Elfie è un racconto filosofico scritto dallo studioso statunitense Matthew Lipman. E' molto utilizzato per introdurre il curriculo della Philosophy for Childre
| Elfie | |
|---|---|
| Titolo originale | Elfie |
| Autore | Matthew Lipman |
| 1ª ed. originale | 1987 |
| Genere | racconto |
| Sottogenere | filosofico, per ragazzi |
| Lingua originale | inglese |
Elfie è un racconto filosofico scritto dallo studioso statunitense Matthew Lipman. E' molto utilizzato per introdurre il curriculo della Philosophy for Children [1]alla scuola primaria, in particolare si presta molto bene per lavorare con bambini di 6/7 anni.
La collana propone un ciclo di lettura di sette racconti, dalla scuola dell'infanzia alla scuola secondaria di secondo grado, di cui il testo citato è il secondo in ordine di lettura, preceduto da L'ospedale delle bambole e seguito da Kio & Gus.
La prima pubblicazione del libro è avvenuta nel 1987 negli Stati Uniti. L'opera è stata tradotta in diverse lingue tra cui lo spagnolo e l'italiano; la prima edizione in italiano risale al 1999.
Il libro offre numerose opportunità di riflessione profonda su diverse tematiche approfondite all’interno del manuale che Lipman stesso mette a disposizione dei docenti che vogliono intraprendere un percorso di Philosophy for Children; all’interno di quest’ultimo sono inoltre presenti diversi percorsi e attività didattiche che l’insegnante può attuare e proporre nella propria classe.
Il libro è un racconto filosofico che narra la storia di una bambina, Elfie, il cui nome rimanda al mondo fiabesco dei boschi e dei folletti. La protagonista di sei anni è timida e insicura, ma anche molto curiosa; infatti, si pone sempre numerose domande. Elfie si interroga costantemente su se stessa e il mondo, non smette mai di pensare e riflettere, anche se raramente fa emergere ciò che le passa per la testa (“Forse non parlo molto, ma penso tutto il tempo”).
Attraverso le sue continue riflessioni e inesauribili quesiti Elfie cresce aprendosi pian piano agli altri e riconoscendoli come possibili interlocutori.
Alla fine di questo processo riflessivo la protagonista arriva a sentirsi “partecipe di una comunità di ricerca”, rappresentata dalla sua classe. Al suo interno riesce a trovare spazio, nonostante il suo essere introversa e insicura, e a dare il proprio contributo, rivelandosi originale e creativa. In questo modo, sarà in grado di acquisire, non soltanto sicurezza e consapevolezza di sé, ma anche comprendere il valore del proprio pensiero.
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