Liquid Funding Ltd. è stata una società finanziaria costituita nelle Bermuda nel 2000 e sciolta nel 2015. Operava come asset-backed commercial paper conduit s…
| Liquid Funding Ltd. | |
|---|---|
| Stato | |
| Forma societaria | Società a responsabilità limitata |
| Fondazione | 19 ottobre 2000 |
| Chiusura | 25 novembre 2015 Liquidazione volontaria dei soci |
| Sede principale | Hamilton |
| Persone chiave |
|
| Settore | Servizi finanziari |
| Prodotti | Asset-backed commercial paper Pronti contro termine |
Liquid Funding Ltd. è stata una società finanziaria costituita nelle Bermuda nel 2000 e sciolta nel 2015. Operava come asset-backed commercial paper conduit sponsorizzato dalla banca d'investimento statunitense Bear Stearns, raccogliendo finanziamenti attraverso l'emissione di commercial paper e operazioni di pronti contro termine (repo).[1][2]
Bear Stearns deteneva inizialmente circa il 40% della struttura societaria; tra il 2001 e il 2007 la società fu presieduta, in qualità di chairman non esecutivo, dal finanziere statunitense Jeffrey Epstein.[1][3] La vicenda della società tornò all'attenzione mediatica nel 2019, quando l'ICIJ pubblicò un'inchiesta basata su documenti dei Paradise Papers, e nuovamente nel 2026, quando il Financial Times riesaminò il ruolo di Epstein nella società e i suoi rapporti con gli investimenti in titoli legati al mercato dei mutui subprime.[1][3]
Liquid Funding fu costituita nelle Bermuda il 19 ottobre 2000; l'Offshore Leaks Database indica Appleby come agente societario e Liquid Funding Holdings LLC come azionista.[4] La sede societaria era presso Canon's Court, 22 Victoria Street, Hamilton.[5]
Secondo una ricostruzione del Financial Times del 2026, il veicolo fu costituito per permettere a Bear Stearns di partecipare in modo efficiente, sotto il profilo dei requisiti patrimoniali, al mercato del finanziamento garantito.[3] Nei documenti SEC la società è descritta come un commercial paper conduit sponsorizzato da Bear, Stearns & Co. Inc., con Bear Stearns Bank plc di Dublino come investment manager.[2][5]
Liquid Funding raccoglieva finanziamenti attraverso l'emissione di asset-backed commercial paper e tramite il mercato dei pronti contro termine, offrendo come garanzia titoli ipotecari e altri strumenti strutturati.[3][1] Secondo quanto riportato da Miami Herald e McClatchy nell'ambito dell'inchiesta sui Paradise Papers, la società deteneva mutui commerciali e residenziali di qualità elevata, riconfezionati in titoli complessi che le principali agenzie di rating (Standard & Poor's, Fitch e Moody's) contribuirono a certificare con rating AAA.[1]
Documenti depositati presso la SEC confermano l'operatività della società come controparte di diversi operatori finanziari statunitensi: nel 2005, ad esempio, una società immobiliare disponeva di una linea di credito fino a 100 milioni di dollari garantita da titoli CMBS tramite un accordo repo con Liquid Funding.[6] Un rapporto BlackRock relativo al 2006 registra titoli Liquid Funding con rating di breve termine P-1, a conferma della sua presenza tra le controparti di alcuni fondi del mercato monetario statunitensi.[7]
Secondo dati Fitch Ratings ripresi dal Financial Times, nel maggio 2007 Liquid Funding presentava circa 6,7 miliardi di dollari di passività.[3] Con l'aggravarsi della crisi di liquidità sui mercati del credito strutturato, l'esposizione scese a circa 3,7 miliardi di dollari nel settembre dello stesso anno.[3]
La contrazione dell'attività di Liquid Funding coincise con le tensioni che, dal 2007, colpirono i mercati della commercial paper garantita da attività e dei titoli strutturati; la società continuò tuttavia a comparire in portafogli di fondi del mercato monetario anche nella seconda metà dell'anno.[8]
La società non cessò giuridicamente di esistere con il collasso di Bear Stearns nel 2008: la governance proseguì con Christopher Papouras presidente fino al marzo 2010 e Liam MacNamara dal settembre 2011.[4] Liquid Funding entrò infine in liquidazione volontaria dei soci e fu formalmente sciolta il 25 novembre 2015.[9]
Secondo l'Offshore Leaks Database dell'ICIJ, azionista della società era Liquid Funding Holdings LLC.[4] Il Financial Times riporta che Bear Stearns deteneva inizialmente circa il 40% della struttura.[3] L'ICIJ ha inoltre riferito di un investimento nella struttura riconducibile alla Financial Trust Company di Jeffrey Epstein.[1]
Deborah J. Poole fu presidente dal 24 ottobre 2000 al 9 novembre 2001; le succedette Jeffrey Epstein, in carica come chairman fino al 19 marzo 2007. Christopher Papouras ricoprì la presidenza fino al 31 marzo 2010, seguito da Liam MacNamara dal 27 settembre 2011.[4] Tra gli altri amministratori figurano Marcus Klug, Paul Anthony Novelly, James R. Burritt, Ernst Krehan, Fiona Adenike Gores e Jeffrey M. Lipman; un accordo del 2006 indica inoltre Niamh Walsh come joint chief executive officer.[4][5] La revisione contabile fu affidata a Mary Fulton (2000–2002), Deloitte & Touche (2002–2011) e successivamente PricewaterhouseCoopers.[4]
Jeffrey Epstein fu nominato chairman di Liquid Funding il 9 novembre 2001 e rimase in carica fino al 19 marzo 2007.[4] Secondo Marcus Klug, amministratore della società tra il 2001 e il 2005 e rappresentante di un investitore istituzionale austriaco, il consiglio non si riuniva mai fisicamente né per via telefonica, a conferma di una funzione prevalentemente formale degli organi sociali.[10]
L'inchiesta ICIJ/Miami Herald del 2019, basata su circa 500 pagine di documentazione proveniente dagli archivi Appleby, evidenziò la presenza in Liquid Funding di strumenti quali mortgage-backed securities e collateralized loan obligations, prodotti finanziari successivamente associati agli eccessi che precedettero la crisi del 2007-2008.[1]
Nel 2026 il Financial Times, sulla base di ulteriore documentazione finanziaria e giudiziaria, ha ricostruito il ruolo di Epstein in Liquid Funding come non esecutivo e distinto tale incarico dai suoi investimenti personali nei fondi Bear Stearns High-Grade ed Enhanced Leverage esposti al mercato dei mutui subprime, contestando le ricostruzioni che gli avevano attribuito un ruolo determinante nel collasso di tali fondi.[3]
Liquid Funding compare nei documenti dei Paradise Papers provenienti dallo studio legale offshore Appleby, resi pubblici nel 2017 e analizzati nel 2019 da ICIJ, Miami Herald e McClatchy.[1][4] L'Offshore Leaks Database dell'ICIJ registra la società come entità bermudiana con collegamenti in Irlanda, e ne ricostruisce governance, revisori e principali rapporti societari.[4]
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