati: solo le bombe-razzo passano da uno Stato all'altro, colpendo indiscriminatamente le popolazioni e ricordando anche lontano dal fronte che la guerra è reale e materiale. È del resto plausibile che le bombe volanti siano scaricate sulla popolazione civile dagli Stati stessi, per rendere credibile l'idea di un nemico in grado di colpire le città oltre che i confini[15].

«La guerra è pace» significa dunque che lo stato permanente di conflitto fra i tre superstati è la condizione necessaria affinché il regime imperante in ciascuno di essi si perpetui: nessuno dei tre avrebbe di che guadagnare da una vittoria, mentre l'impossibilità di essere sconfitti permette l'applicazione del bispensiero e la negazione della realtà, funzionali al mantenimento del potere anche contro ogni evidenza materiale[16]. Come ogni principio del Socing lo slogan ha un significato ambiguo, padroneggiabile solo da chi è perfettamente addentro al funzionamento del bispensiero: lo stesso significato della parola "guerra" è ambiguo, poiché se per la propaganda ufficiale essa resta un conflitto totale per il conseguimento di un obiettivo strategico, nella realtà è una perfetta impostura. Dal punto di vista materiale, se i tre superstati si accordassero per una pace perpetua rinchiudendosi ermeticamente nei propri confini il risultato sarebbe il medesimo: una pace perpetua sarebbe del tutto identica a una guerra perpetua[17].

La libertà è schiavitù

Secondo i dettami del Socing l'uomo libero è sempre condannato alla sconfitta e alla morte: solo quando si sottomette all'entità collettiva ed eterna del Partito può divenire onnipotente e immortale. Come ogni concetto espresso dal Partito, anche questo è soggetto all'inversione propria del bispensiero, e può divenire il proprio contrario sia in senso logico sia grammaticale: «la schiavitù è libertà»[18].

È il pilastro del Socing che O'Brien illustra a Winston Smith durante una seduta di tortura, per spiegargli i fini del governo del Partito[18]; lo slogan è anche la prima cosa che Winston scrive sul blocco di fogli concessogli durante la riabilitazione psicofisica seguita agli interrogatori preliminari nel Ministero dell'Amore[19]. Nel romanzo è espresso in "archelingua", cioè in inglese: nelle previsioni del Partito, entro il 2050 l'avvento della neolingua perfezionata consentirà l'abolizione dello slogan stesso, poiché mancheranno le parole per esprimere il concetto di "libertà" nella sua accezione politico-filosofica[20].

Secondo Anthony Burgess lo slogan significa, con un «paradosso involontariamente spiritoso» dell'ideologia del Socing, che «dover scegliere un nostro personale modo di vita è un fardello intollerabile. Il tormento della libera scelta è il rumore delle catene della schiavitù»[15].

L'ignoranza è forza

Lo slogan esprime il principio per cui maggiore è la conoscenza di un individuo, tanto più esso è preda di dubbi e contraddizioni del pensiero: quanto meno sa, tanto più sarà in grado di agire secondo i dettami del Partito[21].

Nell'esposizione di Goldstein la forza del Partito che domina Oceania si fonda sull'ignoranza in cui riesce a tenere le masse[22]: i prolet in un'abiezione semianimalesca[23], i membri del Partito in un'ignoranza autoinflitta attraverso il bispensiero e i meccanismi detti stopreato[24] e nerobianco[25], con i quali rinunciano volontariamente a ogni forma di pensiero critico e si privano di ogni conoscenza che non sia quella dichiaratamente ordinata dal Partito in quel dato momento[25].

Il controllo del passato, attraverso la censura assoluta esercitata nel presente immaginario del romanzo, è essenziale per completare lo stato di ignoranza in cui versano gli abitanti dell'Oceania: l'alterazione della memoria del passato impedisce qualunque confronto con i tempi andati e consente soprattutto di far aderire il passato al dogma dell'infallibilità del Partito. Poiché il Partito non è nella realtà infallibile, si modifica la memoria del passato affinché esso coincida con l'ideologia del Socing; la falsificazione del passato è tanto essenziale alla sopravvivenza del regime quanto le attività di repressione della psicopolizia[25].

Nella ricostruzione storica di Goldstein sono sempre esistiti tre tipi di persone: gli Alti, i Medi e i Bassi. Tutte le rivoluzioni che hanno cambiato le società sono state guidate da una classe scontenta, i Medi, che dopo aver preso coscienza di sé ha guidato la rivolta facendosi paladina dell'uguaglianza agli occhi dei Bassi, per poi prendere e mantenere il potere con la forza sconfessando quegli ideali – un esempio è la borghesia durante la Rivoluzione francese. In questo ciclo continuo, per i Bassi ogni mutamento storico non ha fatto che cambiare il nome dei propri padroni; prima o poi gli Alti perdono infatti il loro potere, sconfitti dall'esterno oppure incapaci di governare in modo abbastanza efficiente da prevenire la rivolta. Lo scopo del Partito è preservare in eterno la propria posizione preminente, e per riuscirvi è necessario privare le classi subordinate di un'istruzione formale e imbottirne le menti, così da impedire loro di prendere coscienza della propria forza[5].

Come ogni principio del Socing anche questo ha un significato ambiguo, padroneggiabile solo da chi è perfettamente inserito nel funzionamento del bispensiero: il potere del Socing si fonda a un tempo sulla negazione della propria fallibilità – e quindi sull'assoluta ignoranza di essa – e sulla capacità di imparare dai propri errori[26]. La capacità di combinare gli opposti e di farli esistere nello stesso momento in cui li si nega è fondamentale per il Socing e si manifesta in ogni espressione del regime, a cominciare dai nomi ossimorici dei ministeri – il Ministero della Pace che si occupa della guerra, il Ministero della Verità che si occupa della menzogna sistematica – non solo per ironia o sadico compiacimento, ma soprattutto per dimostrare che è possibile affermare i contrari con un deliberato e continuo esercizio di bispensiero[27]. Ne deriva una sorta di «controllata pazzia»[28] che consente al Partito Interno di mantenere il potere in eterno, spezzando per sempre la dialettica fra Alti, Medi e Bassi che ha rappresentato, secondo Goldstein, la realtà della storia umana fino all'avvento del Socing[5].

Note

  1. ^ Orwell 1973, p. 27.
  2. ^ Orwell 1973, p. 39.
  3. ^ Orwell 1973, p. 50.
  4. ^ Burgess 1979, p. 47.
  5. ^ a b c Orwell 1973, p. 227.
  6. ^ Orwell 1973, p. 213.
  7. ^ Orwell 1973, p. 217.
  8. ^ Orwell 1973, p. 216.
  9. ^ Orwell 1973, p. 218.
  10. ^ Orwell 1973, p. 221.
  11. ^ A quanto emerge dal racconto di Goldstein, la rinuncia all'uso delle armi nucleari deriva da un tacito accordo fra le cricche governanti dei tre superstati, consce che un'ulteriore guerra atomica avrebbe determinato la fine di ogni società gerarchicamente organizzata. Cfr. Orwell 1973, p. 222.
  12. ^ a b c Orwell 1973, p. 219.
  13. ^ Orwell 1973, p. 222.
  14. ^ Orwell 1973, p. 223.
  15. ^ a b Burgess 1979, p. 57.
  16. ^ Orwell 1973, p. 224.
  17. ^ Orwell 1973, p. 226.
  18. ^ a b Orwell 1973, pp. 292 e seguenti.
  19. ^ Orwell 1973, p. 302.
  20. ^ Orwell 1973, p. 76.
  21. ^ Orwell 1973, p. 57.
  22. ^ Orwell 1973, pp. 218, 233, assieme alla povertà.
  23. ^ Orwell 1973, p. 235.
  24. ^ Orwell 1973, p. 237. Lo stopreato è la capacità di disciplinare il proprio pensiero a tal punto da arrestarlo prima che esso possa concepire uno psicoreato. Naturalmente ciò è possibile solo riconoscendo lo psicoreato prima che venga commesso, ed è quindi una di quelle contraddizioni logiche che è possibile sanare solo attraverso un esercizio rigoroso di bispensiero.
  25. ^ a b c Orwell 1973, p. 238. Nerobianco è uno di quei termini ambigui della neolingua che alternativamente assumono un significato positivo, quando attribuiti a un buonpensante, e denigratorio, se riferiti a uno psicocriminale: nel primo caso è l'attitudine a dire che il nero è bianco e viceversa secondo i dettami del Partito, nel secondo un'accusa di menzogna spudorata e plateale.
  26. ^ Orwell 1973, p. 240.
  27. ^ Orwell 1973, p. 241.
  28. ^ Orwell 1973, p. 242.

Bibliografia

  • George Orwell, 1984, collana Oscar, traduzione di Gabriele Baldini, Milano, Mondadori, 1973.
  • Anthony Burgess, 1984 & 1985, Milano, Editoriale Nuova, 1979.

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