Afrobeats (da non confondere con l'afrobeat) è un termine ombrello che indica tutta la popular music dell'Africa occidentale e la diaspora africana,[1]
| Amapiano | |
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| Origini stilistiche | afrobeat, dancehall, fuji, hiplife, highlife, kpanlogo, hip hop, jùjú, ndombolo, palm-wine, R&B, soca, house |
| Origini culturali | anni 2000, Ghana, Nigeria |
| Sottogeneri | |
| azonto, banku, pon pon | |
Afrobeats (da non confondere con l'afrobeat) è un termine ombrello che indica tutta la popular music dell'Africa occidentale e la diaspora africana,[1][2] sviluppatasi tra Nigeria, Ghana e Regno Unito tra gli anni 2000 e il decennio successivo.

Più che di un genere vero e proprio, l'afrobeats indica la fusione di sonorità emerse dalla Nigeria e il Ghana. All'afrobeats appartengono generi come l'hiplife, il jùjú, l'highlife, l'azonto e il naija.[3][4][5][6]
Le città in cui l'afrobeats ha attecchito maggiormente sono Lagos, Accra e Londra. Lo storico e critico Paul Gilroy riflette sul cambiamento della scena musicale londinese come risultato del cambiamento demografico:[7]
Nel suo primo libro The Black Atlantic, Gilroy rifiuta l'idea che la cultura e la musica africane possano essere legate a un'unica area geografica.[8] L'afrobeats semplifica questo sincretismo inteso come genere transnazionale che, a partire dal 2019, ha ricevuto attenzione internazionale.[9] Riferendosi alla popular music nigeriana, David Drake sottolinea che «prendendo come esempio sonorità statunitensi, giamaicane e trinidadiane, reimmagina le influenze diasporiche e —il più delle volte— le reinventa completamente».[10]
L'afrobeats risale agli anni 2000 e aveva tra i suoi primi esponenti OJB Jezreel e 2Baba, che pubblicarono l'album di successo Face 2 Face (2004) e la hit African Queen, tra i primi successi del genere. Nello stesso periodo, l'afrobeats conobbe per la prima volta notorietà globale grazie all'emittente MTV Base Africa.[11]
L'afrobeats conobbe un ulteriore successo in Africa, Europa e Nord America a partire dalla fine degli anni 2010. Infatti, stando a delle stime, tra il 2017 e il 2022, il genere avrebbe avuto un'impennata di ascolti su Spotify del 550%.[12][13] L'afrobeats è stato definito una delle "più grandi esportazioni culturali" o "musicali" dell'Africa.[14][15]
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