NGC 3079

nella banda B: 11,5 [3]

NGC 3079
NGC 3079
Galassia a spirale barrata
NGC 3079 nelle immagini SDSS.
Scoperta
ScopritoreWilliam Herschel
Data1 aprile 1790 [1]
Dati osservativi
(epoca J2000)
CostellazioneOrsa Maggiore
Ascensione retta10h 01m 57.8s [2]
Declinazione55° 40′ 47″ [2][1]
Distanza53,58 milioni di a.l.
(16,429[2] Mpc) [2]
Magnitudine apparente (V)10,9 [1][3]

nella banda B: 11,5 [3]

Redshift0,003689 ± 0.000002 [2]
Luminosità superficiale13,46 [3]
Angolo di posizione165° [3]
Velocità radiale1106 ± 1 [3] km/s
Caratteristiche fisiche
TipoGalassia a spirale barrata
ClasseSB(s)c [2], SBc [3], SB(s)c? [1]
Dimensioni135 600 a.l.
(41 580 [2] pc)
Altre designazioni
PGC 29050
UGC 5387
MCG 9-17-10
CGCG 266-8
IRAS 09585+5555 [1][3]
Mappa di localizzazione
NGC 3079
Categoria di galassie a spirale barrata

NGC 3079 è una galassia a spirale barrata vista di taglio e situata nella costellazione dell'Orsa Maggiore, a una distanza di circa 54 milioni di anni luce dalla nostra Via Lattea.[1]

Scoperta

La galassia è stata scoperta il 1 aprile 1790 dall'astronomo britannico di origine tedesca William Herschel.[1]

Descrizione

NGC 3079 ha una classe di luminosità IV e presenta una larga riga a 21 cm dell'idrogeno neutro.[2]

Il database SIMBAD la classifica come galassia LINER, cioè una galassia il cui nucleo presenta uno spettro di emissione caratterizzato da larghe righe di atomi debolmente ionizzati.[4]

Inoltre è una galassia attiva del tipo Seyfert 2.[2][4]

Luminosità nell'infrarosso

La luminosità di NGC 3079 nell'infrarosso lontano (da 40 a 400 µm) è uguale a 4,47 × 1010 (1010,66 ), mentre la sua luminosità totale nell'infrarosso (da 8 a 1000 µm) è di 5,37 × 1010 (1010,73 ).[5]

La regione centrale di NGC 3079

Il bulbo centrale di NGC 3079 ha una dimensione di oltre 3000 anni luce. Le bolle di gas che fuoriescono dalla regione centrale si innalzano per oltre 3500 anni luce. Immagini riprese dal Telescopio spaziale Hubble.
NGC 3079 ripresa in falsi colori dal Telescopio spaziale Hubble. La dimensione del semiasse maggiore della galassia visibile in questa immagine è di circa 70'000 anni luce.

Le immagini ravvicinate della regione centrale di NGC 3079 riprese dal Telescopio spaziale Hubble rivelano una intensa attività in questa zona. Le bolle di gas surriscaldato che fuoriescono dal bulbo si innalzano per oltre 3500 anni luce. Si ritiene che le bolle siano spinte dai venti stellari conseguenti a un'intensa attività di formazione stellare. Dopo essersi raffreddati, i gas collassano verso il disco dove entrano nuovamente in collisione con le nubi molecolari e le comprimono, innescando così un nuovo ciclo di formazione stellare.[6]

Buco nero supermassiccio

L'ipotesi maggiormente condivisa sull'origine di queste super bolle[7] è che esse si formino in conseguenza dell'interazione tra il gas e il buco nero supermassiccio posto al centro della galassia.[8]

NGC 3079 è una galassia di Seyfert e l'attività del suo nucleo è conseguente all'interazione con il buco nero supermassiccio posto al centro. Uno studio del 2007 su circa 90 galassie del tipo Seyfert 2, realizzato utilizzando la dispersione delle velocità, ha permesso di stimare che la massa del buco nero sia di 43 × 106 (107,63 ).[9]

Supernove

All'interno di NGC 3079 sono state scoperte due supernove: SN 2001ci e SN 2013ee.[10]

SN 2001ci

La supernova è stata scoperta il 17 aprile 2001 da B. Swift, W. D. Li e A. V. Filippenko dell'Università della California - Berkeley nel corso del programma LOTOSS dell'Osservatorio Lick.[11] La supernova è stata classificata di tipo Ic.[12]

SN 2013ee

La supernova è stata scoperta il 13 luglio 2013 dall'astronomo amatoriale italiano Giancarlo Cortini.[13] La supernova è stata classificata di tipo II.[14]

Gruppo di NGC 3079

NGC 3079 fa parte di un gruppo di galassie che porta il suo nome. Il Gruppo di NGC 3079 comprende almeno 6 galassie, cioè NGC 3073, UGC 5421, UGC 5459, UGC 5460, UGC 5479 e NGC 3079.[15] NGC 3079 è la galassia più vasta e più luminosa del gruppo.

Note

  1. ^ a b c d e f g (EN) Courtney Seligman, Celestial Atlas Table of Contents, NGC 3079, su cseligman.com. URL consultato il 2 gennaio 2026.
  2. ^ a b c d e f g h i (EN) Results for object NGC 3079, su ned.ipac.caltech.edu, National Aeronautics and Space Administration / Infrared Processing and Analysis Center. URL consultato il 2 gennaio 2026.
  3. ^ a b c d e f g (FR) Les données de «Revised NGC and IC Catalog by Wolfgang Steinicke», NGC 3000 à 3099, su astrovalleyfield.com. URL consultato il 2 gennaio 2026.
  4. ^ a b (EN) Simbad, NGC 3079 -- Seyfert 2 Galaxy, su simbad.u-strasbg.fr. URL consultato il 2 gennaio 2026.
  5. ^ (EN) D. B. Sanders, J. M. Mazzarella, D. -C. Kim, J. A. Surace e B. T. Soifer, The IRAS Revised Bright Galaxy Sample (PDF), in The Astronomical Journal, vol. 126, n. 4, ottobre 2003, p. 1607-1664, Bibcode:2003AJ....126.1607S, DOI:10.1086/376841.
  6. ^ (EN) Baby Burp in Galaxy's Core (Core View), su spacetelescope.org. URL consultato il 2 gennaio 2026.
  7. ^ (EN) X-Ray Superbubbles in Galaxy NGC 3079, su apod.nasa.gov. URL consultato il 2 gennaio 2026.
  8. ^ (EN) Li Jiang-Tao et al., Detection of Nonthermal Hard X-Ray Emission from the “Fermi Bubble” in an External Galaxy (PDF), in The Astrophysical Journal, 873 #1, marzo 2019, p. 6, Bibcode:2019ApJ...873...27L, DOI:10.3847/1538-4357/ab010a.
  9. ^ W. Bian e Q. Gu, THE ACCRETION RATIOS IN SEYFERT 2 GALAXIES WITH AND WITHOUT HIDDEN BROAD-LINE REGIONS (PDF), in The Astrophysical Journal, vol. 657, n. 1, marzo 2007, pp. 159-166, Bibcode:2007ApJ...657..159B, DOI:10.1086/510708.
  10. ^ (EN) Central Bureau for Astronomical Telegrams, su cbat.eps.harvard.edu. URL consultato il 2 gennaio 2026.
  11. ^ (EN) IAUC 7618: Poss. SN IN NGC 3079; 2001ad; 2001ax, su cbat.eps.harvard.edu. URL consultato il 2 gennaio 2026.
  12. ^ (EN) Bright Supernovae - 2001, su rochesterastronomy.org. URL consultato il 2 gennaio 2026.
  13. ^ (EN) Giancarlo Cortini (Osservatorio di Monte Maggiore, su facebook.com. URL consultato il 2 gennaio 2026.
  14. ^ (EN) Bright Supernovae - 2013, su rochesterastronomy.org. URL consultato il 2 gennaio 2026.
  15. ^ (EN) A.M. Garcia, General study of group membership. II - Determination of nearby groups, in Astronomy and Astrophysics Supplement Series, 100 #1, luglio 1993, pp. 47-90, Bibcode:1993A&AS..100...47G.

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