Mario Savio

Mario Savio (New York, 8 dicembre 1942 – Sebastopol, 6 novembre 1996) è stato un attivista statunitense.

Mario Savio
Mario Savio nel 1966

Mario Savio (New York, 8 dicembre 1942Sebastopol, 6 novembre 1996) è stato un attivista statunitense.

Mario Savio fu uno dei personaggi chiave del Free Speech Movement dell'Università della California di Berkeley, famoso anche per i suoi discorsi accattivanti, in particolare il discorso "put your bodies upon the gears" ("mettete i vostri corpi sugli ingranaggi"[1] ) tenuto nel piazzale antistante la Sproul Hall del Campus di Berkeley, il 2 dicembre 1964. Savio rimane storicamente una delle icone più influenti della controcultura degli anni '60 e soprattutto una delle icone più lodate per la rivolta studentesca del movimento del Sessantotto.[2]

Biografia

Infanzia

Nato da padre italiano emigrato da Santa Caterina Villarmosa (provincia di Caltanissetta) negli Stati Uniti, modesto architetto di attrezzature per ristoranti italiani, e madre anch'essa italiana (di origine veneta), commessa in un negozio, Savio si diplomò al Martin Van Buren High School nel Queens-New York nel 1960 e frequentò il Manhattan College nel Bronx-New York grazie a una borsa di studio ottenuta al Queens College. Quando si laureò nel 1963, trascorse l'estate lavorando con un'organizzazione cattolica in Messico, contribuendo a migliorare i problemi sanitari. Sempre nel 1963 si trasferì con la famiglia a Los Angeles dove si iscrisse alla University of California stabilendosi nel Campus di Berkeley.

Attivismo e carriera politica

Nel 1964, entra a far parte del "Freedom Summer project" organizzata dal Student Nonviolent Coordinating Committee (SNCC), organizzazione umanitaria del Mississippi con lo scopo di aiutare gli afroamericani ad ottenere il diritto di voto. Nel luglio 1964 Mario Savio, con un altro attivista e un conoscente nero stava camminando lungo una strada di Jackson, quando i due furono assaliti. Nel caso fu coinvolta anche l'FBI, tuttavia, rimase fermo fino a quando la polizia locale permise all'FBI di indagare e mettersi alla ricerca dei due aggressori; uno dei due fu trovato e multato di $50.

Protesta nel campus di Berkeley

Quando Mario Savio ritornò a Berkeley, con l'intenzione di raccogliere fondi per la SNCC, scoprì che l'Università aveva vietato ogni forma di attività politica. Savio partecipò a una rivolta studentesca di massa nel campus di Berkeley per protestare contro la guerra del Vietnam e le autorità accademiche ed iniziò a partecipare attivamente alla protesta nel campus di Berkeley solo il 1º ottobre 1964, quando l'ex studente laureato Jack Weinberg stava presidiando un tavolo per il "Congress of Racial Equality" (CORE) e che che fu arrestato quando si rifiutò di fornire un documento d'identità. La polizia dell'università lo aveva appena fatto sedere in un'auto, quando qualcuno della folla circostante gridò: "Possiamo tutti vedere meglio se ci sediamo". Presto quelli davanti e dietro l'auto della polizia iniziarono a sedersi, impedendo all'auto di partire.

Savio, insieme ad altri studenti e docenti, durante il sit-in che durò ben 32 ore, si tolse le scarpe e salì sul tetto dell'auto, tenendo un discorso che appassionò gli studenti. Dopo aver parlato con il presidente del consiglio di amministrazione dell'Università della California, Clark Kerr, risalì sull'auto della polizia per dare spiegazioni ai presenti in merito all'accordo raggiunto. Al termine disse: "Vi chiedo di alzarvi in silenzio e con dignità e tornare a casa". La folla fece esattamente quello che egli disse.[3] Dopo questo fatto Savio diventò il leader del Free Speech Movement (FSM). I negoziati non riuscirono a cambiare la situazione; quindi, l'azione diretta iniziò nella Sproul Hall il 2 dicembre 1964 in cui Mario Savio tenne il suo discorso più famoso, "Operation of the machine", di fronte a 4.000 persone. Lui e altri 800 studenti furono arrestati poco dopo. Nel 1965 abbandonò il FSM deluso dal crescente divario tra gli studenti e la direzione del movimento politico. Nel 1967, fu condannato a 120 giorni in un penitenziario federale; disse ai giornalisti che "l'avrebbe fatto di nuovo.".

Operation of the machine

Si riporta un brano del suo discorso più famoso:

(inglese)
«There's a time when the operation of the machine becomes so odious - makes you so sick at heart - that you can't take part. You can't even passively take part. And you've got to put your bodies upon the gears and upon the wheels, upon the levers, upon all the apparatus, and you've got to make it stop. And you've got to indicate to the people who run it, to the people who own it, that unless you're free, the machine will be prevented from working at all.»
(italiano)
«C'è un momento in cui il funzionamento della macchina diventa così odioso - ti fa così male al cuore - che non puoi prenderne parte. Non puoi nemmeno passivamente prenderne parte. E dovete mettere i vostri corpi sugli ingranaggi e sulle ruote, sulle leve, su tutto l'apparato, e dovete farlo fermare. E dovete indicare alle persone che lo gestiscono, alle persone che lo possiedono, che a meno che voi non siate liberi, alla macchina sarà impedito del tutto di funzionare.»

Dopo la protesta

Dopo aver scontato la condanna lavorò come commesso in un supermercato a Berkeley e successivamente fu assunto come docente alla Sonoma State College a Rohnert Park. In quegli anni partì per l'Inghilterra grazie a una borsa di studio ottenuta per frequentare la Oxford University, dove però non si laureò e tornò in California. Nel 1968 si candidò come senatore della contea di Alameda per il Peace and Freedom Party, ma perse in favore di Nicholas C. Petris, un liberal-democratico. Nell'aprile 1970 i coniugi Savio ebbero il loro secondo figlio, Nadav, ma poco dopo, nell'aprile 1972, chiesero il divorzio, adducendo differenze inconciliabili tra di loro. Successivamente, entrò in una fase di gravi problemi psicologici. Secondo la sua amica Jackie Golberg - un'ex leader dell'FSM, e non imparentata con sua moglie nonostante il cognome - Savio si presentò a casa sua dicendo di essere senza casa, e lo trovò "in un pessimo stato emotivo". Savio soffriva in quel periodo di depressione, e nel febbraio del 1973 l'FBI venne a sapere che Savio era stato ricoverato nel reparto psichiatrico dell'UCLA Medical Center di Los Angeles.[4]

Nel 1984 ricevette una laurea in fisica e conseguì un master nel 1989. Nel 1990 si trasferì nella Sonoma County, in California, dove divenne rettore della Sonoma State University e docente di filosofia. Nel 1999, i media hanno rivelato che Savio era stato pedinato dall'FBI dal momento in cui era salito sull'auto della polizia in cui era detenuto Jack Weinberg. Fu seguito per più di un decennio, perché era diventato il leader studentesco più importante degli Stati Uniti. Non c'erano prove che fosse una minaccia per lo Stato, o che avesse legami con il Partito Comunista, ma l'FBI decise che meritassero ugualmente la loro attenzione, perché pensava che potesse istigare gli studenti alla rivolta. Gli ingranaggi della sorveglianza non gli diedero tregua fino al 21 gennaio 1975, quando l'FBI chiuse definitivamente il suo fascicolo e revocò l'avviso di sorveglianza per lui.[4]

Morte

Dopo diversi problemi cardiaci venne ricoverato al Columbia-Palm Drive Hospital a Sebastopol, California, il 2 novembre 1996. Entrò in coma il 5 novembre e morì il giorno dopo.

Citazioni

(inglese)
«To me, freedom of speech is something that represents the very dignity of what a human being is [...] It is the thing that marks us as just below the angels.»
(italiano)
«Per me la libertà di parola è qualcosa che rappresenta la dignità stessa di ciò che è un essere umano [...] È la cosa che ci pone appena al di sotto degli angeli.»
(inglese)
«[...] and if President Kerr in fact is the manager, then I tell you something - the Faculty are a bunch of employees! And we're the raw material! But we're a bunch of raw materials that don't mean to have any process upon us, don't mean to be made into any product, don't mean to end up being bought by some clients of the University, be they the Government, be they industry, be they organized labor, be they anyone! We're human beings!»
(italiano)
«[...] e se il Presidente Kerr è di fatto il manager, allora vi dico una cosa: la Facoltà è un mucchio di impiegati! E noi siamo la materia prima! Ma siamo un mucchio di materie prime che non intendono avere alcun processo su di noi, non intendono essere trasformate in alcun prodotto, non intendono finire per essere comprate da qualche cliente dell'Università, siano essi il Governo, sia l'industria, sia il lavoro organizzato, siano essi chiunque! Siamo esseri umani!»

Nella cultura di massa

Nel 2010 il gruppo statunitense Linkin Park ha inserito un campionamento del discorso Operation of the Machine di Savio nel brano Wretches and Kings, presente nell'album A Thousand Suns. Non è un caso isolato nel contesto musicale internazionale[5].

Note

  1. ^ (EN) Sit-in Address on the Steps of Sproul Hall, su americanrhetoric.com. URL consultato il 28 aprile 2023.
  2. ^ Si possono citare studi storici: a partire da (EN) Todd Gitlin, The Sixties: Years of Hope, Days of Rage (New York, Bantam, 1987), in particolare il capitolo sul Free Speech Movement e sulle icone della controcultura; Charles A. Reich, The Greening of America (Random House, 1970; ediz. 1995 ISBN 978-0553067675), che analizza Savio come una figura carismatica degli Anni '60; in italiano si può leggere Tre profeti della contestazione: Marcuse, Sartre e Pasolini, cap. 1, a pagina 28, in Enrico Petris, Margini del 1968. Profeti e servizi segreti, con un saggio di Pier Luigi D'Eredità, Trieste, Asterios Abiblio Editore, 2018. ISBN 978-88-9313-088-2 (Vedi estratto capitolo 1). O ancora: (EN) Mario Savio, An End to History, in Alexander Bloom , Takin' It to the Streets: A Sixties Reader, ed. Alexander Bloom and Wini Breines, New York, Oxford University Press, 1995 (terza ediz. 2011 con Savio in copertina tra la folla).
  3. ^ (EN) Mario Savio on top of police car in front of Sproul Hall [M. Savio sul tetto dell'auto della polizia di fronte a Sproul Hall], su calisphere.org. URL consultato il 12 febbraio 2023.
  4. ^ a b (EN) Seth Rosenfeld, Mario Savio's FBI Odyssey. How the man who challenged 'the machine' got caught in the gears and wheels of J. Edgar Hoover's bureau [L'odissea di Mario Savio per opera dell'FBI. Come l'uomo che sfidò 'la macchina' fu stritolato dai meccanismi dell'ufficio di J. Edgar Hoover], in SFGATE, 10 ottobre 2004. URL consultato il 15 febbraio 2023.
  5. ^ Mario Savio, su whosampled.com. URL consultato il 22 luglio 2025.

Bibliografia

  • (EN) Vincent A. Lapomarda, "Mario Savio", in The Italian American Experience: An Encyclopedia, Ed. S.J. LaGumina, et al. (New York: Garland, 2000), pp. 574–575.

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